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Atene: assalto al Parlamento

16.50 – Quel clima di attesa che ha caratterizzato le tre giornate di sciopero generale che martedi, venerdì e sabato hanno paralizzato il paese nel tentativo di impedire la svendita del paese agli interessi di una Unione Europea sempre più tedesca, hanno lasciato oggi campo libero alla rabbia.

guarda il video degli scontri: http://www.rainews24.rai.it/it/video.php?id=26471

L’appuntamento dei sindacati e delle organizzazioni della sinistra era dalle 17 – le 16 italiane – in Piazza Syntagma, proprio in concomitanza con l’inizio del dibattito parlamentare che dovrebbe portare all’approvazione di quanto ordinato da banche e poteri forti europei: licenziamenti, privatizzazioni, tagli. Massacro sociale. 
Migliaia di persone – secondo la Polizia almeno 25 mila secondo le forze di sicurezza, quindi almeno il doppio – sono arrivate puntuali per protestare contro il pacchetto avvelenato concordato tra governo Papademos e troika. Associazioni, sindacati, partiti, collettivi e semplici cittadini disperati e arrabbiati. Una rabbia che ha preso subito forma in un assalto vero e proprio al parlamento a suon di molotov, sassi, petardi e urla. Gruppi di incappucciati sono entrati in azione poco dopo le 17, cominciando un fitto lancio contro i centinaia di agenti in tenuta antisommossa schierati a difesa di un’istituzione che è diventata il bersaglio preferito di una società che ha completamente perso la fiducia nei confronti delle istituzioni e di una classe politica che ha riportato irresponsabilmente il paese in condizioni paragonabili solo a quelle che Atene ha vissuto durante gli anni bui dell’occupazione italo-tedesca, della guerra civile e della dittatura fascista negli anni ’70. Mentre migliaia di persone sono rimaste in Piazza Syntagma e premono sulle transenne davanti alla sede del Parlamento, la spianata è invasa dai lacrimogeni che vengono lanciati in continuazione nel tentativo di disperdere centinaia di cosiddetti black blok che però non recedono. L’atmosfera è irreale. Sono 6000 ufficialmente gli appartenenti agli apparati di sicurezza che sono stati mobilitati ad Atene dal Ministero degli Interni. Si registrano già i primi feriti e i primi fermati in una giornata che si annuncia molto, molto lunga. 

17.10 – Man mano che gli scontri proseguono e si intensificano un parte dei manifestanti è costretta dai velenosissimi lacrimogeni ‘made in Israel’ a cercare rifugio un po’ più indietro, nel dedalo di strade attorno all’enorme palazzo neoclassico del Parlamento. Ma i manifestanti non se ne vogliono andare. Non vogliono lasciare campo libero alla Polizia, com’era avvenuto venerdì pomeriggio dopo le pesanti cariche dei corpi speciali. Molti piangono: per la rabbia, per la frustrazione di non poter fare nulla per impedire lo scempio che avviene nel palazzo, per timore che le conseguenze degli scontri siano pesanti.
Non c’è più neanche quell’illusione, imperante fino a qualche tempo fa in una parte consistente della popolazione, che il massacro sociale fosse si ingiustò ma indispensabile a salvare il paese dal default. Mese dopo mese è stato tagliato tutto ciò che era possibile tagliare, milioni di greci sono stati gettati nel baratro della disoccupazione, della precarietà, della fame. E i ricchi sono sempre più ricchi e tracotanti, i loro forzieri e i loro conti in questi anni si sono ingrossati, i locali di lusso dove i rampolli della borghesia vanno a sfoggiare la loro posizione sociale dominante non hanno conosciuto crisi. E la violenza spesso senza respiro e senza anima che oggi viene rappresentata da quelli che i media chiamano per facilità e ignoranza ‘black blok’ potrebbe diventare il terreno di conflitto di settori assai più ampi della popolazione. Una ventina di scioperi generali in tre anni, occupazioni, blocchi stradali, atti di disobbedienza civile non sono riusciti a fermare un processo di impoverimento – di diritti e di sovranità – che si è avvitato su sè stesso e che ha raggiunto livelli inimmaginabili fino a pochi mesi fa. La sensazione che ciò che è stato fatto finora, che le forme convenzionali di lotta non siano sufficienti, è sempre più estesa.  Anche gli scontri tra incappucciati e polizia non sono una novità, per molti versi rappresentano una forma di ritualità compatibile con il contesto di una società investita dalla cura avvelenata della Bce e non hanno smosso di un metro i socialisti prima e il governo Papademos ora. Ma la domanda ora è: cosa fare? cosa si può fare? In attesa di trovare la risposta Atene brucia. 


