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Competizione globale: la Russia rafforza l’alleanza con Cina e Brics

Mentre la tensione tra Russia e Occidente non accenna a diminuire e non passa giorno senza che Mosca e Washington (e Bruxelles) non si scambino tremende bordate, il presidente Vladimir Putin ospita un doppio summit con i leader mondiali delle potenze emergenti: i Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) e anche l’Organizzazione di cooperazione di Shanghai (SCO), che raggruppa invece Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. L’appuntamento è dall’8 al 10 a Ufa, in Bashkiria, una provincia russa in rapido sviluppo e ricca di petrolio. Si tratterà di un vero e proprio megaevento: nella città arriveranno circa 10 mila tra imprenditori, funzionari, giornalisti e volontari, mentre in vista dei due appuntamenti l’aeroporto di Ufa è stato ricostruito con l’aggiunta di un terminal internazionale.
Al vertice parteciperanno ben nove capi di stato, tra i quali il presidente cinese Xi Jinping, il primo ministro indiano Narendra Modi, e altri protagonisti di primo piano della diplomazia internazionale, compreso il presidente iraniano Hassan Rohani. Da sottolineare che alla tre giorni vitale per l’evoluzione di potenze asiatiche, africane e latinoamericane non ci sarà la presenza dei rappresentanti di alcun governo occidentale. In programma c’è una discussione per la definizione di una road map volta alla creazione di una nuova Banca per lo sviluppo per affrancare i Brics dalla subalternità alla Banca Mondiale e al Fondo Monetario Internazionale e per creare un motore del finanziamento degli investimenti “regionali” all’interno del quale ogni paese membro abbia lo stesso potere decisionale. Anche se per ora, visto che la Cina si è impegnata a versare la maggior parte del capitale di costituzione del nuovo istituto finanziario, Pechino avrà più potere decisionale all’interno del CdA della New Development Bank, in attesa che gli altri paesi membri versino la loro quota.
“Stiamo preparando per il vertice di Ufa un importante documento economico, che è ancora in fase di negoziazione. Insisteremo sull’avvio della riforma del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale” ha detto nei giorni scorsi Sergey Ryabkov, vice ministro degli Esteri. I Paesi cosiddetti Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) “da tempo sollevano la questione della riforma del Fondo monetario internazionale” ha ricordato l’esponente del governo russo il quale ha ricordato che la riforma in questione è bloccata dal Senato degli Stati Uniti. E visto che la riforma non arriva, sembra sottintendere, presto arriverà un’alternativa per porre fine al monopolio euro-statunitense sui mercati finanziari e per avere a disposizione un ente autonomo in grado di concedere sostanziosi crediti ai piani di sviluppi pubblici e privati in ben tre continenti (e qualcuno, dopo la vittoria del ‘No’ in Grecia, sospetta che anche Atene potrebbe diventare volente o nolente della partita).
I rapporti di forza mondiali cambiano rapidamente, e presto, come ha ricordato all’inizio di luglio il Capo degli Affari Esteri della Duma, Aleksey Pushkov, il Pil dei Brics messi assieme supererà quello dei paesi rappresentati nel G7. Attualmente il Pil dei paesi Brics rappresenta infatti circa il 30% di quello mondiale, 32.500 miliardi di dollari contro i 34.700 dei paesi aderenti al G7. Ma visti i tassi di crescita delle economie emergenti, assai più alti di quelli delle stantie economie occidentali, presto il sorpasso sarà una realtà.
In agenda a Ufa ci sarà anche la minaccia costituita dallo Stato Islamico la cui influenza nell’Asia centrale si starebbe rapidamente diffondendo. La Cina è interessata ad espandere il proprio ruolo economico in Afghanistan ed è impegnata a ridurre l’influenza nel paese dell’estremismo islamico che potrebbe contagiare altri paesi e che soprattutto potrebbe alla lunga rappresentare un problema interno nelle regioni islamiche abitate dalle popolazioni turcofone, in particolare gli Uiguri. 
Negli ultimi mesi i talebani afgani hanno dovuto fare i conti con defezioni di massa a favore dello Stato islamico, motivate anche dalla disaffezione rispetto al mullah Omar e agli altri leader talebani. “Per effetto della ricaduta delle attività terroristiche dello Stato islamico, l’Afghanistan deve ora affrontare una situazione cupa della sicurezza”, ha detto il vice ministro degli Esteri cinese Cheng Guoping. I leader della SCO “avranno certamente un dibattito approfondito sulla questione afgana”, ha aggiunto.
Oltre all’agenda comune, Xi avrà colloqui con Putin per un loro ottavo bilaterale. Xi è diventato presidente nel 2013; da ultimo ha visitato la Russia a maggio per assistere alla grande parata militare in Piazza Rossa per commemorare la sconfitta della Germania nazista nel 1945. “I leader cinesi e russi hanno stabilito un ottimo rapporto di lavoro e amicizia personale”, ha detto Cheng, aggiungendo che “essendo entrambi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (Onu) una relazione tra i due paesi ha un ruolo importante nella promozione della pace nel mondo”.
“I due leader – Putin e Xi Jinping – si confronteranno sui temi prioritari delle relazioni bilaterali, con particolare riguardo all’attuazione degli accordi del vertice di Mosca avvenuto l’8 maggio” rende noto l’ufficio stampa del Cremlino. “Il focus sarà sulla realizzazione della cintura economica della Via della Seta” nonchè, “la collaborazione per il coordinamento Sco e Brics negli affari internazionali”. Ma soprattutto si sottolinea: “Le relazioni russo-cinesi con un partenariato strategico globale di cooperazione, sono le migliori che la storia ricordi”. Nel 2014, gli scambi bilaterali erano pari a 88,4 miliardi di dollari anche se nei primi mesi di quest’anno l’import export ha registrato una flessione. Ma ora i due paesi puntano a una maggiore sinergia finanziaria: aumentando il volume di transazioni reciproche in valuta nazionale, a marzo la Borsa di Mosca ha iniziato il trading dei futures su base bivalutaria rublo-yuan bypassando del tutto euro e dollaro. Inoltre nel mese di aprile, Mosca è entrata nel capitale dell’Asian Infrastructure Investment Bank (Aiib), la banca multilaterale partecipata da 60 Paesi
L’8 luglio si terrà anche l’incontro bilaterale con il primo ministro della repubblica dell’India Narendra Modi che poi parteciperà anche al vertice SCO (10 luglio), presente per la prima volta ad un appuntamento del genere. Nuova Delhi punta a entrare con membro del gruppo, insieme con il “concorrente” Pakistan. Nuova Delhi ha espresso interesse nella costruzione di relazioni con l’Unione economica eurasiatica (Bielorussia, Kazakistan, Russia e, a partire da ottobre 2014, Armenia). “È stato raggiunto un accordo sulla formazione di un gruppo congiunto per studiare la possibilità di concludere un accordo di libero scambio tra gli Stati membri dell’Unione e l’India” sottolinea il Cremlino. Inoltre “un potenziale significativo ha la cooperazione nel settore energetico. Una direzione promettente è la fornitura di gas naturale russo liquefatto in India”.
Anche l’Iran ha aspettato dietro le quinte per anni, ma la sua attesa potrebbe allungarsi ancora, finché le sanzioni internazionali contro Teheran non verranno completamente rimosse. 
L’8 luglio sono previsti anche i bilaterali tra Putin e il sudafricano Jacob Zuma, nonchè con rappresentanti delle ex repubbliche sovietiche: il presidente della Bielorussia Alexander Lukashenko e il presidente del Tagikistan Emomali Rahmon. 

