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L’Unione Europea non può dare lezioni sui diritti umani

L’organizzazione Human Right Watch ha pubblicato il suo rapporto annuale sulla violazione dei diritti umani e in questo c’è anche un sostanzioso capitolo che riguarda l’Unione Europea.

Nonostante le indicazioni della Commissione europea di marzo e aprile su migrazione e asilo nel contesto della pandemia di Covid-19, compreso l’ obbligo di garantire l’accesso all’asilo anche durante la chiusura delle frontiere , alcuni Stati membri hanno sospeso de jure o de facto le procedure di asilo.

Nel rapporto annuale di HRW ci sono accuse ben precise ai paesi membri della Ue, soprattutto in materia di respingimento dei migranti. L’organizzazione denuncia il supporto dato da Bruxelles anche nel 2021 a regimi che commettono abusi pur di tenere i migranti e i richiedenti asilo lontani dalle sue frontiere. Una linea, quella attuata da Bruxelles, che secondo l’Ong costituisce una prova tangibile dell’enorme distanza fra la retorica comunitaria sui diritti umani e la pratica.

Gli esempi più lampanti citati nel rapporto sono la militarizzazione e l’emergenza umanitaria al confine tra la Bielorussia e la Polonia, e i respingimenti in atto sulle altre frontiere esterne dell’Ue. “In più di un’occasione abbiamo visto che l’impegno dell’Unione europea sui diritti umani tende a vacillare quando il gioco si fa duro”, ha detto Benjamin Ward, vice direttore per l’Europa e l’Asia Centrale di Human Rights Watch.

“In un momento in cui le persone soffrono e vedono i loro diritti minacciati dentro e fuori dal territorio comunitario, abbiamo bisogno di una Unione europea disposta a schierarsi in loro difesa”, ha auspicato.

Human Rights Watch ha ribadito che spetta ai leader democratici il compito di dimostrarsi all’altezza delle sfide nazionali e globali e di garantire che la democrazia mantenga le sue promesse.

Nel 2021, nel contesto della pandemia di Covid, il bilancio su questo fronte viene valutato come deludente in quanto i governi democratici si sono maggiormente concentrati su questioni politiche a breve termine, non riuscendo ad affrontare le questioni più urgenti dell’emergenza climatica, della disuguaglianza, dell’ingiustizia razziale e della povertà.

“La crisi della salute pubblica causata dalla pandemia di Covid-19, le misure di blocco e la conseguente recessione economica hanno avuto un impatto sproporzionato sulle persone che vivono a basso reddito o in povertà” è scritto nel rapporto.

La dipendenza dagli aiuti alimentari di emergenza, un indicatore chiave della povertà, è aumentata in tutta l’UE nel corso dell’anno. La European Food Bank Federation ha stimato che la domanda di cibo a giugno è aumentata del 50% in più rispetto all’anno precedente. Le reti nazionali di banche alimentari in Grecia , Irlanda e Spagna e in alcune regioni italiane hanno riportato aumenti del 50% o più durante la pandemia. I fornitori di cibo di emergenza hanno espresso preoccupazione per il fatto che alcuni gruppi, inclusi gli anziani, i migranti privi di documenti, le famiglie monoparentali (prevalentemente guidate da donne), nonché le famiglie con bambini privati ​​dei pasti scolastici a causa della diffusa chiusura delle scuole, facevano sempre più affidamento sugli aiuti alimentari in molti paesi.

Ma le violazioni più rilevanti, secondo HRW, riguardano immigrazione e asilo, discriminazione e intolleranza, povertà e disuguaglianza, stato di diritto e politica estera comunitaria. Il rapporto ha evidenziato che gli Stati membri hanno fatto pochi passi avanti nello sviluppo di politiche migratorie basate sui diritti umani e nell’equa condivisione delle responsabilità sui migranti, i richiedenti asilo e i rifugiati, mostrando segnali di intesa solo sulla chiusura e l’esternalizzazione delle frontiere a scapito dei diritti umani.

Ad esempio, pur avendo evacuato migliaia di cittadini afghani da Kabul nel mese di agosto, hanno offerto un numero di posti per il reinsediamento di rifugiati afghani inferiore al bisogno.

I Paesi Ue hanno continuato a collaborare con Paesi come la Libia, nonostante i gravi e dimostrati abusi contro i migranti e i rifugiati, mentre Frontex, l’Agenzia europea per la gestione delle frontiere, respinge le accuse mosse nei suoi confronti e rifiuta di aprire le dovute indagini, ignorando le prove sempre più numerose degli abusi commessi ai confini dell’Ue.

