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Guerra in Ucraina. Battaglia decisiva a Severodonetsk. Empasse sui corridoi per il grano. Cina e India aumentano l’import di petrolio russo

Il destino “del nostro Donbass” verrà deciso nella battaglia per Severodonetsk, ha dichiarato il presidente ucraino,  Zelensky, in un videomessaggio pubblicato ieri sera. “Severodonetsk rimane l’epicentro dello scontro nel Donbass dopo questa giornata, il 105mo giorno di guerra su vasta scala”, ha sottolineato il capo di Stato ucraino.

Zelensky ha poi ammesso che la battaglia per Severodonetsk è probabilmente una delle più difficili del conflitto iniziato lo scorso marzo. Lo Stato maggiore delle forze armate ucraine, ha affermato che in direzione di Severodonetsk, le truppe russe “hanno proseguito il bombardamento delle pozioni ucraine con mortai, artiglieria e lanciarazzi multipli”, si legge nel rapporto. L’esercito russo ha aperto il fuoco contro infrastrutture civili nelle aree di Severodonetsk, Lysychansk, Privilege, Ustynivka, Horske e Katerynivka. “Gli occupanti hanno lanciato un attacco aereo su Toshkivka e hanno effettuato un assalto senza successo.

Tra ieri sera e la notte scorsa è stato bombardato per due volte dall’esercito russo l’impianto chimico Azot a Severodonetsk, dove si sono rifugiati i militari ucraini portando con sé circa 800 civili, esattamente come accaduto alle acciaierie Azovstal di Mariupol.

Fonti russe affermano che in alcune zone della regione di Severodonetsk, e ormai quasi interamente controllata dalle forze armate russe, i militari russi superano di 10 volte i difensori ucraini. A dichiararlo è stato il portavoce del ministero della Difesa di Mosca, Oleksandr Motuzyanyk. ” Severodonetsk è un obiettivo strategico, dopo di che cercheranno di effettuare operazioni di assalto a Lysychansk, tagliare le vie di comunicazione e da lì continuare l’offensiva nel Donbass”. La versione russa viene confermata, attraverso Telegram, anche dal governatore ucraino della regione di Lugansk, Sergei Gaidai, secondo il quale le forze armate russe “controllano una gran parte di Severodonetsk. La zona industriale è ancora nostra e non ci sono russi; la battaglia si sta ora combattendo nelle strade della città”.

Conferme arrivano anche dal report quotidiano dei servizi di intelligence britannica secondo cui il Gruppo di forze orientale russo “ha anche aumentato gli sforzi per avanzare a sud di Izium dove si erano bloccati ad aprile, dopo che le forze ucraine avevano fatto buon uso del terreno per rallentare l’avanzata russa”. “La Russia probabilmente cerca di riguadagnare slancio in quest’area per esercitare ulteriore pressione su Severdonetsk e per avere la possibilita’ di avanzare piu’ in profondita’ nell’oblast di Donetsk”, scrive l’intelligence britannica che monitora la situazione militare sul fronte.

Le autorità militari di  Kiev hanno rilevato che nella direzione di Zaporizhzhia, che i russi controllano per circa il 60%, sono state aumentate le postazioni di artiglieria, così come è stata rafforzata la presenza di truppe in direzione di Kharkiv, con l’obiettivo di impedire che gli ucraini riconquistino i territori occupati vicino al confine con la Russia; sempre a tal fine, le posizioni ucraine nella regione di Kharkiv sono soggette a continui bombardamenti.

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In Ucraina è caccia ai “traditori”. I prigionieri dell’Azovstal trasferiti in Russia

La portavoce dell’Ufficio statale ucraino per le indagini, Tetiana Sapian, ha dichiarato che sono in corso diverse indagini su persone sospettate di collaborare con le forze russe, come riporta l’agenzia di stampa Ukrinform. Si calcola che ci siano 480 persone arrestate in Ucraina e accusate di tradimento e collaborazione con la Russia. Secondo il Kyev Indipendent ha suscitato particolare scalpore il caso del deputato Oleksiy Kovalyov, parlamentare del partito del Presidente Volodymyr Zelensky, che si è recato nell’Oblast di Kherson occupato e viene accusato di aver sostenuto pubblicamente l’occupazione russa. L’Ufficio di Stato per le indagini ha aperto un procedimento penale contro il deputato.

