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L’escalation ucraina, per decreto…

Nonostante io trovi buffe moltissime cose, inclusa buona parte di quelle che la gente non trova buffe affatto, nel decreto presidenziale 17/2024 firmato ieri da Zelensky non c’è nulla di buffo.

Il nocciolo del provvedimento è noto, se ne è parlato anche sui media italiani: “Il Consiglio dei Ministri dell’Ucraina con il coinvolgimento di esperti internazionali, rappresentanti dell’Ukrainian World Congress, studiosi, e del pubblico, dovrà elaborare e sottoporre al Consiglio di Difesa e Sicurezza Nazionale dell’Ucraina un piano d’azione per preservare l’identità nazionale degli ucraini che vivono nella federazione Russa, incluse le terre storicamente abitate da loro (Kuban, Starodubshchyna, Slobozhanshchyna settentrionale e orientale all’interno delle moderne regioni della Federazione Russa di Krasnodar, Belgorod, Bryansk, Voronezh, Kursk e Rostov“.

Al di là dell’esistenza o meno della minoranza ucraina in Russia, ad ogni modo, quello che è interessante è chi deve occuparsi di far rispettare i suoi diritti: il Consiglio di Difesa e Sicurezza Nazionale, ovvero i militari.

Chiaramente non si tratta di un dispositivo d’annessione, ma oltre a scopi quali contrastare la disinformazione russa e raccogliere prove di crimini contro la minoranza ucraina vi è l’accenno a una “collaborazione tra gli ucraini e i popoli schiavizzati dalla Russia“.

Ed è chiaro che se gli USA sono contrari, come hanno più volte detto, ad azioni militari su territorio russo, il discorso sarebbe ben diverso se queste azioni venissero compiute dai suddetti “popoli schiavizzati”, o in loro nome.

Non sarebbe di certo la prima volta e il tutto può essere realizzato, naturalmente, anche in caso di infausta conclusione del conflitto in Ucraina. Anzi, a maggior ragione in caso di conclusione infausta.

Oltre a questo decreto, Zelensky ha anche annunciato che sottoporrà all’attenzione del Parlamento una proposta di legge che garantisca la doppia cittadinanza agli ucraini della diaspora, ai loro discendenti (tranne che “per i cittadini del paese aggressore“, ovvero la Russia, il che ne esclude un bel po’) e a chi ha combattuto in difesa dell’Ucraina in questo conflitto.

Cosa che da un lato va nella direzioni di attirare quanti più combattenti possibile (e che non so quanto successo avrà, vista la situazione), e dall’altro di attirare investimenti, cosa forse ancora più pressante.

Il tutto inserito nel tradizionale discorso del 22 gennaio, data che commemora l’Akt Zluky, l’Atto di Unificazione tra la Repubblica Popolare Ucraina e la Repubblica Popolare dell’Ucraina Occidentale firmato a Kiev il 22 gennaio 1918.

L’Unione ebbe vita breve, come è noto, ma è considerata l’antenata dell’odierna repubblica ucraina e come tale celebrata, in maniera trasversale e generalmente priva dei connotati para-fascisti che altre date portano con sé.

Il discorso di oggi, devo dire, è stato bello (io sono abbastanza sensibile alla retorica romantico-nazionale). Lo trovate qui in video (https://www.youtube.com/watch?v=gbD-EL9LTfA&t=595s), mentre qui c’è il testo in inglese.

Una sola nota stonata – molto stonata, almeno a mio parere – al di là del solito ‘Slava Ukraini’ finale per il quale ho perso le speranze, e che allego nella foto. La maglietta con la scritta in inglese “I’m Ukrainian” e lo stesso slogan ripetuto prima in ucraino, poi in inglese. Una caduta di stile.

Intanto, Lavrov ha parlato al Consiglio di Sicurezza dell’ONU (qui tutto il discorso: https://www.youtube.com/watch?v=GzMULuMOAZU), ribadendo l’interesse della Russia a negoziare e risolvere il conflitto in maniera diplomatica, e ha esortato le parti a lasciar perdere le “surreali” proposte di pace ucraine e prendere in considerazione le proposte russe “finché c’è ancora tempo“.

Frase che non pare promettere nulla di buono.

* da Facebook

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