Hrw ha ricordato che Croazia, Grecia, Cipro, Ungheria, Slovenia, Spagna, Lituania, Lettonia e Polonia hanno praticato dei respingimenti e che gli ultimi tre Paesi hanno anche modificato la propria legislazione per dare una copertura legale a queste pratiche illecite. La Danimarca ha adottato una legge che consente di trasportare i richiedenti asilo in un Paese terzo per l’esame delle loro richieste e ha creato un pericoloso precedente eliminando la “protezione temporanea” per le persone provenienti da Damasco e dalla regione circostante.

Le autorità francesi hanno sottoposto i migranti al confine con il Regno Unito a trattamenti degradanti, in una maldestra strategia politica per scoraggiare gli arrivi nel Nord del Paese. I gruppi che difendono i diritti dei migranti e dei rifugiati in Grecia, Italia e Cipro, fra gli altri, si sono dovuti confrontare con un ambiente ostile che talvolta è sfociato in azioni legali.

La pandemia di Covid-19 ha innescato un aumento degli incidenti razzisti e xenofobi contro minoranze nazionali o etniche, inclusi insulti verbali, molestie, attacchi fisici e incitamento all’odio online. L’ Agenzia per i diritti fondamentali (FRA) dell’UE ha preso atto delle segnalazioni di incidenti razzisti legati alla pandemia nella maggior parte degli Stati membri dell’UE nel periodo febbraio-marzo, che hanno preso di mira in particolare persone di origine asiatica o che si ritiene siano di origine asiatica, ma anche rom, musulmani, ebrei, richiedenti asilo, e le persone con disabilità. La FRA ha affermato a luglio che la pandemia è sempre più sfruttata come pretesto per attaccare le minoranze già soggette a discriminazione, incitamento all’odio e crimini ispirati dall’odio, in particolare sui social media. Ci sono state segnalazioni di forze dell’ordine discriminatorie delle restrizioni legate al Covid-19.

La FRA ha osservato a settembre che l’antisemitismo rimane un problema in Europa e ha invitato i paesi dell’UE a fare di più per affrontare la sottostima e le lacune nella raccolta dei dati.

Ad aprile, il Forum europeo sulla disabilità ha affermato che le persone con disabilità devono affrontare ostacoli nell’accesso al supporto basato sulla comunità e ai dispositivi di protezione durante la pandemia. Il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa (CdE) ha invitato i paesi europei a incorporare i punti di vista delle persone con disabilità nel processo decisionale, prevenire l’interruzione dei servizi di supporto e affrontare i rischi aggiuntivi nelle istituzioni chiuse, anche spostando le persone da queste istituzioni tanto quanto possibile.

I Rom hanno continuato a subire discriminazioni in materia di alloggio, lavoro, istruzione e assistenza sanitaria. Le Open Society Foundations hanno notato ad aprile che Bulgaria, Ungheria, Italia, Romania, Slovacchia e Spagna non hanno risposto con un’attenzione proporzionata al rischio molto più elevato di morte per Covid-19 nelle comunità rom. Un’indagine della FRA del 2019 , pubblicata a settembre, ha rilevato che i Rom in cinque paesi dell’UE e nel Regno Unito non possono permettersi beni di prima necessità “come cibo sano o riscaldamento” e fino a un quinto dei loro bambini va a letto affamato.

Inoltre, nel 2021 il rispetto dello stato di diritto è stato messo in discussione in diversi Paesi membri. La Polonia e l’Ungheria sono finite più volte sotto la lente di ingrandimento a causa degli attacchi mossi ai diritti delle persone Lgbtq, all’indipendenza della magistratura e alla libertà di stampa, ai diritti delle donne e a determinati gruppi della società civile, come i difensori dei diritti delle donne.

La situazione in entrambi i Paesi ha provocato reazioni forti da parte di alcune istituzioni europee, tra cui spiccano le sentenze della Corte di giustizia dell’Unione. Ma se la retorica degli Stati membri è stata ferma nel condannare questi attacchi allo stato di diritto e alle istituzioni democratiche, Hrw ha fatto notare che sono mancate le azioni concrete previste dalla procedura dell’articolo 7 del Trattato sull’Unione europea, così come l’attivazione di sistemi per condizionare l’invio di fondi al rispetto dei principi dell’Ue.

D’altra parte le risposte di molti Stati al razzismo, alla violenza e alla discriminazione verso le donne, le minoranze etniche e religiose, le persone Lgbtq e con disabilità, si sono spesso rivelate inadeguate e, in qualche caso, hanno persino aggravato le violazioni dei diritti.

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