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Israele chiude Al Jazeera per nascondere il genocidio dei palestinesi

Ieri il governo Netanyahu ha approvato all’unanimità una disposizione con la quale si impone la chiusura delle trasmissioni di Al Jazeera in Israele. L’emittente qatariota è una delle poche voci rimasta a trasmetterci le notizie sui crimini sionisti nella striscia di Gaza.

Già in aprile la Knesset, il parlamento israeliano, aveva approvato una legge con questo scopo, ma senza conseguenti iniziative concrete (al di là del criminale bersagliamento dei giornalisti da parte dell’IDF). Ora Tel Aviv, su proposta diretta del primo ministro e del ministro delle Comunicazioni Karhi Shlomo, ha deciso di agire.

La “macchina ben oleata di istigazione di Al Jazeera“, così chiamata da Shlomo, dovrebbe essere bloccata per un massimo di 45 giorni, e solamente all’interno di Israele e a Gerusalemme Est. Ma il provvedimento prevede anche il sequestro delle attrezzature dell’emittente.

Infatti, in concomitanza con l’annuncio della decisione, agenti israeliani in borghese hanno fatto irruzione in una stanza di albergo di Gerusalemme Est, usata da Al Jazeera. Lì hanno confiscato telecamere e altre apparecchiature, ed è difficile immaginare che i giornalisti possano fare il proprio lavoro senza.

La rete qatariota “condanna fermamente e denuncia questo atto criminale che viola i diritti umani e il diritto fondamentale di accesso alle informazioni“. Anche l’ufficio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite si è immediatamente espresso chiedendo il ritiro del divieto imposto.

La Foreign Press Association, che rappresenta i giornalisti che lavorano per canali internazionali in Israele, Gaza e Cisgiordania, ha scritto che “Israele entra a far parte di un discutibile club di governi autoritari“. Ed è bene riconoscerlo, anche se è successo da decenni, non solo ora con questa decisione.

Oltre a mostrare di non aver nulla in comune con la democrazia liberale, la decisione di Tel Aviv ha una valenza politica significativa. Il Qatar, sede dell’emittente, è tra i mediatori principali delle trattative tra Hamas e Israele, che si sono però arenate in un nulla di fatto, quasi in contemporanea al provvedimento del governo sionista.

Quest’ultimo voleva gli ostaggi continuando a dichiarare che avrebbe portato a termine il massacro: una condizione che rendeva impossibile qualsiasi vera trattativa e dunque inaccettabile per Hamas, che ne voleva invece il ritiro dalla Striscia. I suoi delegati sono tornati a Doha, in Qatar appunto, e Tel Aviv ha annunciato che presto continuerà le operazioni su Rafah.

La chiusura di Al Jazeera è la pietra tombale su qualsiasi trattativa. Senza giornalisti scomodi a riprendere le forze armate, Israele raggiunge un altro suo obiettivo: oscurare quanto più possibile quello che avverrà nel sud della Striscia.

Tel Aviv vuole portare a termine il genocidio e vuole meno sguardi possibili, ed ha approntato tutto il necessario per farlo. In questo poco tempo bisogna intensificare al massimo la solidarietà internazionale e la lotta ai governi che sostengono Israele.

Non si può stare in silenzio mentre un altro genocidio viene consegnato alla storia.

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1 Commento


  • Pasquale

    Ma fino a poco tempo addietro gli occidentali Italiani in primis non dicevano che Israele è la più grande democrazia del med. or. e che per questo bisogna difenderla? Adesso non sbraitano più. Vergogna!!!

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