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Francia, un Natale senza tregua…

L’ipotesi della tregua a Natale, formulata prima dalla dirigenza sindacale della CFDT e poi dall’UNSA, dopo gli incontri svoltisi mercoledì e giovedì tra Esecutivo e partner sociali, è di fatto stata rigettata dalla “base” delle due organizzazioni.

Il traffico ferroviario è tutt’altro che tornato alla normalità e resterà piuttosto perturbato anche durante il “grande esodo” delle feste natalizie: la direzione della SNCF ha assicurato il trasporto solo per circa metà dei 400.000 passeggeri che avevano precedentemente prenotato il viaggio.

Il 23 e 24 dicembre circoleranno solo 4 TGV – Treni ad Alta Velocità – e “Intercités” – Intercity – su 10…

E se la percentuale degli scioperanti nelle ferrovie è relativamente diminuita, le figure professionali fondamentali per il comparto restano fortemente mobilitate e gli scioperanti in queste categorie sono ben oltre la maggioranza.

Il venerdì mattina successivo all’annuncio del segretario dell’UNSA Laurent Escure, in ben 14 regioni – secondo il segretario della maggioritaria CGT cheminots Laurent Brune – gli aderenti all’UNSA (secondo sindacato nel comparto) continuavano lo sciopero.

In numerose assemblee generali nelle ferrovie gli iscritti dell’UNSA hanno votato per la continuazione dello sciopero, come per esempio a Parigi, Rennes o Lione.

Uno smacco per il segretario del comparto ferroviario UNSA, Didier Mathis, che prova a sminuire lo schiaffo subito dalla sua base affermando che “non hanno avuto il tempo per spiegare gli avanzamenti fatti in sede di colloquio” mercoledì e giovedì!

E proprio venerdì, con un comunicato congiunto della CGT e della SUD – terzo sindacato nel comparto – del settore ferroviario «chiamano gli scioperanti e l’insieme dei salariati ad impegnarsi nelle azioni che saranno organizzate i prossimi giorni e in particolarmente sabato 28 dicembre 2019, in tutta la Francia, con la parola d’ordine: non mollare».

Sulla giornata del 28 convergono tutte le componenti professionali della SUD, dalle ferrovie alla metro, passando per l’educazione e i trasporti urbani, che premono per farne «una giornata di mobilitazione e di azioni interprofessionali su tutto il territorio».

Sempre venerdì si è palesata la spaccatura all’interno della CFDT, con i ferrovieri che si sono espressi in maniera differente rispetto al segretario generale, Laurent Berger.

Sébastien Mariani – segretario aggiunto della CFDT – ha deciso di mantenere l’appello allo sciopero illimitato perché i miglioramenti ottenuti non sono sufficienti per garantire l’integrità dei diritti per tutti i ferrovieri.

La CFDT, il quarto sindacato nel comparto, è favorevole all’ipotesi “Grand-Père”, cioè dall’esclusione dalla riforma tutti coloro che rientrano nello Statuto dei ferrovieri, cioè assunti entro la fine di quest’anno, considerando che dal primo gennaio 2020 i neo-assunti non ne godranno più a causa della privatizzazione strisciante del settore.

Intanto domenica la SNCF ha assicurato un TGV su due, e quattro Treni Alta Velocità “economici” Quigo su cinque, in media un “transilien” che collega centro e periferia della regione parigina su cinque e solo un TER su dieci…

Non proprio un ritorno alla normalità.

Nella RAPT – la metro parigina – le assemblee generali hanno votato la continuazione dello sciopero fino a questo lunedì, alcune fino a giovedì.

L’UNSA ha respinto in blocco in questo comparto l’ipotesi di una tregua, criticando aspramente la dirigenza nelle stesse assemblee generali, ed evidenziando una spaccatura già palese dal 13 settembre, giorno dello sciopero della metro che ha paralizzato la capitale e del lancio dello “sciopero ad oltranza” dal 5 dicembre.

Una crepa che si approfondisce e che testimonia di come il baricentro dell’agenda della mobilitazione stia nelle assemblee generali dei lavoratori e non nelle segreterie.

Anche questa domenica, nel 14° giorno di sciopero consecutivo, il traffico della metro è stato piuttosto perturbato.

14 linee sono state chiuse – solo le due automatizzate 1 e 14 hanno funzionato regolarmente – la RER A è stata chiusa, mentre nella B – le linee che assicurano i collegamenti centro/periferia – ha viaggiato solo 1 treno su 3 e solo nel primo pomeriggio. Solo la linea dei tram ha viaggiato quasi regolarmente. La situazione lunedì sarà simile.

