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Ucraina, continua il braccio di ferro

Gli aggiornamenti di oggi

9.30 – Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e il suo omologo francese Francois Hollande hanno ammonito su possibili “nuove misure” contro la Russia in “assenza di progressi” per una risoluzione della crisi in Ucraina. Lo ha reso noto la presidenza francese riferendo del colloquio telefonico avuto dai due leader. Obama e Hollande hanno ribadito “la necessità per la Russia di ritirare le forze inviate in Crimea dalla fine di febbraio e di adoperarsi per consentire il dispiegamento degli osservatori internazionali”, da tre giorni pronti a entrare nella penisola sul Mar Nero, ma sempre costretti a tornare indietro. “In mancanza di progressi in questo senso – si legge nella nota dell’Eliseo – verranno prese nuove misure, che colpirebbero in modo significativo i rapporti tra la comunità internazionale e la Russia, cosa che non è nell’interesse di nessuno”.

9.20 – Il quotidiano russo Novaya Gazeta riferisce oggi di mine piazzate in una zona di confine tra Crimea e Ucraina, in particolare tra i villaggi di Chongar e Nikolaevka, lungo il versante orientale. “Gli abitanti sono sempre più preoccupati – ha scritto Patrick Reevell, definito come “molto attendibile” dal britannico Telegraph che l’ha citato – sono circolate voci di un cane ucciso dalle mine e gli abitanti non vogliono ritrovarsi in prima linea”.

Gli aggiornamenti di ieri

16.30 – Vladimir Rogov, leader della Guardia Slava e del Fronte Popolare per la Liberazione dell’Ucraina è stato ritrovato. Di Rogov si erano perse le tracce nella regione di Kharkov alcuni giorni fa, mentre si stava dirigendo a Mosca per una conferenza stampa. E’ stato sequestrato da sconosciuti ed è stato trattenuto.

16.00 – La Russia sta valutando l’ipotesi di sospendere le ispezioni al proprio arsenale di armi strategiche, compresi i missili nucleari, in risposta alle “minacce” arrivate da Stati uniti e Nato sulla crisi in Ucraina. Lo ha reso noto oggi il ministero della Difesa di Mosca. Le ispezioni sono previste dall’accordo Start sulla riduzione degli armamenti militari, sottoscritto dalla Russia con gli Stati Uniti, e dal Documento di Vienna siglato dagli Stati membri dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) “Le minacce ingiustificate verso la Russia da parte di Stati Uniti e Nato per la sua politica in Ucraina sono considerate un gesto ostile che consente la dichiarazione di circostanze di forza maggiore”, ha dichiarato un alto funzionario del ministero citato in un comunicato diffuso dalle agenzie di stampa russe.

15.45 – Uomini armati fedeli alle autorità della Repubblica Autonoma hanno impedito ai membri della missione dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione (Osce) di entrare in Crimea. Lo ha riferito un giornalista di Associated Press, aggiungendo che i membri della missione Osce provavano a entrare in Crimea dal nord. Sono stati sparati colpi di avvertimento con armi automatiche, e ai funzionari è stato detto che non avevano l’autorizzazione di entrare. Non sono stati segnalati feriti.

15.00 – La Russia chiede all’Osce un’inchiesta sull’uccisione di decine di persone da parte di cecchini durante gli scontri di fine febbraio tra polizia e insorti a Kiev. Di pochi giorni fa un’intercettazione telefonica permesso di rendere nota una conversazione tra il ministro degli esteri Estone e quella dell’UE, Ashton, sulla possibilità che i cecchini lavorassero per l’estrema destra.

14.45 – Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia puntano al gas USA per ridurre la loro dipendenza da Mosca. In una lettera inviata ai presidenti dei due rami del Congresso, gli ambasciatori a Washington dei quattro paesi dell’Europa centrale e orientale hanno sollecitato Senato e Camera ad approvare in tempi rapidi l’esportazione del gas nel vecchio continente. “La presenza di gas naturale americano sarebbe molto ben accolta nell’Europa centrale e orientale e l’azione del Congresso per accelerare le esportazioni di gas agli alleati americani arriverebbe in un momento particolarmente importante per la regione”, hanno scritto i diplomatici al presidente del Senato, Harry Reid, e a quello della Camera, John Boehner. 

