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L’armistizio senza fine di Christian. Rifugiato e migrante di circostanza

Christian è partito stamane alla volta di Monrovia, Liberia. L’ultima volta era scappato nel 2013 a causa di una guerra chiamata ‘Ebola’, malattia che ha contagiato e ucciso migliaia di persone a cominciare dalla confinante Sierra Leone.

All’età di vent’anni, a causa della guerra civile nel suo Paese nel 1996, era fuggito in Costa d’Avorio e, da rifugiato aveva imparato il mestiere di meccanico, mettendo così a profitto i 5 anni passati nel Paese.

La guerra in Liberia passa in Costa d’Avorio e l’Alto Commissariato pei i Rifugiati lo trasporta, assieme a esuli di altre nazionalità, fino in Cameroun. Il destino di Christian sembra giocare a nascondino per altri 9 anni che passa in un campo di rifugiati. Impara altri mestieri che gli saranno utili al momento del ritorno in patria, nel 2009 dove pensa finalmente di ricostruire la sua vita sconnessa.

Non aveva però pensato alla guerra di Ebola, che ha seminato morte e distruzioni nel suo in altri Paesi limitrofi. Alla morte di buona parte della sua famiglia per la malattia, affronta un altro esodo dal suo Paese.

Attraversa la Costa d’Avorio, tenta il Ghana, sfiora il Togo e, consigliato da amici, pensa di raggiungere l’Algeria che gli hanno descritta come un cantiere a cielo aperto. Non è mai riuscito a raggiungerla perché, malgrado i tre tentativi effettuati, alle frontiere lo hanno puntualmente espulso e deportato nel Niger.

In questo Paese lavora come barbiere per mantenersi per un paio d’anni finchè un giorno, arrestato e accusato ingiustamente di frode, è detenuto per oltre due anni nella prigione centrale di Niamey.

In carcere sopravvive come può coi piccoli mestieri che nel frattempo ha imparato nei soggiorni forzati nei campi profughi. Meccanico, autista, idraulico, barbiere, fabbricatore di stuoie e commerciante di tutto ciò che in carcere permette di resistere.

Finalmente liberato, dopo essersi ripreso dalla mortale avventura carceraria, contatta l’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni per un rimpatrio ‘volontario, in patria.

I suoi tre figli sono in Costa d’Avorio, ormai grandi e la maggiore ha dato alla luce una bimba che spera di abbracciare presto. La madre dei suoi figli l’aspetta ancora e, se possibile, la farà venire in Liberia dove la famiglia paterna ha una casa e dei terreni. Christian mostra la tessera di vaccinazione obbligatoria per il viaggio di ritorno e, il giorno prima di partire passa per salutare e ringraziare.

Chiede una preghiera per il viaggio, un ricordo e promette che, una volta a destinazione, manderà un messaggio e la foto della nipote a cui hanno affidato il nome Peace, Pace.

 Niamey, marzo 2021

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1 Commento


  • Carmen Secchi

    Suerte por el viaje y la familia de Cristian,!

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