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Mondiali in Qatar? L’Italia per ora solo con le forze speciali e i parà dei carabinieri

C’è parecchia apprensione tra i tifosi della nazionale italiana di calcio. Riusciranno i nostri eroi a qualificarsi per la fase finale della World Cup 2022 in Qatar oppure si ripeterà l’indecorosa debacle dei mondiali di Russia 2018?

In attesa di conoscere quale sarà la sentenza sul campo di gioco ai play off del prossimo marzo, nei nuovi stadi e nelle strade di Doha sventola comunque l’italico tricolore grazie ad una missione addestrativa anti-terrorismo delle unità d’élite dell’Arma dei carabinieri.

Dal 14 al 17 novembre si è tenuta nel petroemirato l’esercitazione multinazionale denominata “Watan” per testare le forze di sicurezza e di pronto intervento che saranno schierate a “difesa” della prossima World Cup.

Tredici i paesi stranieri partecipanti: Francia, Portogallo, USA, Regno Unito, Kuwait, Pakistan, Giordania, Turchia, Spagna, Germania, Irlanda, Russia e Italia.

La task force italiana inviata in Qatar è stata composta da personale dell’Arma dei Carabinieri appartenente al GIS – Gruppo Intervento Speciale (reparto anti-terrorismo impiegato in Italia e all’estero, alle dipendenze del Comando Interforze per le Operazioni delle Forze Speciali) e al 1º Reggimento Paracadutisti “Tuscania” (unità d’eccellenza per le missioni militari di pronto intervento fuori area).

L’esercitazione “Watan” è stata promossa dal Premier e Ministro dell’Interno Sheikh Khalid bin Khalifa bin Abdulaziz al Thani, pure presidente del Comitato di Sicurezza del Mondiale FIFA 2022.

Le operazioni anti-terrorismo sono state coordinate dalla Direzione generale della Difesa civile del Qatar e sono state condotte, oltre che dalle forze straniere, da 28 organizzazioni militari, civili e di sicurezza qatarine.

E’ stata la più grande esercitazione per numero di unità e soggetti coinvolti mai effettuata all’interno del paese”, ha dichiarato il colonnello Mubarak Sherida Al Kaabi, al comando di “Watan”.

“Essa ha simulato la diversificazione di differenti scenari e sfumature basati su tutti i tipi di rischi potenziali, interni ed esterni, durante l’organizzazione dei Mondiali di Calcio in Qatar, dopo essere stati studiati da specialisti ed esperti nei settori inclusi nell’esercitazione”.

Watan ha rafforzato le misure predisposte dalle autorità per velocizzare le risposte in caso di situazioni di emergenza ed attuare i meccanismi di comando, controllo, cooperazione e integrazione tra le agenzie militari e civili”, ha aggiunto il colonnello Al Kaabi.

“Inoltre è stata possibile rendere ancora più stretta la collaborazione tra le forze straniere sorelle e amiche partecipanti, con lo scambio di buone pratiche nel settore sicurezza durante l’organizzazione di grossi eventi sportivi”.

Le attività addestrative si sono svolte negli impianti che ospiteranno gli incontri calcistici e culturali previsti per la World Cup, in alcune infrastrutture strategiche (linee ferroviarie, porti, aeroporti) e in centri alberghieri e turistici. Nel corso di “Watan” è stata ordinata la chiusura per un intero pomeriggio di una tratta della linea metropolitana di Doha.

In vista dei prossimi Mondiali di Calcio, il 15 marzo 2021 le forze di polizia di Italia e Qatar hanno firmato un protocollo di collaborazione bilaterale.

“Sarà messa a disposizione dei colleghi arabi la grande esperienza maturata dalle Forze di polizia italiane nella gestione delle manifestazioni di rilievo internazionale, come l’Expo Milano del 2015, il Giubileo straordinario della misericordia del 2015/2016, il G7 di Taormina del 2017 e da ultimo, in epoca di pandemia, i Campionati mondiali di sci alpino di Cortina”, riporta l’ufficio stampa della Polizia di Stato.

