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Torturati, avvocati, artisti. Il vizietto di Madrid per la repressione

Le cronache dei distratti e provinciali quotidiani italiani non se ne occupano, ma nella Spagna che probabilmente dovrà tornare presto al voto visto che il Parlamento eletto a dicembre non è riuscito a trovare la quadra per formare un nuovo governo, la repressione colpisce duramente e indiscriminatamente. Sembra non siano necessarie neanche delle scuse, delle giustificazioni, per riempire le carceri e i tribunali di dissidenti politici, di avvocati, di artisti. La lotta armata dell’Eta e dei Grapo – che per decenni ha legittimato arresti, torture, illegalizzazione di partiti e organizzazioni popolari, chiusure di giornali e radio, censura – non c’è più ormai da qualche anno, ma non sembra faccia una gran differenza. Basta dare un’occhiata veloce ai quotidiani iberici degli ultimissimi giorni per imbattersi in diversi casi.

Ieri all’alba, ad esempio, una retata compiuta da diversi corpi di Polizia ha portato all’arresto di sette attivisti della sinistra basca in Navarra, con l’accusa di “diffamazione nei confronti delle forze di sicurezza dello Stato” (!). Tra i sette c’erano il portavoce di Sortu (sinistra indipendentista basca) in Navarra Txelui Moreno, sua moglie Julia Ibáñez e il figlio Ibai. Perché un tale spiegamento di forze e ben sette arresti? Perché i sette sono accusati di aver dipinto su un muro di Burlata, località a pochi chilometri da Pamplona, un murale in cui la parola ‘tortura’ si affianca al termine ‘laguntza’ (aiuto, solidarietà in euskera) scritto al contrario, cioè ‘atzunagal’; una iniziativa del tutto simbolica che rientra nella campagna che alcune realtà politiche e sociali stanno conducendo per denunciare la tortura alla quale cinque giovani navarri, tra i quali Ibai Moreno, furono sottoposti nel 2011 al momento del loro arresto per motivi politici.
torturaI cinque furono arrestati per ordine dell’Audiencia Nacional, il tribunale speciale antiterrorismo di Madrid (ereditato di sana pianta dal regime franchista) che li ha accusati e processati in quanto membri della rete ‘Ekin’, considerata dagli apparati repressivi dello Stato Spagnolo “l’apparato internazionale dell’ETA”. In ossequio al nuovo corso della sinistra basca – contestato dagli ambienti più radicali del movimento indipendentista e di classe – i cinque ragazzi, dopo aver scontato 18 mesi di carcere preventivo, sono stati recentemente rimessi in libertà dopo aver accettato di dichiararsi colpevoli di ‘appartenenza a una organizzazione terrorista” e aver siglato un accordo con l’accusa. Ma la vendetta dello Stato, da queste parti, è per sempre… e ieri mattina Ibai Moreno è finito nuovamente in manette con l’unica colpa di aver denunciato il trattamento brutale e inumano al quale è stato sottoposto dalla polizia cinque anni fa. Anche il sindaco di Burlata, accusato di aver sostenuto la realizzazione del murale contro la tortura sulla facciata di un edificio di proprietà del comune, è stato interrogato dalle forze dell’ordine.

Ma quello di Pamplona non è che uno dei tanti episodi di repressione degli ultimi giorni.
Sempre all’inizio di questa settimana ad essere oggetto delle attenzioni della repressione di Madrid sono anche un consistente gruppo di avvocati baschi, arrestati nel corso di una retata realizzata dalla Guardia Civil il 14 aprile del 2010, ordinata anche in quel caso, come nel precedente, dal giudice dell’Audiencia Nacional Fernando Grande Marlaska. Secondo l’accusa, che ha chiesto nei confronti dei legali baschi tra i 6 e i 19 anni di carcere per ‘appartenenza a organizzazione terroristica’ e ‘detenzione di armi ed esplosivi’, gli avvocati non solo difendevano i membri dell’organizzazione armata, ma ne erano loro stessi parte integrante. Non è un caso che quando l’Unione Europea o qualche governo continentale critica il trattamento che il regime turco infligge ai propri dissidenti, giornalisti o attivisti politici Ankara risponda invitando Bruxelles a guardare a quanto accade in casa propria…

Sempre all’inizio di questa settimana alcune organizzazioni attive nella difesa dei diritti civili a Madrid e nel Paese Basco – Asociación Pro Derechos Humanos de España (APDHE), Amnesty International, Asociación Libre de Abogadas y Abogados (ALA), IRÍDIA-Centro por la Defensa de los Derechos Humanos, Rights International Spain (RIS), Behatokia,  Asociación de Abogados Europeos Demócratas (AED) e Fair Trials – hanno inviato al Gruppo di Lavoro sulla detenzione Arbitraria delle Nazioni Unite un invita ad aprire un’inchiesta urgente sul caso dei due burattinai arrestati e incarcerati lo scorso 6 febbraio a Madrid con l’accusa di “apologia di terrorismo e incitamento all’odio” mentre rappresentavano con i propri pupazzi la opera satirica “La bruja y Don Cristobal”. I due sono stati sbattuti in cella per ordine del giudice dell’Audiencia Nacional Ismael Moreno e addirittura nei loro confronti la Direzione Generale delle Istituzioni Penitenziarie spagnola ha ordinato l’applicazione del regime di massima sicurezza (Ficheros de Internos de Especial Seguimiento – FIES). Un arresto e una incarcerazione – durata per ben sei giorni prima che fossero rimessi in libertà in attesa del processo – ingiusti e arbitrari, denunciano le organizzazioni per i diritti umani.

titiriterosDi fatto Raúl García e Alfonso Lázaro sono stati sbattuti in galera e sulle prime pagine dei giornali iberici perché all’interno del loro spettacolo di burattini ad un certo punto compariva un cartello che recitava: “Gora Alka-Eta” esposto da uno dei personaggi per accusare un altro protagonista di essere un terrorista. Un gioco di parole – che in italiano suona come “Viva Alka-Eta” – che richiama sia l’ETA basca sia al Qaeda ma che i magistrati del tribunale speciale di Madrid non hanno preso affatto bene, anche perché in altri momenti della rappresentazione si invitavano il pubblico – per la maggior parte bambini e adolescenti – ad occupare le case vuote e a ribellarsi all’autorità.
Se i due burattinai fossero iraniani, o russi, o venezuelani i loro volti sarebbero comparsi immediatamente sulle prime pagine dei nostri quotidiani, di loro sapremmo vita, morte e miracoli, i nostri talk show inviterebbero le mogli o le figlie a parlare delle loro sventure. Ma sono soltanto spagnoli, e quindi la stragrande maggioranza di voi lettori non ne ha neanche mai sentito parlare.

 

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