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Sulla presenza di Potere al Popolo all’Acte IV dei Gilets Jaunes

«Per evitare di confondere la sensibilità con l’eversione fascista, stabiliremo dei limiti»

Abbiamo appreso dalla stampa nazionale della presenza di militanti di CasaPound venuti a Parigi per fare una comparsata alla manifestazione dei GiletsJaunes dello scorso sabato. Questa loro sfilata parigina è stata addirittura documentata da una giornalista del servizio pubblico, che, inconsapevolmente o no, ha persino intervistato un loro esponente, spacciandolo per semplice cittadino italiano venuto a dare il suo sostegno ai manifestanti francesi. L’esponente di Casapound in questione, ovviamente, si è prestato al gioco, guardandosi bene dal rivendicare la sua appartenenza politica. Precauzione tutto sommato inutile, ci permettiamo di suggerire, visto lo sconcertante sdoganamento progressivo di cui ha beneficiato negli ultimi tempi quest’organizzazione di stampo fascista da parte degli organi di stampa nazionali e dei loro esponenti più illustri (Mentana, loro non li blasti?).

Nessun giornalista del servizio pubblico ha invece contattato il gruppo di Potere al Popolo – Parigi, che pure ha portato in strada una presenza ben più numerosa. Eppure, avevamo annunciato la nostra partecipazione alla manifestazione di sabato scorso attraverso un comunicato che illustrava le ragioni politiche della nostra adesione. Eppure, abbiamo documentato il corteo a cui abbiamo preso parte con una lunga diretta sulla nostra pagina Facebook. Avrebbero potuto contattarci per saperne di più, avrebbero potuto facilmente trovarci all’interno del corteo in cui abbiamo manifestato, avrebbero potuto seguire la fanfara che ha più volte intonato le note di “Bella Ciao” durante tutta la giornata di protesta.

Hanno preferito, invece, ironizzare sui loro profili Twitter, recuperando dal dimenticatoio delle loro redazioni la retorica stantia degli opposti estremismi che finiscono per toccarsi. Non ce ne stupiamo. Perché siamo ormai tristemente abituati ad un giornalismo che per qualche punto di audit o per qualche retweet in più, preferisce legittimare di fatto la presenza di un’organizzazione neofascista nello spazio pubblico del nostro paese. Perché abbiamo fatto il callo ad un giornalismo pigro e superficiale, che invece d’interrogarsi sulle ragioni sociali e politiche che sono alla base di una tale mobilitazione di massa (qui e qui alcuni esempi di analisi interessanti ed approfondite che ci permettiamo di suggerire), preferisce per comodità la doppia ipocrisia che permette di spacciare i militanti di CasaPound come comuni cittadini e allo stesso tempo di attribuire loro un potere magico da moderno Re Mida, tale da rendere miracolosamente fascista tutto ciò con cui vengono a contatto.

E così, una mobilitazione socialmente eterogenea e politicamente variegata, dall’esito ancora tremendamente incerto come quella dei GiletsJaunes, è diventata irrimediabilmente ed irrevocabilmente “fascista”.

E cosi il militante neofascista Luca Marsella, membro di un’organizzazione i cui membri della sede di Bari sono da ieri finalmente indagati dalla magistratura per ricostituzione del partito fascista, è diventato un cittadino normale, un uomo qualunque, un “ragazzo sensibile”, venuto a Parigi per mostrare la sua solidarietà al popolo francese.

Ecco dunque quello che avremmo detto se qualche giornalista avesse posto ad un qualunque di noi la semplice domanda che è stata posta al camerata Marsella: «Perché siete qui?»

Potere al Popolo è sceso in piazza e lotta per dar voce agli/alle sfruttat*, e non con slogan vuoti e pure dimostrazioni di forza. D’altronde il popolo non ha a disposizione 8900 unità di forze armate equipaggiate di manganelli, flash-ball e lacrimogeni, né camionette con idrante annesso, né tantomeno quindici carri blindati e un elicottero. La militarizzazione nevrotica come strategia dello Stato suggerisce l’alienazione della classe dirigente dalle problematiche sociali e l’incapacità di interpretare il malcontento espresso dai propri cittadini.

Potere al Popolo è sceso in piazza al fianco di numerosi altri collettivi di realtà popolari e di sinistra di Parigi: gli/le student* medi e superiori in lotta contro l’aumento delle tasse universitarie per gli/le stranier* e contro la selezione discriminante nelle università (già in atto attraverso la piattaforma ParcoursSup), i collettivi delle periferie popolari parigine in lotta per maggiori servizi e risorse e contro le violenze poliziesche, i ferrovieri in lotta per garantire un servizio di trasporti pubblico e quindi non asservito alle logiche di profitto.

Potere al Popolo è sceso in piazza perché siamo studentesse e studenti, giovani ricercator* e lavorator* che vivono in Francia e subiamo sulla nostra pelle le scelte del governo francese. Siamo di fatto cittadin* di questa democrazia: rivendichiamo il diritto e il dovere di essere in piazza sabato in quanto vittime delle politiche di questo governo, tanto quanto i sindacalisti, gli/le immigrat* , gli abitanti delle zone periferiche, i collettivi LGBTQI+ e molti altri che non ne possono più!

Potere al Popolo è sceso in piazza per opporsi ad un governo neoliberale, perché riconosce nella lotta francese un malessere ma anche un obiettivo comuni: far fronte ad un governo elitista che ruba ai poveri per dare ai ricchi, anche quando si parla di temi di estrema importanza come l’educazione e la transizione ecologica, tra i tanti.

Potere al Popolo è sceso in piazza per evitare che le destra ne egemonizzi i temi, il linguaggio e gli slogan perché, nonostante la presa di coscienza esistente sulle contraddizioni importanti presenti nel movimento dei GiletsJaunes, la scena non può essere abbandonata per farla virare a destra.

L’ascesa dell’estrema destra, come ce lo ricorda bene la realtà nostrana (ma non solo), è un rischio concreto. Ancor meno da sottovalutare nella République francese, poiché nessuna prospettiva di una fase di dialogo e trattative si affaccia dal terrazzo del palazzo dell’Eliseo. Oltre alla debolezza e all’incompetenza di questo governo, questi sono i segnali di chi vive ormai nella paura.

Paura del disordine sociale.

Paura di un popolo che si risveglia.

Alla luce di tutto ciò, bisognerebbe piuttosto pretendere che i giornalisti chiedano il conto ai fascisti del perché erano in piazza con i comunisti, i sindacalisti, gli immigrati delle banlieues, la comunità LGBTQI+, ecc… e non il contrario. In fin dei conti, il sentimento di ingiustizia sociale e fiscale che sta crescendo nelle ultime settimane non fa altro che accelerare la politicizzazione dal basso del movimento, il quale costituisce l’elemento più importante ai nostri occhi e a quelli dei collettivi di sinistra.

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