Il 14 marzo 2016 era stato firmato a Doha pure un Accordo tecnico tra il Comando della Lekhwiya Security Force dell’Emirato e il Comando generale dell’Arma dei Carabinieri per avviare programmi congiunti di cooperazione nell’ambito dell’addestramento e delle attività delle forze speciali nella “lotta al terrorismo” e nella “gestione dell’ordine pubblico”. 

Istituita nel 2004 dall’allora sovrano Sheikh Hamad bin Khalifa Al-Thani, la Lekhwiya è il corpo d’élite delle forze di sicurezza qatarine che sovrintende alle operazioni d’intelligence. E’ a lei che saranno affidati i compiti di “controllo” più delicati alla vigilia e durante i Mondiali.

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Mondiali in Qatar: non migliora la condizione dei lavoratori

L’ennesimo report di Amnesty International denuncia le condizioni di sfruttamento e pericolo per decine di migliaia di operai impegnati nella costruzione di stadi e infrastrutture.

Manca un anno all’inizio dei mondiali di calcio: il tempo perché il Qatar mantenga gli impegni di abolire il sistema denominato “Kafala” e di aumentare la protezione dei diritti dei lavoratori migranti sta scadendo.

Lo ha dichiarato il 16 novembre Amnesty International nel suo Reality check 2021una nuova analisi della condizione del sistema del lavoro in Qatar. Dalla ricerca emerge come nell’ultimo anno non vi siano stati progressi e alcune vecchie prassi siano tornate in auge, con la riemersione di alcuni dei peggiori aspetti del sistema del “Kafala” e la neutralizzazione delle recenti riforme.

Il “Kafala system” è una sorta di tutoraggio del datore di lavoro che ha come conseguenza pratica  il sequestro del passaporto del lavoratore, il quale in sostanza diventa prigioniero e non può decidere di lasciare il paese (la pratica è divenuta nota in un primo tempo per le decine di migliaia di donne che dai Paesi asiatici finiscono a fare le domestiche nelle case dei ricchi nei paesi arabi).

Nonostante le riforme legislative adottate dal 2017, la realtà quotidiana per molti lavoratori migranti resta drammatica. Mentre, con l’approssimarsi dell’inizio dei mondiali la situazione dei diritti umani in Qatar attira sempre maggiore attenzione, Amnesty International chiede alle autorità locali di prendere misure urgenti per ridare vita alle riforme prima che sia troppo tardi.

«Le lancette dell’orologio continuano ad andare avanti, ma non è ancora troppo tardi per tradurre le promesse in azioni concrete. Le autorità del Qatar devono attuare interamente il loro programma di riforme. Se non lo faranno, ogni progresso fatto finora sarà stato vano»ha dichiarato Mark Dummett, direttore del programma Temi globali di Amnesty International.

«L’atteggiamento compiacente delle autorità del Qatar sta lasciando migliaia di lavoratori migranti alla mercé dello sfruttamento da parte dei loro datori di lavoro: molti non sono in grado di cambiare impiego e rischiano di essere privati del salario. Hanno scarse possibilità di ottenere rimedi, risarcimenti e giustizia. E dopo i mondiali, il futuro di chi resterà in Qatar sarà ancora più incerto», ha aggiunto Dummett.

Nell’agosto 2020, il Qatar aveva adottato due leggi per porre termine ai limiti, posti ai lavoratori migranti, di lasciare il paese e cambiare impiego senza il permesso del datore di lavoro. La loro completa applicazione avrebbe colpito al cuore il sistema del “Kafala”, che invece continua a vincolare i lavoratori ai datori di lavoro.

Pur non prevedendo ancora il diritto dei lavoratori di aderire a sindacati, il processo di riforme era iniziato già nel 2017, attraverso limitazioni all’orario di servizio per il lavoro domestico, la costituzione di tribunali del lavoro per favorire l’accesso alla giustizia, l’istituzione di un fondo per risarcire i salari non pagati, l’introduzione del salario minimo e la ratifica di due importanti trattati internazionali.

