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Cile, duecentomila studenti e insegnanti contro il governo. Scontri e arresti

Non si placano in Cile le manifestazioni degli studenti – e al loro fianco di alcuni settori di insegnanti e di mondo del lavoro – che ormai sono in piazza da anni per chiedere la fine di un sistema d’istruzione tra i più escludenti e cari di tutto il mondo, istituito durante la dittatura fascista di Augusto Pinochet e che il nuovo governo di centrosinistra non ha ancora smantellato come invece promesso in campagna elettorale. Gli studenti contestano un sistema d’istruzione in buona parte privato che non solo impedisce, viste le altissime rette, l’accesso alla formazione superiore dei giovani delle classi basse, ma anche a buona parte di quelli delle classi medie che devono indebitarsi a vita per molte migliaia di euro pur di frequentare un liceo e poi una facoltà universitaria.
Le mobilitazioni continuano dall’inizio dell’anno scolastico e accademico, ma è soprattutto in questi giorni che le manifestazioni stanno raggiungendo il loro apice di partecipazione, approfittando dell’inizio del torneo di calcio della Coppa America che si svolge proprio in Cile, un evento che naturalmente ha concesso alle proteste studentesche più attenzione da parte dei media internazionali (non di quelli italiani, ovviamente…).
Mercoledì 10 giugno sono stati quasi 200 mila gli studenti scesi in piazza nella capitale cilena Santiago, alla vigilia dell’inizio del torneo calcistico internazionale – che la nazionale cilena ha vinto 2 a 0 contro l’Ecuador – chiedendo per l’ennesima volta che la presidente, la socialista Michelle Bachelet, porti finalmente a compimento la riforma del sistema scolastico, che il diritto allo studio sia garantito per tutti e che l’istruzione superiore sia gratuita. In piazza anche molti insegnanti, che chiedono migliori condizioni di lavoro e stipendi più alti a fronte di un netto aumento del costo della vita negli ultimi anni. Dall’inizio di giugno alcuni tra i sindacati più combattivi dei docenti hanno intrapreso un duro sciopero generale a oltranza, che tuttora dura, per sostenere le proprie ragioni e quelle delle federazioni studentesche.
Il parlamento sta discutendo una bozza di riforma del sistema d’istruzione ormai da tempo, accumulando ritardi ed esplicitando dei passi indietro rispetto alle promesse fatte in campagna elettorale dalle numerose forze politiche, di centro e centrosinistra, che compongono l’attuale maggioranza di governo allargata al Partito Comunista.
“Il Cile gioca per le strade e negli stadi. Vinceremo la partita dell’educazione”, si leggeva in uno degli striscioni in testa al grande corteo che ha marciato a Santiago. Davanti alla scritta, un’enorme coppa dorata con lo slogan “Coppa della Gratuità”, in riferimento alla principale delle richieste degli studenti: un’educazione gratuita, pubblica e di qualità. “Stiamo dicendo al governo che ci ascolti, che dialoghi con noi e che cessi questa sordità superba” ha spiegato ai giornalisti Valentina Saavedra, presidente della Federazione degli Studenti dell’Università del Cile.
Dopo aver sfilato in modo sostanzialmente tranquillo, mercoledì il lungo corteo si è chiuso con duri scontri tra una parte dei manifestanti e le forze dell’ordine in tenuta antisommossa che hanno utilizzato contro gli studenti e gli attivisti di sinistra gli idranti e i gas lacrimogeni. Diversi i feri e gli arresti operati dalla polizia militare.
Non è andata meglio per alcune centinaia di professori e studenti che il 12 giugno avevano organizzato nel centro della città un flash mob davanti alla sede del Ministero dell’Istruzione, che consisteva nel calciare, in una atmosfera festosa e rilassata, alcuni palloni sui quali erano scritti slogan relativi alle rivendicazioni sul cambiamento del sistema educativo. Anche in questo caso i manifestanti sono stati sloggiati con le cattive da agenti in tenuta antisommossa che hanno utilizzato i gas lacrimogeni.
Ieri, intanto, sono state diffuse alcune immagini aeree dell’episodio di repressione a causa del quale lo studente Rodrigo Avilés è rimasto incosciente e a rischio di morte durante una manifestazione analoga a Valparaíso, il 21 maggio scorso. In quell’occasione altri 19 giovani erano rimasti feriti. Le immagini dimostrano che il getto d’acqua dell’idrante ha colpito direttamente Avilés e ne ha provocato la caduta, facendogli sbattere violentemente la testa, smontando la versione di comodo diffusa dai Carabinieri autori della repressione. Il giovane è ora fuori pericolo ma versa ancora in uno stato delicato, e presenta complicanze neurologiche che secondo i medici potrebbero divenire permanenti.

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