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Cina e Russia: i limiti della relazione “potenzialmente senza limiti”.

Xi Jinping è in visita ufficiale a Mosca. È il secondo colloquio faccia-a-faccia con Putin dal 24 febbraio 2022, il primo in Russia, dopo quello avvenuto a Samarcanda al vertice SCO. Prima dell’inizio della nuova fase di guerra, c’era stato l’incontro pre-Olimpiadi di Beijing con un vero e proprio show dedicato alla “partnership potenzialmente senza limiti” tra Cina e Russia.

Quell’incontro è stato variamente interpretato come Putin che chiede il permesso a Xi per avviare l’attacco, come Xi che cerca di dissuadere Putin, come Putin che fondamentalmente inganna Xi (è l’opinione espressa più volte da Caracciolo su Limes, ma anche da un importantissimo intellettuale cinese come Wang Yiwei che ha paragonato la mossa di Putin a quella di Mao che avviò la “seconda crisi dello stretto di Taiwan” dopo un incontro con Kruscev in cui non era stata data nessuna informazione alla parte sovietica).

Uno degli effetti pratici della visita è un invito di Xi a una nuova visita di Putin in Cina.

La formula “senza limiti” è stata più volte rivendicata da parte russa. Da parte cinese è stata usata una volta, nell’incontro tra ministri degli esteri del 31 marzo 2022, e poi è stata tranquillamente abbandonata. Da un anno la Cina rivendica una posizione neutrale nel conflitto in Ucraina.

Una “neutralità” che ha visto Beijing aderire ad alcune delle sanzioni a Mosca, mentre rafforzava altri legami economici. Una “neutralità” in cui la parte cinese ha mantenuto rapporti molto più stretti con la parte russa che con la parte ucraina. La formulazione più in voga negli ultimi mesi è “la Cina e la Russia si sono impegnate a non allearsi, a non scontrarsi e a non prendere di mira terze parti nello sviluppo dei nostri legami”.

La pace secondo Beijing

La visita di Xi è stata più volte annunciata (per la verità era stata data anche la notizia che a giugno 2022 Xi aveva rifiutato un invito a Mosca) e alla fine si è materializzata dopo la pubblicazione della “Posizione cinese per la soluzione politica alla crisi in Ucraina”.

Nei giorni precedenti all’arrivo di Xi a Mosca, Putin ha svolto una visita di persona a Mariupol, nei territori annessi il 30 settembre alla Federazione Russa. Se c’è un limite esplicito al rapporto Cina-Russia, è questo: dall’inizio del conflitto in Ucraina la Repubblica Popolare Cinese rifiuta il cambiamento dei confini internazionali senza solidi appoggi di diritto internazionale.

Tanto che Beijing non ha mai riconosciuto la Crimea come territorio russo in seguito al referendum del 2014, tanto meno ha riconosciuto i referendum e le annessioni del 2022.

Nella posizione in 12 punti resa pubblica dalla Cina il 24 febbraio 2023, “Rispettare la sovranità di tutti i paesi” è il primo punto: “Le leggi internazionali universalmente riconosciute, inclusi gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite, devono essere strettamente osservate. La sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale di tutti i paesi deve essere efficacemente mantenuta. Tutti i paesi, grandi o piccoli, forti o deboli, ricchi o poveri, sono membri eguali della comunità internazionale. […] L’applicazione equa ed uniforme delle leggi internazionali dovrebbe essere promossa mentre i doppi standard devono essere respinti”.

Mentre i giornali occidentali sono pieni di paralleli tra annessione dei territori russofoni e possibile annessione di Taiwan, per la Cina Popolare la questione dell’Isola è l’esatto contrario: la comunità internazionale riconosce Taiwan come legalmente parte della Repubblica Popolare, riconoscerne l’indipendenza formalmente sarebbe una rottura della legalità internazionale e delle sovranità cinese.

Gli articoli reciproci

La visita di Xi è stata preceduta da uno scambio di articoli dei due leader sui rispettivi giornali ufficiali.

Xi Jinping ha pubblicato su Rossiskaya Gazeta – quotidiano ufficiale del governo russo – un articolo in cui ribadisce i 12 punti per la soluzione del conflitto.

