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Egitto nel caos, verso la guerra civile

Gli aggiornamenti

19.20 –  Il procuratore generale Hamdy Mansour, vicino al deposto Presidente Fratello Musulmano Mohamed Morsi ha ordinato una perquisizione nella sede cairota della tv ed il fermo del direttore Abdel Fattah Fayed e di altre 28 persone dello staff impiegate nelle emissioni internazionali ed in quelle del canale locale Al Jazira Mubasher Misr. Il procuratore ha accusato l’emittente di aver trasmesso materiale che incitava alla violenza in occasione della decisione dei militari di deporre Morsi, oltre che di operare senza permesso. Già durante la transizione dal regime di Mubarak all’elezione di Morsi il Consiglio Supremo delle Forze Armate aveva chiuso la sede della tv. Sono stati chiusi intanto numerosi altri canali tv che appoggiano la permanenza di Morsi alla presidenza della repubblica come Misr 25, dei Fratelli Musulmani e quelli dei salafiti Al Hafez, Al Nas e Al Rahma. Hanno invece continuato a trasmettere senza problemi canali salafiti come Al Nada ed Amjad. 

18.30
– Hanno sollecitato le dimissioni del neo-presidente egiziano ad interim Adli Mansour, “per evitare che la patria sprofondi in un conflitto amaro”, il gruppo salafita al-Gamaa al-Islamiyah e il Partito per la Costruzione e lo Sviluppo, suo braccio politico, entrambi alleati dei Fratelli Musulmani e del deposto capo dello Stato, Mohamed Morsi. Le due formazioni radicali affermano che un’uscita di scena di Mansour “aprirebbe la strada a una soluzione corretta per la crisi in atto”, ed “eviterebbe che l’Egitto precipiti nel caos”. Nella nota si sottolinea che la posizione di Mansour é “illegittima” e che, trattandosi al contempo del presidente della Suprema Corte Costituzionale, ci sarebbe stato da aspettarsi che non accettasse la nomina da parte delle Forze Armate né che “ostacolasse l’attuazione della Costituzione, approvata dal popolo dell’Egitto”. 

17.50
– Un’autentica fiumana di persone é tornata a riversarsi oggi da ogni parte del Cairo nel cuore della capitale egiziana, in risposta all’ennesimo appello lanciato dal coordinamento delle forze politiche liberali e laiche ‘Tamarrod’ (Ribellione) affinché fosse garantita la più elevata concentrazione possibile di dimostranti anti-islamisti nella centralissima piazza Tahrir e davanti al Palazzo Presidenziale di al-Ittihadiya, con l’obiettivo di “completare la Rivoluzione” del 2011. Una gran folla di sostenitori della Fratellanza Musulmana invece stanno confluendo verso i quartieri orientali del Cairo, nonostante la forte presenza e i filtri realizzati dai militari.

17.00 – Dopo l’attentato in piana notte al gasdotto che collega l’Egitto alla Giordania, durante la giornata di oggi, nel nord del Sinai, commando armati da bordo di camioncini hanno attaccato almeno altre quattro postazioni di controllo a Sheikh Zuweid, cittadina situata a ridosso della frontiera con Israele e la Striscia di Gaza. Secondo i mass media egiziani, gli assalitori hanno ingaggiato pesanti scontri a fuoco con poliziotti e truppe regolari, ma non si sarebbero registrate ulteriori vittime.

15.30
– Le forze di sicurezza egiziane sono entrate nella redazione del Cairo di Al Jazira. Lo ha riferito la stessa emittente. Un portavoce dello stesso canale informativo dal Qatar si é limitato a rendere noto che il responsabile della sede cairota era stato portato via dalla polizia per essere interrogato, ma che é poi stato rilasciato.

14.30
– Le Forze Armate egiziane hanno chiuso tutti gli accessi al settore orientale del Cairo, così da impedirvi l’afflusso dei Fratelli Musulmani, che per oggi hanno convocato due nuove manifestazioni di protesta contro il colpo di stato militare. I militanti islamisti intendono concentrarsi in piazza Rabia Adaouiya e davanti al quartier generale del corpo scelto della Guardia Repubblicana, nel sobborgo di Nasser City, zona in cui i partigiani di Morsi ritengono sia detenuto da qualche parte il presidente deposto dell’Egitto. 

13.30
– L’Egitto sta scivolando verso la guerra civile e rischia di fare la stessa fine di un altro Paese della regione, la Siria: lo ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin a margine di una visita ufficiale ad Astana, capitale del Kazakhstan. “La Siria si trova gia’ nella morsa della guerra civile”, ha ammonito il leader del Cremlino, “e l’Egitto sta procedendo nella medesima direzione”.

13.00
– La Procura generale egiziana ha ordinato l’arresto di due dirigenti del Partito Libertà e Giustizia, il braccio politico dei Fratelli Musulmani, con l’accusa di istigazione a uccidere manifestanti. Si tratta di Esam el Arian, vicepresidente del Partito, e del membro dell’esecutivo Mohamed el Beltagui. Un ordine di arresto é stato emesso anche a carico di del religioso Safwat Higazi. Le accuse si riferiscono alle indagini sulla morte di alcuni manifestanti nelle recenti manifestazioni di protesta contro il presidente ora destituito Mohamed Morsi.