17.30
– Piazza Syntagma è un campo di battaglia: a un’ora e mezza dall’inizio della grande manifestazione convocata nel giorno dell’approvazione parlamentare del ‘memorandum’, la maggior parte dei manifestanti hanno dovuto abbandonare la spianata che in questi mesi è stato il luogo obbligato delle proteste, dei cortei, delle assemblee. Il gas CS ha reso l’aria irrespirabile, i manifestanti portano mascherine o vere e proprie maschere antigas per proteggersi e spruzzano Maalox sciolto in acqua su occhi e naso per cercare di sopportare il bruciore che il velenoso composto causa. E resistono ai lati della piazza, mentre le fiamme si alzano nel cielo in prossimità dei cordoni di polizia e illuminano la città. Le agenzie di stampa e i corrispondenti raccontano di una folla che non scappa. «Andar via? Non ci penso nemmeno» dice Giorgos, 43 anni, insegnante di matematica, «dobbiamo restare qui finché le misure non saranno bocciate». «Maladetti porci, servi» urla una signora coprendosi il viso per proteggersi dai lacrimogeni. Due manifestanti portano uno striscione: «Basta paura ed apatia, tutti in piazza». “Nelle stradine laterali accanto a Syntagma si materializza l’astio verso i poliziotti, un anziano ha sputato contro gli agenti, e poi ha urlato insulti” racconta un’Ansa.

17.50 – La piazza si è svuotata quasi del tutto, mentre la battaglia tra manifestanti -incappucciati e non – e poliziotti si sta spostando nei quartieri adiacenti al Parlamento. Le notizie di agenzia stanno riportando naturalmente solo notizie di feriti tra gli agenti, ma è ovvio che ve ne siano anche tra i giovani che si stanno scontrando ormai a distanza  ravvicinata con i bardatissimi celerini. Secondo molti testimoni manifestanti e poliziotti sono già arrivati più volte allo scontro fisico non solo intorno a Syntagma ma in alcuni punti anche a più di un chilometro di distanza. I fumo dei lacrimogeni è così fitto che un deputato di sinistra, Panagiotis Lafazanis, ha informato che sono entrati anche nell’aula dove i parlamentari sono riuniti ormai da due ore e dove poco fa è andato in scena un alterco tra alcuni deputati del Partito Comunista e della coalizione di sinistra Syriza ed esponenti del governo. I deputati dell’opposizione avevano chiesto al presidente dell’assemblea che si votasse sulla costituzionalità o meno dei contenuti del memorandum.

18.15 – Nella piazza sfrecciano le ambulanze a sirene spiegate mentre migliaia di manifestanti che erano indietreggiati nelle vie laterali ora sono tornati a Syntagma nonostante un fitto lancio di lacrimogeni da parte della Polizia. I siti dei principali media greci hanno pubblicato una notizia secondo la quale le migliaia di agenti schierati intorno al Parlamento hanno ricevuto l’ordine di sgomberare la piazza, dove nel frattempo – sempre secondo i dati ufficiali forniti dal ministero degli interni di Atene, i manifestanti sarebbero diventati 40 mila. Altre 15-20.000 persone stanno partecipando al corteo del sindacato comunista Pame che però, partito da piazza Omonia, si è fermato in via Stadiou, ad alcune centinaia di metri da Syntagma, a causa degli scontri.
Tutte le fermate della metropolitana intorno al Parlamento sono state nel frattempo chiuse per motivi di ordine pubblico, per impedire ad altri cittadini di unirsi alla protesta.

18.25 – Circa un’ora fa alcuni celerini hanno attaccato il cantautore Mikis Theodorakis e l’ex partigiano Manolis Glezos – entrambi ottantenni – mentre partecipavano alla manifestazione. Ad alcuni giornalisti Glezos ha detto, mentre veniva curato nel posto di pronto soccorso approntato dai manifestanti nei giardini di Piazza della Costituzione: “Non hanno idea di cosa vuol dire la rivolta del popolo greco”. In piazza è arrivata la notizia che alcune ore fa, nel centro di Londra, a Trafalgar Square, si è tenuta una manifestazione di sostegno e solidarietà con il popolo greco. Mentre gli scontri proseguono nelle vie adiacenti, migliaia di persone sono riuscite a tornare davanti al Parlamento, molti gli striscioni e gli slogan contro il governo, i politici, l’Unione Europea. I manifestanti scandiscono lo slogan “Pane, istruzione e libertà’, lo slogan che gridavano gli oppositori greci al regime dei colonnelli negli anni ’70.