14.30 – Il consolato polacco di Sebastopoli è stato fatto evacuare a causa di “tensioni” provocate dalle forze armate russe presenti in Crimea. Lo ha annunciato oggi il ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski. In un comunicato pubblicato sul proprio sito, il ministero degli Esteri ha quindi ribadito l’appello a tutti i polacchi presenti in Crimea di “lasciare la regione a causa dell’imprevedibilità della situazione sul terreno”. Il consolato polacco era l’unica rappresentanza diplomatica di un paese Ue in Crimea, stando a quanto sottolineato dal portavoce.

14.00 – Migliaia di persone hanno manifestato nel centro di Kharkov, nell’Ucraina russofona, chiedendo la destituzione delle nuove autorità imposte alla città dalla giunta di Kiev e che si tenga un referendum sull’autonomia della regione dal governo centrale ucraino.

12.00 – Il leader del gruppo paramilitare ucraino di estrema destra ‘Pravij Sektor’, Dmitro Iarosh, ha confermato la sua intenzione di candidarsi alle presidenziali del 25 maggio. “Tanta gente – ha detto in una conferenza stampa a Kiev – ci ha scritto e ci ha telefonato per chiederci di entrare in politica”.

11.20 – Si è conclusa con il ritiro delle truppe russe l’attacco ed il successivo assedio ad una base missilistica dell’aeronautica ucraina a Yuharinoy, alla periferia di Sebastopoli, sede dell’unità A2355 cioè del comando tattico delle forze armate ucraine in Crimea.. Questo il risultato delle trattative ed un duro confronto tra il comandante della base, un colonnello, e i russi, che avevano chiesto ai soldati di Kiev “di deporre le armi e arrendersi”. Le truppe di Mosca, aiutati da cosacchi e forze locali hanno sfondato i cancelli della base con un camion militare Kamaz. Nessuno ha aperto il fuoco e non risultano feriti.

11.10 – L’attuale governo ucraino “non è indipendente; con nostro grande rincrescimento, dipende dai nazionalisti radicali che hanno preso il potere con un attacco armato”. Lo ha detto il ministro degli Esteri russo Serguei Lavrov.

11.00 – Gli antifascisti ucraini stanno segnalando che ormai da due giorni non riescono a contattare Vladimir Rogov, leader della Guardia Slava, già capo del Comitato Antifascista di Zaporozhie. Gli ultimi contatti con Rogov ci sono stati mentre era in viaggio per Mosca, dove pare non sia arrivato.

10.50 – La crisi in Ucraina “è incresciosa” ma si innesta in un background storico “complesso”. E’ quanto ha dichirato il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ribadendo comunque la sua opposizione all’idea di sanzioni con contro la Russia con la quale la Cina sta attraversando “il miglior periodo della storia” dei rapporti diplomatici tra i due Paesi. “E’ increscioso che la situazione in Ucraina sia arrivata al momento attuale – ha detto il ministro intervenendo alla sessione annuale del Parlamento cinese – ma tutto questo non è avvenuto in modo accidentale”. Il portavoce del ministero, Qin Gang, aveva in precedenza ribadito che la Cina è “contraria all’applicazione o la minaccia delle sanzioni”.

10.40 – Il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, citato da Skynews, ha detto che la Russia è disponibile «a un dialogo onesto, equo, obiettivo con i nostri partner stranieri per trovare tutti una via per aiutare l’Ucraina ad uscire dalla crisi».

10.30 – Continua il braccio di ferro tra Mosca, che ha assunto il controllo della Crimea e minaccia di estenderlo ad altre regioni dell’Ucraina, e l’Occidente che, dal canto suo, brandisce la minaccia di nuove sanzioni verso la Russia. A Donetsk, nell’estremo est ucraino, le organizzazioni filorusse hanno convocato per questa mattina una grande manifestazione contro il governo di Kiev di cui non riconoscono l’autorità. Ieri durante un colloquio telefonico il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha messo in guardia il segretario di stato USA John Kerry contro un’azione precipitosa o l’imposizione di sanzioni potenzialmente nocive per le relazioni russo-americane. Secondo il Pentagono attualmente sono presenti in Crimea 20mila soldati russi, mentre le autorità ucraina indicano oltre 30mila uomini.

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