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Haiti. Alcuni dei sicari del presidente sono stati addestrati dagli USA

Alcuni membri del commando che ha assassinato il presidente di Haiti, Jóvenel Moise, erano colombiani con alle spalle un addestramento militare in strutture delle Forze armate statunitensi. Lo riferisce in un ampio servizio l’agenzia Nova.news che riprende quanto affermato dal tenente colonnello Ken Hoffman, uno dei portavoce del Pentagono, in una dichiarazione al quotidiano “Washington Post”. “Una revisione dei nostri database di addestramento indica che un piccolo numero di individui colombiani detenuti nell’ambito di questa indagine aveva partecipato a precedenti programmi di addestramento e istruzione militare degli Stati Uniti, mentre prestavano servizio come membri attivi delle forze militari colombiane”, ha spiegato Hoffman, senza precisare però il numero esatto dei sicari in questione.

Secondo diverse ricostruzioni della stampa colombiana sulla base delle “confessioni” fatte da uno degli arrestati, il presidente haitiano Moise sarebbe stato ucciso su mandato del primo ministro uscente, Claude Joseph. Gli esecutori sarebbero sette dei 26 ex militari colombiani penetrati nella residenza presidenziale.

Agli esecutori materiali dell’omicidio, riassume l’emittente colombiana “Caracol tv”, era stata garantita immunità dal primo ministro Joseph in persona, in uno degli incontri “di alto livello” tenuti da giugno nella casa scelta come base logistica del colpo, poco lontano da quella di Moise.

Claude Joseph, era stato formalmente privato dell’incarico di primo ministro il giorno prima dell’omicidio, ed avrebbe promesso ai sicari non solo di non finire nelle maglie della giustizia, ma anche di poter ottenere il remunerativo incarico di organizzare la sicurezza del Paese.

Morto Moise, Joseph ha immediatamente dichiarato lo stato d’emergenza e conservato l’incarico che il presidente aveva dato il giorno prima ad Ariel Henry, lo stesso che nei giorni successivi avrebbe rivendicato l’esercizio del potere.

Il piano originale, secondo le testimonianze raccolte dagli inquirenti, prevedeva solo il sequestro del presidente, prova di una perdita di controllo del Paese, forzando le condizioni per un avvicendamento al potere. Un piano di cui comunque sarebbero stati a conoscenza solo una parte del commando di ex militari colombiani.

Gli altri sarebbero arrivati ad Haiti come contractors per missioni di sicurezza ben retribuite, per le persone più facoltose del quartiere residenziale di Port-au-Princ.

Secondo l’Fbi la mattina del 7 luglio, i sette esecutori materiali sono entrati nella villa del presidente Moisi con l’aiuto di tre uomini della Polizia di Haiti. Gli altri contractors del commando, apparentemente ignari dell’esito finale del piano, vengono lasciati fuori a garantire la sicurezza delle operazioni.

Poche ore dopo la morte di Mosi, Joseph ha decretato lo stato d’assedio certificando un’emergenza tesa a giustificare la sua permanenza al potere e decretando il coprifuoco.

Dell’operazione che ha portato all’omicidio di Moise, si sarebbe iniziato a parlare nel novembre del 2020 a Miami, tra alcuni dei protagonisti che sarebbero emersi nel corso del tempo: il venezuelano Antonio Intriago, direttore della Ctu security, l’agenzia di contractors che avrebbe organizzato – grazie anche ad altre tre analoghe imprese in Colombia – il reclutamento del personale. James Solages, uno statunitense di origini haitiane, divenuto parte dell’operativo e poi arrestato. Alla Polizia ha detto di essere stato coinvolto nell’operazione in qualità di semplice traduttore, convinto di eseguire un ordine di arresto della procura haitiana. Alcuni media avevano però ricordato che Solages nel passato era stato guardia del corpo di Dimitri Vorbe, uno dei funzionari della guardia presidenziale di Moise, oggi atteso dalla giustizia per chiarire il perché del mancato intervento a difesa del capo dello Stato. Al piano avrebbe contribuito anche un diplomatico haitiano, di cognome Azkard, e Christian Emmanuel Sanon, medico 63enne arrestato come uno degli autori intellettuali dell’azione. Il costo dell’operazione sarebbe stato di 30 milioni di dollari.

Il cambio di strategia, con la scelta di uccidere Moise, sarebbe stato comunicato ai contractors dallo stesso Joseph, nella più importante delle riunioni degli ultimi mesi con gli uomini del commando più direttamente coinvolti nell’operazione. Secondo la ricostruzione fatta da “Caracol Tv” questo cambiamento di obiettivo e delle regole di ingaggio non sarebbe stata accolta favorevolmente da tutti i contractors ingaggiati. Uno degli ex militari colombiani, Johnatan Rivera, avrebbe lasciato il Paese in disaccordo anche con il fratello, rimasto invece come membro dell’ operazione che ha portato all’omicidio del presidente haitiano.

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