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Francia. I giudici non accettano la verità sulla morte di Adama Traoré

I giudici si rifiutano di accettare la verità ma cercano di imporre la loro verità”, ha affermato Yassine Bouzrou, avvocato della famiglia di Adama Traoré, morto all’età 24 anni, il 19 luglio 2016, durante un arresto a Beaumont-sur-Oise (banlieue nord di Parigi) da parte di tre gendarmi, commentando la recente decisione dei giudici istruttori.

Questi ultimi hanno chiesto ai quattro medici belgi, che hanno consegnato una perizia nel gennaio 2021 mettendo in discussione l’azione dei gendarmi nella morte del giovane Adama, di rivedere il loro rapporto.

La perizia, diffusa lo scorso 27 gennaio, aveva concluso che Adama Traoré è stato vittima di “asfissia da costrizione”, causata da “compressione toracico-addominale” a seguito di “manovre di immobilizzazione di natura potenzialmente asfissiante” durante il suo arresto da parte dei tre gendarmi.

Il parere dei medici belgi avallava la verità politica che risuona da cinque anni in ogni piazza in ricordo della sua morte: Adama è stato ucciso dalla violenza sistematica e razzista della polizia.

La causa di morte è da imputare ad una pratica frequentemente utilizzata dalla polizia e dalla gendarmeria francese, ovvero quella del cosiddetto “plaquage ventral. Arrestato, ammanettato e portato in una camionetta, Adama è morto schiacciato sotto il peso dei tre gendarmi, per un totale di oltre 250kg.

Come rivelato da Mediapart qualche giorno prima della 5° Marcia a Beaumont-sur-Oise, i tre gendarmi coinvolti nel processo sono stati “decorati” e premiati nel 2019, mentre contro la famiglia di Adama e soprattutto contro sua sorella Assa si è scatenata una macchina vergognosa del fango alimentata dalla destra fascistoide di Le Pen e dai sostenitori reazionari di Macron.

Il 30 giugno scorso, i giudici avevano ordinato un esame medico complementare, poiché gli inquirenti avevano raccolto nuove testimonianze ed elementi medici.

Tuttavia, nell’ordinanza del 16 novembre, i giudici istruttori incaricati del caso chiedono ai medici belgi di presentare una nuova perizia prima del 15 febbraio 2022, a causa del recente decesso di uno dei quattro esperti belgi che avevano fatto la perizia precedente.

Se si contano le perizie ordinate dai giudici e le contro-perizie richieste dalla famiglia Traoré, questo sarà il decimo rapporto medico sulla morte di Adama.

Il recente accumulo di prove incriminanti contro i gendarmi sembra imbarazzare non poco i giudici istruttori”, ha detto l’avvocato Yassine Bouzrou, deplorando un caso giudiziario che si sta impantanando, con dodici giudici istruttori che si sono già succeduti durante questi cinque anni.

Il 27 settembre, Assa Traoré ha presentato una denuncia contro la giudice Françoise Foltzer, incaricata della fase istruttoria, per “occultamento di prove, falsificazione di un atto pubblico, aggravata dal fatto che i fatti sono stati commessi da un’autorità nell’esercizio delle sue funzioni, e tentativo di frode nel giudizio”.

Accusando la magistratura di esercitare pressioni sugli esperti medici “utilizzando elementi che non si trovano nel fascicolo dell’inchiesta e ai quali le parti civili non hanno accesso”, Assa Traoré ha anche denunciatola volontà della giudice di proteggere i gendarmi responsabili della morte di mio fratello Adama Traoré”.

Da 5 anni il Comité Vérité et Justice pour Adama lotta contro l’ingiustizia e l’impunità della polizia, le violenze poliziesche e il razzismo sistemico delle forze dell’ordine e degli apparati di Stato che in questi anni hanno screditato e infangato una battaglia che ha saputo fare breccia nell’opinione pubblica e creare un fronte di lotta con le famiglie delle vittime e gli abitanti dei quartieri popolari che vivono sulla loro pelle le brutalità dell’emarginazione sociale e della violenza razzista.

Pas de justice, pas de paix!

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