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Gli americani torturano anche gli americani

La notizia viene data dall’Ansa in forma come al solito sintetica e asettica:

La fuga di Richard W. Matt e Davis Sweat dal carcere di Clinton, a New York, è costata cara anche agli altri prigionieri, che hanno subito minacce e violenze da parte delle guardie carcerarie. Secondo quanto riportato dal New York Times, diversi carcerati sono stati duramente picchiati per estorcere informazioni, alcuni sono stati minacciati anche con il waterboarding.

Oltre 50 detenuti hanno presentato denuncia ai Prisoners’ Legal Services, ente che assiste i prigionieri che non si possono permettere di pagare un avvocato.

I dirigenti della prigione teatro della clamorosa evasione (i due sono stati poi individuati; uno è rimasto ucciso, l’altro riarrestato) fanno finta di non saperne nulla: le denunce sono valutate da un’inchiesta, ”se saranno rinvenuti abusi o ci saranno prove di cattiva condotta nei confronti dei carcerati, le punizioni saranno quelle previste dalla legge”.

Quel che è avvenuto nella prigione è a questo punto di evidenza solare. Guardie ed Fbi hanno torturato tutti i detenuti che erano stati a contatto con i due evasi. Il waterboarding è classificato a livello internazionale come una delle tecniche ditortura più utilizzate, visto che non lascia segni esterni sulle vittime.

Se ne deve concludere che, per quanto ufficialmente condannata, la tortura è pratica abituale degli organi repressivi statunitensi ad ogni livello (dalla Cia alle semplici guardie carcerarie) e contro qualsiasi tipo di “nemico”, indipendentemente dal passaporto che ha in tasca. E il ripetersi degli omicidi perpetrati da poliziotti bianche nei confronti di cittadini afroamericani certifica che questa mentalità è introiettata senza alcun problema da ogni singolo indossatore di divisa.

E dire che negli Usa la tortura è reato. In Italia neanche quello. Traetene le conseguenze logiche… 

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