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Libano. Aoun presidente, vittoria politica di Hezbollah

Alla fine tutto è andato come previsto: lunedì 31 ottobre il generale Michel Aoun, leader cristiano maronita della Corrente Patriottica Libera, è stato eletto presidente della repubblica libanese. Dopo circa tre anni di contrapposizioni e veti incrociati tra i due principali schieramenti politici libanesi (movimento “14 Marzo” filo saudita e filo-occidentale contrapposto al movimento “8 Marzo” filo siriano) si è velocemente arrivati all’elezione del  tredicesimo presidente della repubblica. Tutto in pochi giorni, dopo il sostegno del leader sunnita del partito Mustaqbal (Futuro), Saad Hariri, nei confronti del generale Aoun sancito pubblicamente con una dichiarazione congiunta per “il bene del Libano e dei libanesi”.

Il generale Michel Aoun, all’età di 81 anni, è rientrato finalmente alla Baabda, residenza del presidente della repubblica, dopo oltre 25 anni di assenza. Ricoprì, infatti, la carica di primo ministro negli anni ‘90, combattendo durante la guerra civile libanese contro il regime siriano e l’occupazione delle truppe di Hafez Al Assad. Fu costretto a scappare e chiedere asilo in Francia dove rimase per ben 15 anni.

É tornato in Libano nel 2005, pochi giorni dopo il ritiro delle truppe siriane dal Libano, ma, sorprendentemente e contro ogni aspettativa, ha avviato un dialogo politico che è sfociato nell’alleanza con il partito sciita e filo-siriano Hezbollah.  Alleanza politica che in questi dieci anni non è stata scalfita né nel 2006, con l’invasione del Libano da parte delle truppe israeliane, e nemmeno nel 2012 dopo l’intervento del movimento sciita nel conflitto siriano. La presenza militare di Hezbollah è stata anzi sostenuta dal leader maronita “per isolare il Libano dal terrorismo jihadista  e non farlo cadere  in nuove lotte armate intestine”.

Da lunedì, invece, dopo 45 sedute andate disattese in questi tre anni, il Libano ha un nuovo presidente. Al termine della seconda elezione con 83 voti su 127, il generale è stato eletto con la maggioranza assoluta. La sua elezione è stata sostenuta dai maroniti della “CPL”, partito del presidente, dagli sciiti di Hezbollah, dai maroniti delle “Forze Libanesi” del leader ed ex suo acerrimo rivale Samir Geagea, dai sunniti di “Mustaqbal” di Hariri e dai drusi del Partito Socialista Progressista del “camaleontico” Walid Jumblatt. I voti di astensione o contrari sono arrivati dall’altro partito sciita “Amal” del presidente del parlamento Nabih Berri che non “ha voluto ostacolare ulteriormente l’elezione del presidente, pur non condividendo la scelta di Aoun”, dall’altro candidato sconfitto Suleiman Franjieh (partito Marada) e dal partito delle Falangi.

Nel suo discorso d’investitura il presidente Aoun ha indicato i punti principali del suo programma: la riforma della legge elettorale “ormai datata e aliena dall’odierna realtà del Libano”, la volontà di combattere il terrorismo e di contrastare qualsiasi possibile focolaio di lotta armata jihadista e l’impegno per una soluzione del conflitto siriano che deve prevedere il rientro del milione di profughi siriani ospitati all’interno dello stato libanese. Nei prossimi giorni il neo presidente dovrà incontrare tutti i leader dei diversi partiti politici libanesi per la formazione del governo di unità nazionale e nominerà, quasi sicuramente, come primo ministro il sunnita Saad Hariri. 

Una nomina che, secondo molti analisti, non è legata ad un “baratto” in cambio della presidenza di Aoun, ma piuttosto è giudicata come una definitiva capitolazione di Hariri e dell’asse rappresentato dagli sponsor del leader sunnita: USA, Francia e Arabia Saudita. L’elezione del presidente, sostenuto fortemente da Hezbollah, è vista, infatti, come l’ennesima affermazione politica del partito sciita e del suo segretario generale, Hassan Nasrallah, vero mediatore in questi anni di stallo politico. La strategia politica seguita dal leader sciita è quella indicata e affermata in diversi suoi  discorsi: “nessun partito o confessione può e deve prevalere sull’altra all’interno della democrazia libanese e per far questo bisogna puntare sempre più al dialogo e  all’unità nazionale”. L’elezione di Aoun in Libano è l’ultima vittoria politica dell’asse rappresentato dall’Iraq, dall’Iran e da Hezbollah, sostenuti dalla Russia di Putin, nella regione mediorientale.

La sconfitta di Hariri, invece, è legata anche ai ripetuti fallimenti  politici avuti in questi anni: dal clima di delegittimazione politica  fomentato nei confronti di Hezbollah fino allo scontro armato ed alla creazione di gruppi jihadisti, nella zona settentrionale di Tripoli, per contrastare l’egemonia sciita nel paese. Tutti tentativi falliti miseramente.

La stessa stampa israeliana ha annunciato la nomina del nuovo presidente libanese con una nota polemica di collera. Il quotidiano Yediot Aharonot  ha titolato la vittoria del generale come “contraria e opposta agli interessi israeliani nel Libano, visto che con la vittoria di Aoun, l’influenza iraniana aumenterà e nessuno tenterà più di disarmare Hezbollah”. Ancora più esplicito e minaccioso il quotidiano filo governativo Israel Hayom che titola “l’elezione di Aoun indica che il segretario Nasrallah è il vero vincitore politico” visto che “Hariri, alleato dei sauditi, si è piegato ai diktat di Hezbollah e gli stessi cristiano – maroniti, una volta alleati di Francia, USA e Israele, hanno legato il loro destino a Nasrallah e all’Iran”. Se la reazione israeliana è questa, l’elezione di Aoun potrebbe essere veramente un cambiamento positivo per il Libano.

 

Stefano Mauro

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