Putin ha pubblicato sul Renmin Ribao – quotidiano ufficiale del Comitato Centrale del Partito Comunista – un articolo in cui dà il benvenuto all’impegno cinese per la pace, ma il riassunto di Putin è leggermente diverso dalla formulazione cinese e non si parla del rispetto della sovranità di tutti i paesi: “Siamo grati alla Repubblica Popolare Cinese per il suo approccio equilibrato alla questione ucraina, comprendendone il contesto storico e le cause reali. Accogliamo con favore la volontà della Cina di svolgere un ruolo costruttivo nella risoluzione della crisi.

Come i nostri amici cinesi, la Russia sostiene la stretta osservanza della Carta delle Nazioni Unite e il rispetto delle norme del diritto internazionale, compreso il diritto umanitario. Sosteniamo il principio dell’indivisibilità della sicurezza, che viene palesemente violato dalla NATO. Siamo profondamente preoccupati per gli atti irresponsabili e del tutto pericolosi che possono minare la sicurezza nucleare globale. Le sanzioni unilaterali illegali sono inaccettabili e devono essere revocate.” (Traduzione del canale Ombre Italo-Cinesi).

Armi e commercio

Tra le linee rosse che la “neutralità filo russa” della Cina non ha ancora attraversato da febbraio 2022 c’è il sostegno militare diretto a Mosca. A febbraio lo Spiegel e il Wall Street Journal hanno annunciato di avere dei leak di intelligence sulla vendita di droni cinesi alla Russia. La compagnia coinvolta sarebbe la Xi’an Bingo Intelligent Aviation Technology, una compagnia privata.

Pochi giorni dopo Kyrylo Budanov – capo dei servizi segreti ucraini – ha commentato: “Ad ora non penso che la Cina voglia trasferire armamenti alla Russia. Non ne vedo segni che questa cosa sia anche solo discussa”. Commentando la visita di Xi, Borrell ha dichiarato: “Posso dirvi una cosa sola: non ho prove che la Cina abbia dato armi alla Russia e che stia pianificando di farlo […] Se la Cina stesse fornendo armi, lo sapremmo”.

D’altra parte bisogna tenere conto che il commercio d’armi è una realtà complessa, e diabolica. Mente Xi è ancora in visita a Mosca, l’esercito ucraino ha effettuato un bombardamento sulla Crimea con droni Mugin 5 Pro, di produzione cinese.

Le prime dichiarazioni in uscita dagli incontri bilaterali riportano impegni ad approfondire il commercio e l’uso dello Yuan negli scambi con altri. Putin ha vantato che “il commercio russo-cinese nel 2022 ha raggiunto il record storico di 185 miliardi di dollari. Si prevede che quest’anno Russia e Cina non solo raggiungeranno il traguardo di 200 miliardi di dollari di scambi, che avevamo concordato con i nostri amici diversi anni fa, ma supererà anche questo traguardo”.

La composizione del commercio pubblica dalle dogane cinesi mostra che dopo una prima adesione alle sanzioni in cui sono diminuite sia le esportazioni sia le importazioni, l’export dalla Cina verso la Russia è ritornato ai livelli di inizio 2022. Il valore dell’import dalla Russia invece cresce rispetto a inizio 2023. Una parte importantissima di questa crescita ovviamente il comparti energetico, dove la Cina sta comprando a prezzi decisamente di favore. È da notare che altrettanto sta facendo l’India, che però nel frattempo ha deciso di allinearsi al tetto di 60 dollari al barile stabilito dal blocco NATO.

E la parte ucraina?

Prima della visita di Xi a Mosca era stato annunciato anche un incontro bilaterale con Zelensky. Mentre durante i giorni della visita, la CNN ha riportato invece che la telefonata non è ancora stata organizzata ma ci si sta lavorando.

Se questo incontro ci sarà, potrebbe essere il segnale che davvero la Cina potrà giocare un ruolo di mediazione (anche se in ogni caso la cessazione delle ostilità non arriverà magicamente per interposizione di Xi), altrimenti è probabile che per molti altri mesi vedremo la diplomazia cinese ripetere la sua posizione senza entrare nel ginepraio ucraino.

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