18.45 – La piazza è di nuovo gremita, mentre ai margini continuano gli scontri tra manifestanti e polizia: ancora molotov, potenti bombe carta e pezzi di marmo staccati dalle scalinate e dalle panchine piovono sui battaglioni di celerini che ogni tanto tentano delle incursioni per tentare di disperdere i gruppi di giovani. Dagli ospedali di Atene arriva la notizia di 3 manifestanti che hanno dovuto far ricorso alle cure mediche per ferite riportate durante le cariche. Oltre ai bagliori degli incendi e delle molotov ad illuminare la notte di Atene anche centinaia di raggi laser che i manifestanti puntano contro i volti dei celerini schierati a difesa del Parlamento.

19.05 – Ripresosi dagli effetti dei gas, Mikis Theodorakis ha espresso il proprio punto di vista ai giornalisti, riferendosi ai parlamentari: “Stanno votando la morte della Grecia. Noi abbiamo vinto contro i Nazisti, abbiamo vinto contro la dittatura fascista e vinceremo anche questa volta”. Mentre le principali tv elleniche ignorano completamente quello che sta avvenendo ad Atene, i corrispondenti dei media e dei quotidiani di sinistra raccontano che molte strade sono teatro di scontri durissimi. In alcune i manifestanti hanno eretto delle barricate per impedire o almeno tentare di rallentare le cariche dei poliziotti, che in molti casi lanciano anche pietre contro i sempre più numerosi cittadini che si stanno unendo agli incappucciati. Da Salonicco, la seconda città del paese, arriva la notizia di 20 mila manifestanti in piazza. Decine di migliaia in altre città greche.

19.40 –  Tutto il centro di Atene è teatro di scontri, numerosi gli arresti. Vicino al Politecnico un bar della catena statunitense Starbucks è stato dato alle fiamme, e numerose banche sono state attaccate e danneggiato. Nel frattempo in tutta la Grecia decine di migliaia di persone sono in piazza, ed in numerose città i manifestanti hanno occupato sedi istituzionali per manifestare la loro opposizione al ‘memorandum’: una redattrice della rivista ‘Dromos’ ci informa che al momento i municipi di Sparta e Volos sono occupati, così come le prefetture di Kavala e Iraklio; anche i locali del consiglio regionale di Larissa sono invasi dai manifestanti.

20.15 – Atene brucia: alte fiamme si levano da alcuni minuti da un edificio a pochi centinaia di metri dal palazzo del Parlamento. Un intero centro commerciale in via Stadiou sta andando a fuoco. Decine di migliaia di persone – centomila secondo la Polizia – sono ora in piazza a Syntagma, nella stessa Stadiou, a Panepistimoiu, a Monastiraki, in Via Amalias. Il numero dei feriti nel corso delle cariche e degli scontri avrebbe raggiunto quota 50 – tra poliziotti e manifestanti. 

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20.35 – I vigili del fuoco stanno tentando di spegnere l’incendio del centro commerciale in via Stadiou mentre le fiamme si levano sempre più alte e l’edificio rischia di crollare. Intanto giunge anche la notizia che sempre nel centro, vicino al Politecnico, sono in fiamme anche un cinema e una banca. Da Salonicco arrivano notizie di pesanti cariche e di ampio utilizzo dei gas lacrimogeni da parte della Polizia contro i 30 mila manifestanti che sono scesi in piazza nella seconda città del paese. 30 mila i manifestanti anche a Iraklio, il capoluogo dell’isola di Creta. Decine di migliaia di persone sono ancora in Piazza Syntagma in attesa che il parlamento voti il memorandum, il dibattito nell’aula prosegue con il ministro Venizelos che ammette che il governo sta scegliendo il “meno peggio per evitare il peggio” mentre i rappresentanti dell’opposizione di sinistra accusano l’esecutivo di svendere il paese agli interessi dei monopoli capitalistici dell’Unione Europea ed in particolare a quelli di Berlino. 

21.00 – Mentre all’interno dell’aula ha preso la parola Antonis Samaras, il leader del partito di centrodestra Nuova Democrazia, all’esterno del palazzo la polizia ha scatenato un fitto lancio di gas lacrimogeni contro la folla che premeva sulle transenne. I lanci dei candelotti si susseguono anche ad altezza d’uomo. Le prime file di manifestanti, gruppi politici e sindacali organizzati con striscioni e bandiere, tenta di indietreggiare ordinatamente per non diffondere il panico nella piazza e per mantenere l’assedio al Parlamento, in attesa che i gas si disperdano. 

