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Lettera aperta ad Amnesty International Italia. Sul Venezuela

Sono sostenitore di Amnesty da almeno venti anni, avendo conosciuto l’organizzazione perché nella mia comunità Valdese vi era un gruppo costituito da molto tempo.

Le iniziative di Amnesty sul Venezuela mi avevano già scosso nel 2017, perché ho una conoscenza diretta di quel paese da varie fonti, informazioni notevolmente diverse da come sono trattate dai mass-media occidentali, italiani in particolare, decisamente manipolate e unilaterali, passate senza verificare le fonti, cosa che io invece faccio come è possibile.

Il Venezuela è oggetto di denigrazione perché in quel paese il quadro politico eletto ha scelto di operare per la parte emarginata della popolazione utilizzando i proventi del petrolio che precedentemente erano a favore delle Company, statunitensi in particolare, e dell’elite di quel paese, molto egoista e ricca, che esprime tra l’altro un odio viscerale per i poveri.

Nonostante che l’America Latina sia caratterizzata da grandi squilibri sociali ed economici, e nonostante vi siano paesi afflitti da grande violenza (vedi Colombia e Messico, ma non solo), o estrema povertà (Argentina), i mass-media concentrano attenzione e condanna solo per la dirigenza venezuelana al governo.

Il governo degli Stati Uniti d’America sta chiaramente operando per un cambio di regime a lui non gradito, visto gli interessi geo-economici in gioco, sostenendo in maniera palese quello che fino a poco tempo fa sarebbe stato definito senza problemi anche da noi un colpo di stato, appoggiandosi a partiti e persone chiaramente di destra (e addestrate dalla CIA) che attuano violenza gratuita, provocando centinaia di morti, come d’altronde avviene già in Colombia tramite bande para-militari.

La violenza non è mai da una solo parte, però quella del potere è giustificata se esercitata da governi occidentali e democratici, come attualmente avviene in Francia, ma in Venezuela è descritta solo come gratuita per imporre un regime che starebbe affamando il proprio popolo, ma incredibilmente ad Haiti esiste una situazione di fame e violenza a cui nessuno si sogna di dare aiuti umanitari o di descriverla.

Quello che ho imparato nella mia vita è che la guerra e la violenza non sono mai auspicabili, a cominciare dalle guerre “umanitarie” di cui l’occidente è stato ed è un solerte propugnatore, e quindi si deve favorire sempre il dialogo, ma nel caso del Venezuela solo il presidente eletto Maduro ha già accettato una mediazione, che l’opposizione ha respinto poco tempo fa, e sempre Maduro ha chiesto la mediazione del Papa, al contrario del signor Guaidò, che invoca un intervento armato contro il suo stesso popolo.

Peter Benenson è stato per me un esempio perché ha costituito Amnesty proprio per denunciare la violenza del Potere, ma nel caso del Venezuela il vero fautore della violenza è il presidente statunitense Trump, dalle molte frequentazioni e affermazioni razziste, ma nel caso del Venezuela si erge a difensore della libertà e della democrazia: io ho imparato a riconoscere la falsità negli atti concreti e non semplicemente da affermazioni formali e l’ho imparato proprio da Peter Benenson.

In queste ultime settimane è in corso una campagna mediatica, chiaramente orchestrata dagli Usa, sia per sostenere la legittimità di quello che ogni sincero democratico considera un golpista (Guaidò), che per manipolare la realtà dei fatti con continue notizie false e ingigantite (e subito nascoste quando puntualmente sono sbugiardate).

Che i governi alleati (?) degli USA si prestino servilmente a questa strategia golpista non mi stupisce, ma che Amnesty International si presti con una sua campagna, chiaramente squilibrata e mirata, contro il governo legittimo venezuelano, senza alcun senso critico, questo non solo mi scandalizza, ma mi amareggia e indigna profondamente, perché così si infanga e si scredita un patrimonio pluridecennale, che è valso anche un premio Nobel.

