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Ancora manovre Nato ai confini della Russia

Seimila uomini prendono parte alle manovre Nato “Spring storm” iniziate oggi in Estonia: a detta dello Stato Maggiore di Tallin, le maggiori esercitazioni nel paese baltico per il 2016. Fino al prossimo 19 maggio, sul territorio delle contee di Tartu, Võru e Põlva, nell’Estonia orientale e sudorientale, vicino al confine con la Russia, 4.500 militari estoni e 1.500 di altri paesi Nato – Belgio, Gran Bretagna, Germania, Olanda, Canada, Lettonia, Lituania, USA – oltre a Finlandia e Svezia, si eserciteranno a difendere il paese dalla “minaccia di un’aggressione” russa. Verranno impiegati caccia F15, elicotteri Chinook CH-47, convertiplani V-22 “Osprey”, caccia polacchi Su-22 e britannici Eurofighter Typhoon. Qualche mese fa, riporta la Tass, il primo ministro estone Taavi Rõivas aveva dichiarato che al vertice Nato del prossimo luglio a Varsavia, l’Estonia chiederà il dislocamento permanente di truppe Nato nei Paesi baltici. In un’intervista al tedesco Die Welt, il segretario generale Nato, Jens Stoltenberg, di fronte al piano di dislocamento di 4 battaglioni in Polonia e nei Paesi baltici, si è affrettato a dire che l’Alleanza non sta affatto procedendo a un rafforzamento della propria presenza, non cerca un conflitto con la Russia, non intende iniziare a una corsa agli armamenti con Mosca e a una nuova guerra fredda.

Ma, è un fatto che, insieme al continuo allargamento della rete di basi Nato praticamente in tutta l’Europa orientale, dal mar Baltico al mar Nero, insieme al dispiegamento permanente di uomini e mezzi nei paesi un tempo membri del Patto di Varsavia, da alcuni anni si moltiplicano le esercitazioni militari su vasta scala ai confini occidentali della Russia. E lo stesso Stoltenberg afferma che la Nato non ha intenzione di rinunciare all’armamento nucleare e sostiene che, per condurre un dialogo politico con la Russia, occorre essere “decisi, ragionevoli e forti”. Ecco dunque che l’ex comandante in capo delle forze riunite Nato in Europa, il generale statunitense Philip Breedlove, continua a propugnare l’aumento di mezzi tecnici e satelliti per controllare la “crescente potenza militare russa” e chiama direttamente il Pentagono a intensificare lo spionaggio militare contro Mosca, con aerei spia U-2 e RC-135. Alla sua maniera yankee, con cui ha sinora accusato Mosca di “essersi avvicinata pericolosamente alla pacifica Alleanza atlantica” – “questo significa mettere la cosa a testa in giù” aveva osservato il Ministro degli esteri russo Sergej Lavrov – ora Breedlove imputa a Mosca di “non aver accettato la mano di partenariato tesagli”, scegliendo invece “la via del confronto militare” e chiama gli USA a “battersi e vincere” la Russia. E per quanto riguarda i 4 battaglioni (due dagli USA e uno ciascuno da Germania e Gran Bretagna), forti di mezzi corazzati e obici, da dispiegare ai confini settentrionali della Russia, il vice Ministro della difesa USA, Robert Work, dichiara ovviamente che sono i russi a condurre “molte manovre  improvvise, con l’impiego di moltissime truppe, direttamente ai confini dei Paesi baltici. Dal nostro punto di vista, possiamo considerare questo fatto come un comportamento estremamente provocatorio”. Come a dire: perché Mosca si ostina a sbattere il naso contro il nostro pugno?

Nello specifico delle nuove manovre militari in Estonia e a proposito della partecipazione a esse anche di militari svedesi e finlandesi, nei giorni scorsi Mosca aveva fatto sapere di esser pronta ad adottare misure di risposta, nel caso la Svezia divenga membro dell’Alleanza atlantica. Quest’ultima, aveva dichiarato il Ministro degli esteri russo Sergej Lavrov “ha già violato l’atto fondamentale del 1997 in cui è detto che non dovranno essere dislocate consistenti forze armate sul territorio di nuovi membri”. Mosca ha sempre sostenuto, ha detto Lavrov “che proseguendo sulla linea dell’espansione a oltranza dell’Alleanza verso est, si deve comprendere che se l’infrastruttura militare si avvicinerà ai confini russi, allora noi adotteremo le necessarie misure tecnico-militari. Come si dice: niente di personale – puro business”. Secondo Lavrov, una minoranza russofoba, dopo che non è riuscita a dimostrare la necessità di una  campagna Nato in Afghanistan, vorrebbe ora consolidare l’Alleanza su una base antirussa: “La Nato, già molto prima degli avvenimenti ucraini, aveva intenzione di lasciarsi le mani libere per espandersi fino ai nostri confini”, ha detto Lavrov. Se ora la Ministra degli esteri svedese, Margot Wallström, ritiene che i rapporti con Mosca si siano raffreddati, ha detto ancora Lavrov, “è necessario chiudere la finestra, affinché non spiri corrente da quei centri, a cominciare dalla Lituania, in cui si genera la russofobia. Abbiamo sempre guardato alla Svezia come a un buon vicino, un partner di ottime prospettive nei settori più diversi”. A partire dal 2011 però i contatti, sia economici, che politici, sono stati interrotti da parte di Stoccolma, che poi si è anche unita alle sanzioni UE.

In ogni caso, secondo il presidente finlandese Sauli Niinistö, Helsinki e Stoccolma decideranno separatamente il proprio ingresso nella Nato, nonostante la speciale commissione riunita al proposito, abbia proposto un ingresso simultaneo dei due paesi. L’eventuale associazione all’Alleanza atlantica, ha detto Niinistö, deve passare per un referendum nel paese; egli personalmente vorrebbe continuare lunga la strada sinora seguita dalla Finlandia nei rapporti con la Nato. La Russia, ha continuato Niinistö, considera tale blocco una minaccia e non desidera che questa si estenda alle proprie frontiere. Nel settembre scorso il primo ministro Juha Sipilä aveva dichiarato che “la posizione del governo finlandese è chiara. Anche per il futuro, vogliamo rimanere un paese fuori dai blocchi militari”; pur tuttavia, proprio nel programma di governo adottato nel maggio precedente – il cambio di gabinetto si era avuto in quel mese – non si escludeva la possibilità di fare richiesta di ingresso nell’Alleanza.

Sì, Mosca si sta avvicinando “pericolosamente” ai propri confini nordici; peccato che la manovra venga effettuata a rovescio.

Fabrizio Poggi

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