21.20 – A furia di lanci di gas lacrimogeni e cariche la Polizia è riuscita a sgomberare la parte di Piazza Syntagma antistante il palazzo del Parlamento, all’interno del quale sta parlando il leader del partito socialista panellenico Pasok. Cordoni di poliziotti in assetto antisommossa sono avanzati dal parlamento fino a schierarsi dove prima c’erano i manifestanti. L’obiettivo è allontanare la folla dal palazzo in vista del voto dei deputati previsto intorno alle 24 (le 23 in Italia)
Intanto i Vigili del Fuoco informano che i palazzi in fiamme in vari punti del centro della capitale ellenica sono diventati addirittura 10, tra negozi, cinema, banche, locali e il centro commerciale completamente distrutto vicino a Syntagma. Scontri continuano in vari quartieri della capitale con barricate erette e incendiate dai manifestanti. 

22.00 – Gli edifici in fiamme in diversi punti del centro di Atene aumentano, in conseguenza di nuovi attacchi da parte di gruppi di manifestanti e per l’estendersi delle fiamme dai palazzi presi di mira ad altri contigui. Secondo i vigili del fuoco di Atene ora sarebbero 18. Tra questi una filiale dell’Euro Bank a via Korai, il coffee shop Costa e la ragioneria generale dello Stato. Duri scontri si stanno verificando al Politecnico di Atene e tra gli studenti di Legge che si sono asserragliati all’interno della loro facoltà, e la polizia.

22.25 – Colonne di fumo si alzano in tutto il centro di Atene dagli edifici in fiamme. Secondo la giornalista Elisabetta Casalotti migliaia di persone sarebbero impegnate ancora in scontri con la polizia in decine di punti non solo del centro della capitale ma anche di quartieri più periferici. La folla in piazza Syntagma è diminuita parecchio a causa delle continue cariche e dell’aria irrespirabile: alcuni deputati dall’aula dove è ancora in atto il dibattito si sono trasferiti ai piani alti del parlamento a causa dei problemi respiratori creati dai lacrimogeni israeliani impiegati a profusione dai poliziotti. Anche a Salonicco decine di migliaia di persone ancora in piazza nonostante le violentissime cariche da parte della Polizia, l’ampio uso di gas e il tentativo da parte di alcuni gruppi di appiccare incendi a sedi istituzionali e negozi appartenenti a catene multinazionali. Manifestazione anche nella piccola città cretese di Chania, con 5000 persone in piazza. 30 mila persone sono in piazza a Patrasso.
Il totale ufficiale dei feriti ad Atene è ancora a quota 55, per la maggior parte poliziotti, alcuni in modo grave. Alcuni manifestanti sono stati arrestati mentre tentavano di fare irruzione nel municipio di Atene per occuparlo mentre molte sedi di prefetture, municipi e consigli regionali sono occupati in tutto il paese.

23.00 –  Secondo la diretta su Atene realizzata dal sito occupylondon un negozio di armi sarebbe stato occupato – e secondo altre fonti – saccheggiato da un gruppo di persone nei pressi di Piazza Omonia, nel centro di Atene. La notizia non è stata ancora confermata ufficialmente. Visto dalla collina del Licabetto il centro di Atene è impressionante: una serie infinita di fuochi – edifici incendiati, barricate o roghi accesi dai manifestanti per riscaldarsi o ridurre gli effetti dei lacrimogeni – punteggiano l’oscurità. In fiamme è finita di nuovo anche la sede della Marfin Bank, l’istituto di credito che fu incendiato il 5 maggio del 2010 provocando la morte di 3 impiegati chiusi al suo interno dal dirigente per timore che andassero a casa approfittando dello sciopero generale. Questa volta la banca è stata completamente distrutta. Scontri si segnalano anche a Patrasso e a Salonicco, oltre che ad Atene.

23.15 – Quello che era iniziato come un assedio popolare e di massa al Parlamento si sta trasformando, man mano che passano i minuti, in una vera e propria battaglia campale in atto non solo nel centro della capitale ma in numerosissimi quartieri e in altre città. Durante il pomeriggio alcuni poliziotti motociclisti della Delta Force sono stati bersagliati dai manifestanti che gli hanno teso una sorta di trappola, gettando loro addosso oggetti dalle strade e dall’alto.
Poco fa invece un gruppo di manifestanti ha attaccato il commissariato di Polizia nel quartiere di Exarchia, scontri sono ancora in corso. Circa mezzora fa un altro gruppo di dimostranti ha invece tentato di attaccare la casa dell’ex primo ministro greco socialista  Costas Simitis nel quartiere di Kolonaki scontrandosi con la polizia a guardia dell’edificio. 