Io non sono un ingenuo, perché questa campagna di Amnesty contro il popolo del Venezuela è chiaramente tempestiva e mirata, e che vi sia un problema dentro Amnesty di corruzione dei valori me lo ha confermato una notizia del 23 febbraio scorso, passata quasi inosservata dalla stampa, della dimissione di sette dirigenti di Amnesty per l’operato del segretario generale Kumi Naindoo, con accuse di sessismo, bullismo, sfruttamento del lavoro, abuso e nepotismo.

Io non ho un grande potere, sono solo un semplice sostenitore che vi scrive sperando abbiate onestà intellettuale, ma è chiaro che non posso più sostenervi, né economicamente, né in altro modo, anzi, nel mio piccolo denunzierò la falsità di cui si è resa complice Amnesty International.

Avete il coraggio di denunciare la falsa campagna sul Venezuela voluta a Londra e a Washington?

Chiedete le dimissioni di Kumi Naidoo per indegnità?

Se lo farete avrete la mia stima e tornerò ad essere un vostro sostenitore, al contrario dovrò considerarvi solo falsi e falso ciò che proponete.

Roma 25 febbraio 2019

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4 Commenti


  • M

    Ero anch’io un sostenitore di A. I.; ma col tempo ho capito che qualsiasi cosa, dico qualsiasi cosa, faccia lo Stato canaglia che si chiama Israele, A. I. non dà cenno di intervenire. Chiaramente A. I. è una filiazione dell’altro Stato canaglia che si chiama USA.
    Bisogna stare molto attenti alle ONG perché non so, e non lo so sul serio, se ce ne siano di oneste.


  • Daniele

    Amnesty da molto, molto tempo ha assunto la fuzione di megafono della Casa Bianca e di Tel Aviv, io mi sono avvicinato solo una volta a questa organizzazione, ho ascoltato i discorsi e mi è bastato per capire che si tratta di una banda di borghesotti annoiati che fanno i buoni solo finchè gli conviene.


  • Mimmo

    Anche io ho lasciato Amnesty International da quando ho saputo di dirigenti di A. I. che nel contempo erano funzionari esecutivi (allora in carica!) del governo U.S.A.


  • Francesco Buffoli

    Ho collaborato per un anno con un gruppo di Amnesty. Nonostante la mia stima per quasi tutti i componenti, ho dovuto prendere le distanze nella misura in cui ho sentito parlare di interventismo umanitario, peace keeping e compagnia cantante. Rovistando nel carniere della storia ho scoperto altri orrori: l’appoggio incondizionato all’intervento in Afghanistan, il ruolo di primo piano ricoperto nel denunciare le presunte atrocità – mai dimostrate ma – utilizzate come pretesto per la prima guerra del Golfo. Davanti alle mie obiezioni, il gruppo si è trincerato dietro la linea ufficiale, il dirittumanismo (a targhe alterne, però) e si è prodotto in avvincenti arrampicate sugli specchi. In sostanza, condannare a morte un uomo è un crimine (sacrosanto, lo ribadisco con forza), ma annientarne milioni in nome della democrazia da esportare nel sangue è legittimo. Operando in questo modo si rischia di utilizzare il paravento della legalità formale per legittimare solo le violenze che arrivano dalla parte “giusta”, il che per me è francamente inaccettabile. Il caso Venezuela è quasi paradigmatico dell’atteggiamento doppiopesista e – mi dispiace dirlo, ma non posso esimermi – ipocrita che troppe volte Amnesty ha osservato e osserva tuttora. Come l’autore dell’articolo, sono profondamente amareggiato, ma forse l’errore a monte era mio: quando non si possiedono gli strumenti di analisi più efficaci (primo tra tutti, quello materialista, che vede le forze dell’economia muoversi dietro tutti i grandi processi) e si sfoderano i diritti umani ad hoc, a seconda dell’esigenza del momento, si perde totalmente credibilità,

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