12.30
– ”Gli eventi che hanno portato l’esercito egiziano a destituire il presidente Mohamed Morsi hanno messo le forze armate di fronte a una semplice scelta: intervento o caos”. E’ quanto scrive l’ex premier britannico e inviato speciale del Quartetto per il Medio Oriente, Tony Blair, sulle pagine del domenicale The Observer. Secondo l’ex leader laburista, la gente percepiva che la Fratellanza stava imponendo le sue dottrine nella vita quotidiana. 

10.30
– Militanti islamisti hanno causato una esplosione in un gasdotto che collega l’Egitto alla Giordania, nella penisola egiziana del Sinai, teatro nelle ultime settimane di numerosi attacchi contro polizia ed esercito egiziani. Lo hanno riferito testimoni, spiegando che l’esplosione é avvenuta in piena notte nella parte del gasdotto in prossimità della città di El-Arish. 

9.40 – Militari e polizia sono schierati in forze al Cairo e nel resto dell’Egitto in previsione di una nuova giornata di manifestazioni e scontri fra manifestanti favorevoli al deposto presidente Mohamed Morsi e i suoi oppositori. Sulla piazza Tahrir al Cairo gruppi di manifestanti anti-Morsi si stanno già raggruppando, riunendosi a quelli che vi sono già accampati da giorni e che ieri sera hanno festeggiato a lungo. 

Scontri tra schieramenti opposti, El Baradei premier anzi no

Si moltiplicano nelle ultime ore le manifestazioni contrapposte che spesso degenerano in scontri settari, non solo al Cairo ma anche in altre città. Con la partecipazione spesso di gruppi di uomini armati riconducibili sia agli apparati dello stato ereditati dalla dittatura di Hosni Mubarak, schierati assieme all’esercito, sia da bande di membri della Fratellanza Musulmana e di altri gruppi islamisti. Da venerdì ormai scontri violentissimi tra opposte fazioni si svolgono in numerose zone della capitale ed in altre città del paese, e la lista delle vittime in entrambi gli schieramenti continua a salire.

E intanto la situazione determinata dall’intervento dell’esercito si rivela assai instabile anche sul fronte politico e istituzionale. Ieri sera è stata prima annunciata e poi smentita la designazione alla carica di nuovo premier di Mohamed El Baradei, l’ex capo dell’Aiea, esponente dell’opposizione liberale e della coalizione ‘ribelle’ Tamarod. La presidenza del Cairo, poco prima della mezzanotte, ha sapere che “ci sono varie opzioni” sul nome del primo ministro di transizione, registrando la forte opposizione all’esponente laico espressa non solo dai Fratelli Musulmani, ma anche dalla formazione islamista radicale Nour, che pure – a differenza della Fratellanza – aveva accettato di prendere parte al processo politico gestito dai militari che hanno deposto il presidente Mohamed Morsi.
La presidenza, pur sottolineando che il nome di El Baradei sia “il più logico” per il compito richiesto, ha fatto sapere che non c’é una data fissata per la designazione del premier. In giornata, sembrava che il presidente ad interim egiziano Adly Mansour avesse messo a posto la prima casella della road map delineata tre giorni fa, dopo la deposizione del leader della Fratellanza Musulmana, ma i cui contenuti sono ancora tutti da definire, a partire dalla durata della transizione, al calendario degli appuntamenti elettorali. El Baradei avrebbe chiesto di avere ”piene prerogative” e il suo compito, a quanto si era appreso, sarebbe quello di formare un governo di coalizione ”inclusivo”. La nomina del leader del Fronte di opposizione, accusato dalla Fratellanza di essere uomo degli Usa in Egitto (non è un segreto, nonostante le smentite di Washington), è  arrivata nel giorno in cui il paese contava i morti dei violenti scontri delle ore precedenti, trentasette nell’ultimo bilancio.

Notizie di attacchi armati arrivano di nuovo dal Sinai: dopo l’uccisione di sei poliziotti in vari attacchi nei giorni scorsi, ieri un gruppo di uomini armati ha falciato un sacerdote copto davanti alla sua chiesa nei pressi del capoluogo del Sinai del Nord, el Arish. E nelle ultime ore un gasdotto è saltato in aria, sempre nella penisola che separa l’Egitto da Israele. E ad elevare ulteriormente la tensione, giunge l’annuncio della formazione di un nuovo gruppo jihadista, Ansar al Shariah, che minaccia la violenza per imporre la sharia e condannando le deposizione del presidente della Fratellanza. Il cui braccio politico, il Partito della Libertà e della Giustizia, ha fatto sapere che continuerà a presidiare la piazza davanti alla moschea di Rabaa el Adaweya fino a quando Morsi non ritornerà al suo posto. Nel frattempo la procura ha avviato le indagini contro tre dei massimi esponenti della Confraternita, fra i quali il potente numero due Khairat el Shater, accusati di avere incitato alla violenza che ha portato all’uccisione di otto persone nell’assalto al quartier generale dei Fratelli Musulmani al Cairo, all’inizio della settimana.

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