23.30 – Gli eventi si susseguono con una velocità impressionante. Nella cittadina settentrionale di Volos, dove oggi i dimostranti avevano occupato il Municipio per protestare contro il governo e il memorandum in via di approvazione in Parlamento – il dibattito si sta prolungando oltre il previsto e il voto è slittato di almeno mezzora – i manifestanti hanno fatto irruzione nell’ufficio delle tasse e hanno incendiato gli archivi. Attualmente fiamme si levano anche dall’edificio principale del Comune. Alcune ore fa qualcosa di simile è successo nella città di Corfù dove un gruppo di dimostranti ha distrutto completamente gli uffici di due  dirigenti socialisti ed ex deputati. 

23.45 – Mentre è iniziato il voto per appello nominale nel Parlamento greco sulla ‘resa’ all’Unione Europea, alcune migliaia di persone sono partite in corteo percorrendo varie strade nel centro della città, tallonate a vista da centinaia di poliziotti. Circa un’ora fa un gruppo di manifestanti ha assaltato il commissariato di Polizia del quartiere di Plaka, ai piedi dell’Acropoli: varie volanti sono state incendiate ed alcuni agenti sono rimasti feriti.

00.10 – Nonostante una rivolta popolare senza precedenti che sembra allargarsi ogni minuto che passa nonostante sia notte inoltrata, e nonostante il voto contrario di alcuni deputati dello stesso partito socialista che pure sostiene il governo, il Parlamento coloniale di Atene ha approvato quella che può essere considerata una capitolazione. Alle imposizioni dei mercati e della troika (Bce, Fmi e UE) hanno detto si 199 deputati, no 74,  5 si sono astenuti. 
Ma la protesta non si ferma. Poco fa la tv ellenica ha riferito di scontri anche a Eraklion e nella piccola città di Agrinio (Grecia centrale). All’Università di Atene continua l’occupazione della facoltà di Giurisprudenza. Alcuni degli incendi appiccati nelle ore scorse dai manifestanti sono stati domati, altri ancora no. Tra gli edifici colpiti, il palazzo neoclassico costruito nel 1870 dove c’era il cinema Attikon e il palazzo del cinema Asty, un locale seminterrato che era usato dai nazisti per torturare i partigiani durante la seconda guerra mondiale.

1.10 – Proprio mentre il Parlamento votava si alla resa, Anonymous ha realizzato un attacco contro alcuni siti governativi ellenici. In particolare sia il web del primo ministro Papademos che quello della Polizia greca sono stati bloccati. Invece da Atene arriva la notizia che i bancomat di molti istituti bancari della capitale non funzionano, disattivati dalle banche stesse.

1.40 – Anonymous dà notizia che un folto gruppo di manifestanti è riuscita a penetrare all’interno degli studi di una emittente televisiva locale, a Creta, occupandoli e riuscendo a spiegare in diretta i motivi dell’opposizione popolare al documento votato questa sera dal Parlamento ellenico. Intanto  i due partiti che sostengono il governo del primo ministro Lucas Papademos hanno espulso questa notte oltre 40 deputati che hanno votato ‘no’ al ‘memorandum’. Nuova Democrazia ha annunciato di avere espulso 21 dei suoi 83 deputati, mentre il partito socialista Pasok circa 20 su un totale di 153. Sul fronte degli scontri, le autorità ospedaliere della capitale parlano di circa 60 feriti – ma moltissimi manifestanti non sono andati negli ospedali a farsi curare per paura di essere denunciati – mentre la Polizia ha parlato di 22 arresti. Dati ancora non ufficiali e non definitivi e che non tengono conto delle altre numerosissime città greche dove le manifestazioni sono state attaccate dalla Polizia e dove gruppi di manifestanti hanno assaltato commissariati e sedi istituzionali.

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5 Commenti


  • Maria Laura Mastrogiacomo

    Ma e’ questa l’Europa che volevamo? Che distrugge totalmente un popolo? E se decidessimo tutti e in tutti i paesi europei di fare come loro? Mostrare un’altra Europa, unita e solidale anche nella piu dura delle crisi?


  • virginio

    L’intero popolo europeo deve insorgere,non lasciare da soli i Greci.Siamo un popolo solo.


  • riccardo

    Il popolo greco non deve mollare! L’idea che non possa esistere un mondo diverso da questo è sempre più inaccettabile. Oggi in Grecia, domani in Italia!


  • maria rosa

    solidarietaì al popolo greco


  • Angelica Franceschin

    Ma il possibile che il governo sia così indifferente di fronte alla rivolta del popolo? Evidentemente si ma è raccapricciante. Un sovrano deve agire nel bene del popolo,non dovrebbe neanche permettersi un’indifferenza così gelida. Che vergogna!

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