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62 anni dalla Rivoluzione a Cuba, la risposta più valida alla pandemia

A partire dalla fine del XIX secolo, il quartiere di San Isidro a L’Avana Vecchia si era trasformato in una zona a luci rosse. Un quartiere di gente umile, vessato dalla presenza dei marines statunitensi che sbarcavano in cerca di divertimento e di sesso a buon mercato. La sua vita è cambiata 62 anni quando la Rivoluzione ha trionfato nel 1959. Il quartiere dell’Avana, un tempo disprezzato, conta adesso su 14 ambulatori medici, una clinica di medicina tradizionale, una clinica veterinaria, tre asili nido, un giardino d’infanzia e quattro scuole”.

Lo ricorda Granma – ripreso e tradotto in italiano da Contropiano – commentando la presenza, ingigantita dai media internazionali, di “un gruppo di persone, 14 in totale, quattro delle quali appartenenti al cosiddetto ‘Movimento San Isidro’, che sono diventate il centro di un nuovo show controrivoluzionario, promosso e sostenuto dal governo statunitense”, proprio alla vigilia del 62esimo anniversario del trionfo della rivoluzione castrista.

Quello che conta però, oggi, non è tanto smascherare le fake news contro Cuba, confezionate a Miami al pari degli attentati di qualche anno fa, del resto, come dice il Papa, le calunnie sono forme di terrorismo, “qualcuno sgancia una bomba e poi va via”, quanto rendere noto quello che è davvero Cuba, l’Isola dove le persone hanno diritti e rispetto, istruzione e sanità uguali per tutti.

L’eredità di Fidel Castro sono oggi le cure mediche per tutti che hanno ottenuto di contenere la diffusione del virus (11 mila casi e 150 morti su 11 milioni di abitanti) al pari delle missioni mediche che hanno portato soccorsi negli altri paesi più provati dal Covid 19, Italia compresa.

Cuba, come ha affermato il suo attuale presidente, Miguel Diaz-Canel ha confermato tutte le aspettative politiche rivoluzionarie castriste, mentre ha stravolto le supposizioni della “Grande Stampa occidentale”, che aveva previsto — ed anche sognato — una svolta che avviasse Cuba sul cammino del capitalismo.

Invece Cuba prosegue nel dar continuità al suo processo rivoluzionario socialista. E questo giornale, insieme all’Associazione Padre Virginio Rotondi per un giornalismo di pace che lo promuove, vuole contribuire, con le sue modeste forze, a diffondere notizie e analisi veritiere su questo paese che insieme con il Venezuela, il Nicaragua e la Bolivia, rappresenta un laboratorio importante per un mondo che deve diventare multipolare, come chiede Papa Francesco.

Per questo FarodiRoma e l’Associazione Rotondi, con Cestes, Rete dei comunisti, Academia Rebelde e Nuestra America aderisce al capitolo italiano della Rete in Difesa dell’Umanità che è coordinata in Italia da Luciano Vasapollo e Rita Martufi.

Nell’intervento che pubblichiamo di seguito, il professor Vasapollo, che è un profondo conoscitore dell’evoluzione politica, economica e storica cubana, cercando di mettere a fuoco gli argomenti che il nuovo governo rivoluzionario cubano dovrà affrontare nel prossimo futuro, per risolvere questioni di ordine geostrategico, ed economico dando continuità e rafforzando il socialismo, osserva come davanti alla rinnovata conflittualità mossa dagli USA, Cuba continua il cammino della coesistenza pacifica nel l’autodeterminazione dei popoli.

Salvatore Izzo

Fidel vive nell’evoluzione storica rivoluzionaria

Una delle grandi capacità di Fidel è stata quella di costruire relazioni internazionali basate sull’esempio concreto della forza delle idee, della solidarietà attiva, con la sua capacità di dialogo anche con i paesi al di fuori del campo socialista.

Per queste ragioni, approfondendo un aspetto della questione da cui siamo partiti, il senso di dignità, appartenenza e orgoglio nazionale del popolo cubano, è molto contestualizzato nell’evoluzione storica rivoluzionaria.

Non può essere utilizzato indifferentemente in un paese imperialista o in un paese colonizzato. Cambia completamente il suo significato di classe. E lo dico tenendo conto delle pagine delle riflessioni di Gramsci nei Quaderni, del peso storico degli Stati e delle nazioni, delle differenze tra i popoli.

Ma la strada nazionale, oggi, è solo una possibile premessa di una rottura rivoluzionaria, ma non l’orizzonte. Il punto non è, o meglio, non sono solo Bolivia o Venezuela, Cuba e Italia. Il vero punto è, ad esempio, ALBA come idea di transizione.

Fidel e Chavez erano molto chiari su questo punto di costruzione politica nell’evoluzione storica. Qui inizia a raccontare la storia di una collaborazione sempre più stretta, uno scambio di solidarietà, la guerra dei mass media sempre subita dal leader venezuelano, ecc.

Ne abbiamo parlato in diversi libri e articoli, ed è anche dall’esperienza dell’ALBA che, come organizzazione politica, non crediamo nell’identificazione del partito rivoluzionario con il soggetto della rappresentanza politica delle classi subalterne. I tre fronti si avvicinano, ma ancora oggi non coincidono. Per questo, come Rete dei Comunisti in Italia, abbiamo in mente un partito di quadri con una funzione di massa.

Le sfide del socialismo nel 21 ° secolo – e questo è ciò che affrontano le rivoluzioni a Cuba e in Venezuela, cioè le relazioni internazionali tra popoli e governi rivoluzionari progressisti e democratici, che affrontano un capitalismo aggressivo, combattendo contro una crisi strutturale di più di trent’anni e con l’elaborazione di una strategia sistematica della guerra imperialista – sono complesse, soprattutto perché è necessario riprendere – dopo il 1989 – la via della costruzione della società socialista in modo che i riferimenti internazionali scompaiano.

I governi cubano e venezuelano hanno attuato misure molto avanzate di natura economico-sociale, egualitaria e universale oltre alle reali condizioni di sostenibilità della struttura economico-produttiva; ad esempio con una forte copertura assicurativa sociale universale che ha garantito e garantisce tuttora lavoro per tutti, alloggio per tutti, istruzione e salute gratuite per tutti, sport gratuiti per tutti.

Ratifico tutto quanto detto prima, solo un gigante della storia, un autentico rivoluzionario, antidogmatico come Fidel, può riconoscere immediatamente le potenzialità rivoluzionarie dell’esperienza bolivariana, da cui intuisce, e gli eventi che seguirono gli diedero la ragione, la centralità del leader, di ciò che Antonio Gramsci nel suo articolo giovanile dedicato a Lenin ha condensato nella parola Capo (Capo).

Oggi per tutti noi socialisti rivoluzionari si tratta di indicare chiaramente una delle basi teoriche più profonde del pensiero antimperialista e delle prospettive socialiste. Un riferimento che riesce ad andare oltre la particolarità e la contingenza per affermarsi come fondamento per tutte le rivoluzioni antimperialiste che hanno la capacità e la forza di proporre il salvataggio della cultura, inserendola, come ci ha insegnato Mariátegui, in un progetto di integrazione internazionale che è alla base della transizione ALBA.

* da FarodiRoma

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