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Mali. Attacco a base francese. Muore un soldato, militari italiani nei rifugi

Un soldato francese è stato ucciso nel pomeriggio di sabato 22 gennaio durante un attacco a colpi di mortaio contro la base militare di Gao (Mali). A renderlo noto in Italia è il sito specializzato Analisi Difesa.

Il soldato francese è Alexandre Martin del 54° Reggimento artiglieria di Hyères. Si tratta del 53° militare caduto nell’ambito delle operazioni contro i jihadisti in Sahel (prima l’Operation Serval poi, dal 2014, l’Operation Barkhane).

L’attacco di sabato ha colpito la base avanzata nel nord del Mali utilizzata anche dai contingenti europei della Task Force Takuba, incluso quello italiano.

“La Base Operativa Avanzata di Gao, in Mali, è stata colpita da colpi di mortaio da parte di forze ostili alla coalizione internazionale a guida francese, che opera in Sahel nell’ambito dell’Operazione Barkhane” ha reso noto ieri sera il ministero della Difesa italiano precisando che “non si registrano feriti italiani ed il personale è in sicurezza.

I soldati del contingente italiano sono inquadrati nella Task Force Jacana. Si tratta di circa 20 militari che fanno parte dello staff del Comando e del National Support Element distaccato a Gao, durante l’attacco si sono rifugiati all’interno di appositi bunkers che garantiscono la loro incolumità. Il contingente italiano è composto di 250 effettivi inquadrato nella Task Force Rotary Wing Jacana,

Ma i problemi per la presenza militare francese nei paesi africani non si limitano solo al Mali. Martedì scorso infatti altri quattro soldati francesi erano rimasti feriti, ma nel vicino Burkina Faso, a causa di un ordigno esplosivo improvvisato che aveva colpito il loro veicolo.

In Burkina Faso, militari ribelli hanno preso il controllo della caserma Lamizana Sangoule nella capitale Ouagadougou, chiedendo riforme dell’esercito e cure migliori per i soldati e le famiglie dei feriti nella guerra ai jihadisti. Un esponente dei ribelli ha detto all’agenzia AP che i militari chiedono condizioni di lavoro migliori per l’esercito, incluso l’incremento degli arruolamenti e una migliore assistenza sanitaria e previdenziale per i feriti e le famiglie dei caduti.

Il governo ha negato si tratti di un colpo di stato ma i ribelli hanno chiesto anche la destituzione dei vertici militari e dell’intelligence mentre altre caserme sembrano essersi unite alla rivolta e manifestanti hanno incendiato il quartier generale del partito al governo (Movimento popolare per il progresso -MPP). del presidente Roch Marc Christian Kabore, a Ouagadougou.

 

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