A rafforzare le relazioni con Russia, Cina e India sono i Brics, con in testa il Brasile dove gli scandali per corruzione, le proteste popolari (per quanto in alcuni casi strumentalizzati dalla destra filostatunitense) e un rallentamento dell’economia stanno mettendo in difficoltà il governo guidato dal Partito dei Lavoratori. Mentre a causa delle sanzioni e della conseguente crisi economica che ha investito Mosca – anche per colpa del crollo del prezzo del gas e del greggio determinato dalle manovre saudite – gli scambi commerciali tra Russia e Cina, India e Sud Africa sono in calo, l’unico Brics con il quale gli scambi sono in crescita è invece il Brasile, avendo fatto registrare nel 2014 un balzo del 15%, raggiungendo i 6,3 miliardi di dollari di scambi. 

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1 Commento


  • alessandro farolfi

    Quindi i paesi occidentali sarebbero i”democratici”?
    Danny ma che film hai visto?
    Smettila di credere alle baggianate che giungono da Hollywood,x favore!
    E sii più serio nelle definizioni,quindi dovresti usare i seguenti termini:
    Paesi occidentali:
    Blocco NATO/UE,con alleati vari,ad esempio il GCC(paesi del golfo Persico)più Israele,Australia,Nuova Zelanda,con in più le varie semi-colonie USA(Messico,Colombia,ecc…)
    Mentre invece,x quei paesi che tu chiami”dittature”le quali fanno capo ai cd”BRICS”oppure”SCO”ti faccio notare che quasi tutti hanno un governo liberamente eletto dal popolo,o forse vuoi negare che India,SudAfrica,Brasile,Venezuela,Russia e tanti altri non sono democratici?
    un saluto,senza offesa
    Alexfaro

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