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G20 in Argentina. Salta l’incontro tra Trump e Putin, ma non è il solo problema

Doveva essere il momento clou del vertice ma pare proprio che l’annunciato incontro tra Trump e Putin stia saltando. Donald Trump salendo sull’Air Force One che stava portando porta al G20 in Argentina, aveva affermato che è un “ottimo momento” per incontrare il collega russo  Putin. Ma una volta decollato l’aereo, ha inviato un tweet annunciando di aver deciso di cancellare l’incontro previsto per sabato a Buenos Aires. Il pretesto è la crisi nel Mar d’Azov tra Ucraina e Russia. “Sulla base del fatto che le navi e i marinai non sono ancora stati restituiti all’Ucraina dalla Russia, ho deciso che la cosa migliore per tutte le parti coinvolte è cancellare il mio incontro precedentemente previsto in Argentina con il presidente Vladimir Putin. Non vedo l’ora di avere un altro vertice significativo presto, non appena la situazione sarà risolta!” ha twittato Trump.

Del resto al G20 che incomincia oggi a Buenos Aires al centro delle discussioni sembra esserci la guerra commerciale e la questione dei dazi, soprattutto nei rapporti tra Stati Uniti e Cina.

il 28 novembre Trump ha nuovamente minacciato di imporre dazi anche sulle auto prodotte all’estero, e segnatamente anche in Europa. Ma sulla testa gli è arrivata la tegola della General Motors: che ha deciso di mandare a casa 15 mila lavoratori con la chiusura di ben sette stabilimenti negli Stati Uniti. Un’eventuale stretta sull’import di auto colpirebbe di sicuro anche la Germania. Il Fondo monetario continua a denunciare come i dazi Usa sul settore automobilistico peserebbero sulla crescita globale per almeno lo 0,7%. Per questo la presidente Cristine Lagarde chiede un’inversione di rotta nella guerra commerciale scatenata dagli Usa.

Infine in questi giorni si è aggiunta anche la crisi del Mar Nero, anche se non compare ufficialmente nell’agenda dei lavori. Canada, Regno Unito e Germania hanno condannato la Russia per l’intervento navale ai danni di Kiev, mentre il ministro degli Esteri italiano, Enzo Moavero Milanesi, ha esortato a evitare un’escalation. In un’intervista al Washington Post alla vigilia del G20, Trump si era limitato ad annunciare di essere in attesa di un report completo di quanto accaduto nel Mar d’Azov da parte del Pentagono e dei servizi di intelligence Usa e che quanto gli sarebbe stato riferito avrebbe determinato la posizione degli Usa. La scansione temporale lascerebbe intendere che la relazione dell’intelligence gli sia arrivata subito dopo il decollo dell’Air Force One. Un po’ grottesco per prenderla sul serio.

Sul vertice del G 20 incombono dunque tutte le tensioni internazionali accumulatesi nel tempo. I paesi del G20 rappresentano l’85% del Pil globale, due terzi della popolazione mondiale e il 75% del commercio internazionale. Si tratta in realtà di 19 paesi più l’Unione Europea. E in questo vertice il padrone di casa, l’Argentina, ha invitato anche Cile, Olanda, Jamaica, Singapore, Ruanda e Senegal, oltre alla Spagna, che non fa parte del G20 ma che viene comunque invitata a tutti i summit.

Il vertice a Buenos Aires dei paesi più ricchi del mondo non appare in grado di mettere mano alle proprie contraddizioni attraverso il ritorno alla concertazione dei vecchi tempi dell’unipolarismo Usa e del Washington consensus. Di fronte agli schricchiolii sempre più evidente dell’egemonia statunitense rimane la competizione, una guerra di tutti contro tutti.

 

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