La mancata attuazione delle riforme ha fatto sì che lo sfruttamento continuasse.

Sebbene il Qatar sulla carta abbia cancellato l’obbligo, per la maggior parte dei lavoratori migranti, di chiedere e ottenere il permesso di uscire dal Paese e di cambiare lavoro attraverso un certificato di nulla-osta da parte dei datori di lavoro, questi ultimi riescono ancora a bloccare i trasferimenti dei lavoratori e a tenerli sotto controllo, chiedendo ad esempio somme esorbitanti – in alcuni casi, cinque volte superiori al salario mensile – per concedere il nulla-osta, che dunque di fatto, pur essendo stato abolito per legge, rimane in vigore.

Le organizzazioni che difendono i diritti dei lavoratori migranti e le ambasciate degli stati d’origine in Qatar hanno rilevato che se non si è in possesso di qualche documento scritto da parte del datore di lavoro, le possibilità di cambiare lavoro diminuiscono. Questa situazione ha dato luogo a una sorta di commercio dei nulla-osta assai lucrativo per i datori di lavoro privi di scrupoli.

Tra le altre pratiche illegali che rendono difficile cambiare impiego si segnalano il trattenimento dei salari e dei bonusl’annullamento del permesso di soggiorno e le denunce di “latitanza”.

Nella sua analisi, Amnesty International ha anche rilevato che i ritardati o mancati pagamenti dei salari e dei bonus contrattuali rimane una delle principali forme di sfruttamento subite dai lavoratori migranti in Qatar. A questa si aggiungono le difficoltà di accedere alla giustizia e il divieto di organizzarsi in sindacato per difendere i propri diritti.

Nell’agosto 2021, Amnesty International aveva denunciato la mancanza di indagini, da parte delle autorità del Qatar, sulle decine di migliaia di morti di lavoratori migranti, nonostante fossero emerse prove della relazione tra questi decessi e la mancanza di sicurezza sul lavoro. Nonostante l’introduzione di alcune misure di protezione, restano ancora grandi situazioni di rischio: ad esempio, non è previsto un periodo di riposo obbligatorio proporzionale alle condizioni climatiche o al tipo di lavoro.

Le statistiche ufficiali del Qatar mostrano che dal 2010 al 2019 sono morti 15.021 stranieri di ogni età e occupazione ma che le cause del decesso sono inattendibili.

Il fatto che un’elevata percentuale di decessi sia attribuita a “disturbi cardiovascolari” rischia di oscurare l’altro fatto che un gran numero di decessi resta senza spiegazione. Questo è quanto indicano anche i dati provenienti dagli stati dell’Asia meridionale, dai quali arriva la maggioranza dei lavoratori in Qatar.

«Il Qatar è uno degli stati più ricchi al mondo ma la sua economia dipende da due milioni di lavoratori migranti. Ognuno di loro ha il diritto di essere trattato equamente e di ottenere giustizia e risarcimenti», ha commentato Dummett.

«Il Qatar potrebbe farci assistere a un torneo che tutti potremmo ricordare, se inviasse segnali chiari contro lo sfruttamento, se punisse i datori di lavoro che violano le leggi e se proteggesse i diritti dei lavoratori. Ma così ancora non è» ha concluso.

Amnesty International si è rivolta anche alla Fifa, organizzatrice dei mondiali di calcio del 2022, affinché adempia alle sue responsabilità di identificare, prevenire, mitigare e porre rimedio a rischi per i diritti umani collegati all’evento sportivo. Tra questi rischi, vi sono quelli per i lavoratori dei settori dell’ospitalità e dei trasporti, in forte espansione in vista dell’inizio dei mondiali.

La Fifa deve chiedere, in forma privata e pubblica, al governo del Qatar di attuare il suo programma di riforme nel sistema del lavoro prima del calcio d’inizio dei mondiali.

* da Riforma.it

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