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Nasrallah (Hezbollah): ‘Wahabismo saudita disastroso come Israele’

Nel suo discorso per la Ashura – commemorazione per gli sciiti del martirio dell’Imam Husayn – il segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha trattato diversi argomenti di politica interna ed estera: la diffusione del wahabismo in Medio Oriente, la guerra in Siria, l’alleanza tra Israele e l’Arabia Saudita e la stagnazione politica nel Paese dei Cedri.

In merito al wahabismo – corrente religiosa del jihadismo salafita –  Nasrallah ha citato la conferenza religiosa sunnita di Grozny, dello scorso 25 agosto, che ha escluso “il wahabbismo come una delle scuole di pensiero del sunnismo”. La motivazione: il clima di terrore e la deriva jihadista (Al Qaeda e Daesh) hanno danneggiato “il vero volto  dell’Islam”. Secondo il leader sciita, che ha elogiato le parole di apertura e di stima nei confronti di Hezbollah da parte del gran mufti di Al Azhar, lo scontro non è tra sciismo e sunnismo, ma tra la galassia jihadista ed il resto dell’umanità. “A Grozny c’è stato una vera e propria svolta…..adesso c’è una vera e propria presa di coscienza contro il wahabismo saudita, finanziato dagli americani, che è dannoso come l’entità sionista”.

Riguardo al conflitto con Israele, Nasrallah ritiene che il governo di Tel Aviv sia incerto nell’intraprendere un nuova campagna militare contro Hezbollah, anche se prima o poi non perderà occasione per un nuovo intervento militare. “L’attuale congiuntura è propizia all’entità sionista visto che  gode  sia di una legittimazione tra i paesi arabi (sauditi e paesi del Golfo per primi, ndr) sia di nuovi finanziamenti. L’unica cosa che li dissuade è il fatto di non essere sicuri di vincere!”. In effetti le sue parole si riferiscono alla nuova alleanza geo-politica tra sauditi ed israeliani. Da una parte questa convergenza  punta ad isolare e contrastare i paesi della resistenza (Siria, Iraq, Libano e Palestina) e dall’altra mira a legittimare una sorta di “riconoscimento politico”  allo stato israeliano da parte degli stati arabi, a danno, ovviamente, del popolo palestinese e dei suoi territori occupati.

La stessa indecisione israeliana, diffusa sia dagli apparati di intelligence che dalla stampa, è legata alle incertezze emerse dopo il  disastroso conflitto del 2006.  I rischi sono diversi:Hezbollah ha aumentato considerevolmente il proprio arsenale bellico, i suoi soldati – 20mila oltre ad altri 15mila riservisti – hanno migliorato la loro capacità tattica e militare dopo 5 anni di conflitto in Siria e il suo esercito è in grado di poter fronteggiare qualsiasi tipologia di conflitto, dalla guerriglia allo scontro aperto.  Il governo di Tel Aviv, secondo diversi analisti militari israeliani, rischierebbe  una pioggia ininterrotta di missili (sono stimati circa 175mila testate di piccola e media gittata) e, molto probabilmente, un’invasione di Hezbollah nella sua parte settentrionale.

In merito alla guerra in Siria, che vede impegnati oltre 5mila combattenti di Hezbollah,  Nasrallah ritiene che la soluzione politica e diplomatica al momento sia “impraticabile”. La conferma è stata la tregua del 10 settembre scorso, siglata da USA e Russia, che praticamente non è mai cominciata. L’ambiguità degli americani ed il loro incondizionato sostegno alle milizie jihadiste, sia di Fatah al Sham (ex Al Nusra) che  di Daesh (con il bombardamento su DeirEz-Zor a danno delle truppe siriane lealiste), sono la conferma che l’obiettivo dell’amministrazione americana è quello di far cadere il regime di Al Assad “a qualunque costo e sostenendo chiunque”. Per quanto riguarda l’intervento di Hezbollah in Siria, il segretario ha rivendicato il fatto che “la  resistenza è stata in grado, insieme all’esercito libanese, di sigillare il Paese dei Cedri e di tenerlo al di fuori della devastante guerra siriana”.

La stessa stagnazione politica all’interno del Libano, infine, potrebbe, alla lunga, compromettere la stabilità del paese. La lotta per l’elezione del presidente della Repubblica, vacante da ormai 3 anni, è tra due leader della corrente dell’8 Marzo: SuleimanFranjieh, candidato delle forze moderate libanesi, e il generale Michel Aoun, leader della Corrente Patriottica Libera. La costituzione  libanese, retaggio del colonialismo francese, prevede la divisione delle cariche su base confessionale: la presidenza della Repubblica ad un maronita, quella del governo ad un sunnita e quella del parlamento ad uno sciita.

Il sostegno ad Aoun è ormai consolidato e trasversale perché comprende sia i suoi naturali alleati politici Hezbollah e Amal (sciiti) sia altri partiti come il Partito Socialista Progressista del druso Walid Jumblatt o addirittura il suo acerrimo nemico Samir Geagea, leader delle Forze Libanesi (destra maronita). L’unico partito  che si oppone  è il movimento Al Mustaqbal (Futuro) di Saad Hariri, leader sunnita della corrente 14 Marzo, al soldo dei diktat e del veto saudita.

“Il pomo della discordia è causa non delle nostre divergenze interne, ma, soprattutto, dal movimento Futuro”, afferma Nasrallah. In un recente discorso il leader di Hezbollah ha offerto la carica di primo ministro proprio ad Hariri per la formazione di un governo di unità nazionale, in cambio della convergenza di voti sunniti sul candidato presidenziale Aoun. La risposta ancora non è giunta, ma un sì del pupillo di Riyadh sarebbe un’ulteriore sconfitta nei confronti della politica estera della  potenza saudita che, attraverso lo stallo politico libanese, mira a controllare ed influenzare il Libano.

 

Stefano Mauro

 

pubblicato anche su http://nena-news.it/hezbollah-nasrallah-wahabismo-saudita-disastroso-come-israele/

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