Nel Donetsk è arrivato al terzo giorno di udienze il processo contro i due mercenari britannici Sean Pinner e Aiden Aslin e il marocchino Saaudun Brahim. Secondo l’agenzia russa Tass, sono più di 1.000 i prigionieri ucraini detenuti dall’esercito russo dopo la resa all’acciaieria Azovstal a Mariupol, che sono stati trasferiti in Russia per indagini.

La Tass ha aggiunto che le autorità hanno in programma di aumentare il numero di prigionieri trasferiti in Russia “al termine degli interrogatori”; e ha sottolineato che a Mosca ci sono già più di 100 detenuti, “tra i quali mercenari stranieri che si sono arresi a Mariupol”. Secondo quanto riferito dal comando militare russo il 20 maggio scorso, dalle strutture delle acciaierie in cui si erano trincerati per più di due mesi uscirono più di 2.400 soldati ucraini, molti dei quali membri del battaglione nazionalista Azov.

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L’Ucraina blocca ancora i corridoi per il grano

Nell’incontro tra Russia e Turchia tenutosi ad Ankara l’8 giugno, il Ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu ha suggerito che, come parte di un piano delle Nazioni Unite per riavviare le esportazioni di grano ucraino, le navi da guerra turche potrebbero sminare i porti ucraini e scortare le navi ucraine per garantire un passaggio sicuro fino al Mediterraneo. La Russia dal canto suo si è detta disponibile ma ha ribadito che è responsabilità dell’Ucraina sminare i propri porti e che non è necessaria alcuna ulteriore azione da parte della Russia per continuare le spedizioni di grano. L’Ucraina, che non è stata invitata ai colloqui, afferma di aver bisogno di garanzie che la Russia non userà il corridoio marittimo “sminato” per portare avanti i suoi attacchi alle città costiere come Odessa. Il ministro degli Esteri Lavrov ha dichiarato che la Russia non approfitterebbe del corridoio per attaccare il porto di Odessa.

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Cina e India aumentano l’importazione di petrolio dalla Russia

Cina e India hanno aumentato significativamente gli acquisti di petrolio dalla Russia, approfittando dei prezzi più favorevoli dovuti al blocco delle importazioni decretato dalle sanzioni dai Paesi occidentali contro la Russia.

Stando a quanto riferisce il quotidiano economico giapponese “Nikkei”, gli ultimi dati dimostrano come gli acquisti di Cina e India stiano limitando di molto l’effettiva efficacia delle sanzioni occidentali nel limitare gli introiti della Russia. Secondo i dati stilati da Refinitiv, il mese scorso la Cina ha importato via mare 800 mila barili giornalieri di petrolio dalla Russia: un incremento di oltre il 40 per cento rispetto al mese di gennaio, che non tiene conto del petrolio greggio russo importato dalla Cina attraverso gli oleodotti. Il volume delle importazioni dimostra, secondo “Nikkei”, che Pechino “sta deliberatamente acquistando petrolio greggio russo a basso costo”. Quanto all’India, tra gennaio e maggio le sue importazioni di petrolio russo via mare sono passate da zero a quasi 700 mila barili giornalieri. Inoltre Le esportazioni cinesi sono cresciute a due cifre a maggio, superando le aspettative di mercato, grazie al riavvio delle fabbriche e all’allentamento degli ostacoli logistici dopo che le autorità hanno ridotto gradualmente le restrizioni anti-Covid a Shanghai. Anche le importazioni cinesi sono aumentate per la prima volta in tre mesi

 

 

 

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