Per niente, un ritorno alla normalità.

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In generale, non sono poche le iniziative messe in campo dalla componente più militante della lotta. Un interessante reportage di Le Monde pubblicato questo sabato mostra come l’ipotesi di una tregua natalizia non sia minimamente considerata dagli scioperanti a Parigi, e coloro che – come gli insegnanti – sono in ferie si impegnano a sostenere comunque le mobilitazioni, per esempio dando man forte ai picchetti nei depositi degli autobus sempre più violentemente sgomberati dalle forze dell’ordine, od impegnandosi nella raccolta di fondi per le “casse di resistenza” degli scioperanti.

Un altro servizio uscito domenica, sempre dello stesso quotidiano, mostra come anche coloro che non possono mettersi in sciopero e magari sono costretti ad “aggirare” gli ostacoli agli spostamenti, sostengano gli scioperanti.

Emerge dalle interviste la coscienza di come il periodo per il “lancio” della riforma fatto dall’Esecutivo fosse stato scelto per contrapporre i lavoratori che si sarebbero mobilitati contro i cittadini; ma la cosa non sembra stia funzionando.

L’articolo del quotidiano riprende un sondaggio del giornale “più macroniano di Macron” – il JDD – in cui vengono riportati i risultati dei sondaggi più “bassi” sul sostegno allo sciopero.

«Secondo un sondaggio IFOP pubblicato domenica 22 dicembre da “Le JDD”, il 51% dei francesi sostiene ancora lo sciopero – erano il 46% il 1 dicembre, prima dell’inizio del movimento e il 53% dopo la prima mobilitazione del 5 dicembre»

Una interessante intervista di Libération al direttore di uno dei maggiori istituti di ricerca – l’Ifop – Frédéric Debi,  evidenzia come il sostegno allo sciopero, maggioritario tra i francesi, non sia espressamente legato alla collocazione geografica o all’uso o meno dei mezzi di trasporto quali treno o metro – solo 1/3 dei cittadini è colpito dall’astensione del lavoro – raggiunge il picco tra i lavoratori del pubblico (il 70%) e tra le fasce più giovani della popolazione lavoratrice.

I due campi “favorevoli” e “contrari” allo sciopero sono stabili e immutati, con Macron che può contare su uno “zoccolo duro” di consenso invariato dall’inizio di quest’anno e che ormai riguarda sempre più un elettorato “di destra”.

Da qui nasce un “cul de sac”, secondo il direttore dell’Ifop: «Per Emmanuel Macron è un problema e una soluzione. Una soluzione per il suo blocco di sostenitori, che tiene bene con l’apporto di un certo numero di simpatizzanti di destra – è la “santa alleanza” che ha sostenuto, nel passato, delle altre riforme difficili. Un problema, perché questo sostegno gli impedisce troppo di indietreggiare sul complesso della riforma, tranne che per i margini di concessione sull’età pivot. Perché è innanzitutto il suo marchio di riformatore che costituisce la sua legittimità di fronte al blocco dei suoi simpatizzanti».

Al di là delle dinamiche proprie del consenso, è l’agenda dettata dalla Commissione della UE già un anno fa, come ha ricordato Jean Luc Mélenchon leggendone le indicazioni durante il meeting parigino sulle riforma delle pensioni organizzato da “La France Insoumise” mercoledì scorso.

I tecnocrati di Bruxelles e il padronato francese – il Medef – sono i grandi sponsor della riforma…

Non ci sarà quindi alcuna tregua a Natale, e vedremo nei prossimi giorni al di là delle iniziative pubbliche già programmate fino al 9 gennaio – data della prossima mobilitazione “inter-categoriale” ed “inter-generazionale”, e che sarà il quarto sciopero generale in poco più di un mese – quali saranno le iniziative “coup de poign” di blocco di siti strategici, fatte insieme ai gilets jaunes sull’onda di quelle già effettuate.

Bisogna tenere conto che si profila una penuria di carburante per il blocco delle raffinerie ed altre azioni di “taglio” all’erogazione di energia alle aziende del CAC 40 (le prime 40 aziende quotate in borsa) da parte dei militanti della CGT, rivendicate fieramente dal sindacato.

Macron aveva chiesto una tregua, parole sprecate…

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