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Istanbul: la lotta continua. La repressione anche

Continua il braccio di ferro e risale la tensione in Turchia. Le migliaia di giovani e attivisti che occupano Gezi Park a Istanbul da ormai due settimane, cui il premier Recep Tayyip Erdogan aveva di nuovo intimato ieri di lasciare immediatamente l’area, hanno deciso di restare annunciando anzi una nuova mobilitazione in tutto il paese ”contro ogni ingiustizia”.

Nella notte si sono verificati nuovi scontri nella capitale Ankara, dove la polizia ha disperso brutalmente nella zona di Tunali una manifestazione pacifica, usando i gas lacrimogeni e gli idranti. Durante la repressione i reparti antisommossa avrebbero anche operato circa 50 arresti. Proprio mentre a piazza Taksim, di nuovo piena di manifestanti, riunioni e assemblee tra gli attivisti facevano il bilancio delle ultime giornate di lotta e decidevano di continuare e anzi provare ad estendere la mobilitazione, anche per timore che dopo le ‘aperture’ del governo delle ultime ore possano piovere sui promotori della protesta una pioggia di denunce e arresti una volta conclusa l’occupazione del piccolo parco a pochi passi dalla spianata. Ieri in un apparente gesto distensivo Erdogan si é impegnato a non procedere con la distruzione del parco fino alla decisione finale sui ricorsi presentati contro il progetto davanti ai tribunali di Istanbul. Ma sono molti coloro che, tra i manifestanti, non si fidano delle promesse del governo miranti a dividere la protesta più che a rimuovere le ragioni che l’hanno scatenata.

“Continueremo la nostra resistenza contro ogni ingiustizia e iniquità nel nostro Paese. E’ solo l’inizio la nostra lotta continua” si legge nel comunicato emesso dopo un dibattito durato per molte ore anche della notte, dalla ‘Piattaforma Taksim’, coordinamento che riunisce varie realtà mobilitate nelle ultime settimane contro la gentrificazione del centro di Istanbul e contro la repressione delle proteste. “Oggi siamo più forti, meglio organizzati e più ottimisti di quanto lo fossimo 18 giorni fa”, cioè quando un piccolo gruppo di attivisti cominciò a occupare il parco per opporsi al progetto di speculazione edilizia di sindaco e governo, recita ancora il comunicato di Taksim Solidarity. Gli attivisti di Gezi Park sono tornati a chiedere la fine dell’uso dei lacrimogeni contro i manifestanti e la liberazione dei dimostranti arrestati dalla polizia nelle ultime settimane, nel corso di una brutale repressione che ha causato numerosi morti e circa 7.500 feriti.

Dopo la presa di posizione degli occupanti di Gezi Park a chiedere loro di tornarsene a casa è stato questa volta il presidente della repubblica Abdullah Gul. ”La nostra democrazia é stata messa alla prova – ha detto Gul, competitore di Erdogan all’interno dell’Akp – Gli incontri e i canali di dialogo aperti sono un segnale della maturità della democrazia. Ritengo che questo processo produrrà buoni risultati. Ora tutti devono andare a casa” ha sentenziato rivolgendosi ai manifestanti.
Oggi un ulteriore elemento di tensione potrebbe essere causato dal maxi-raduno dei militanti del Partito islam-liberista del premier Erdogan previsto nella capitale Ankara, mentre l’analogo appuntamento per l’Akp ad Istanbul è fissato per domani, in quella che appare la volontà da parte del premier di dimostrare che il suo popolo non lo ha affatto abbandonato. La mobilitazione della base del Partito della Giustizia e dello Sviluppo potrebbe essere però foriero, avvertono alcuni analisti, della volontà da parte della sua direzione di utilizzare i militanti dell’Akp contro i manifestanti anti-regime. Già nei giorni scorsi in alcune città membri del partito di governo si sono resi responsabili di aggressioni e minacce nei confronti degli attivisti che manifestavano chiedendo le dimissioni del ‘sultano’.

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