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Influenze straniere in Georgia: la UE finanzia i media “indipendenti”

La vicenda della Georgia, dopo le elezioni che hanno visto la vittoria del partito Sogno Georgiano e il disconoscimento dei risultati da parte delle opposizioni e dell’ormai ex presidente Salomé Zourabichvili, ha preso i contorni delle scontro internazionale giocato attraverso gli strumenti della guerra ibrida.

Alle proteste di piazza si sono affiancate le dichiarazioni di condanna dei vertici occidentali e l’inasprimento del regime dei visti – da parte di USA e paesi baltici – per i funzionari georgiani. Intanto, Tbilisi ha messo in pausa il processo di adesione alla UE, e di conseguenza il tema è rientrato anche nel dibatitto intorno ai possibili nuovi membri della Comunità Europea.

Marta Kos, commissaria all’Allargamento, in audizione alla Commissione Affari Esteri del Parlamento Europeo, si è infatti espressa sui candidati ad entrare nella UE. Ha innanzitutto ricordato i limiti di un percorso che vede almeno 150 decisioni da prendere all’unanimità, rendendo dunque necessaria un’ampia collaborazione tra tutti gli stati membri.

Ha ovviamente accennato all’Ucraina, al Montenegro e alla Moldavia, della quale la vita politica, a suo avviso, è fortemente condizionata da influenze russe. Ma se per questi paesi, per ora, il processo di adesione continua, la Georgia rappresenta il caso in cui “possono verificarsi anche battute d’arresto“, ha detto.

Ovviamente, questo ha portato anche a congelare i fondi europei di cui Tbilisi aveva fino ad oggi goduto. “La Commissione – ha specificato – ha già trattenuto più di 100 milioni di euro di finanziamenti, a diretto beneficio delle autorità georgiane, e stiamo valutando ulteriori riassegnazioni“.

Proprio la questione delle riassegnazioni ha assunto i contorni dell’idiozia che siamo ormai fin troppo abituati a vedere nell’Occidente in crisi. Di questi milioni bloccati, infatti, 8,5 sono già stati riallocati verso “organizzazioni della società civile e media indipendenti“, e altri 7 potrebbero essere ridestinati ad “attività di comunicazione“.

L’obiettivo è quello di contrastare “la disinformazione diffusa dalla leadership di Sogno Georgiano“. Si tratta, insomma, di un imponente intervento straniero sui media, e dunque sulla dialettica politica del paese caucasico: proprio quel tipo di “influenza straniera” che era al centro delle limitazioni della legge approvata da Tbilisi a maggio, e da cui sono originate le proteste sostenute dall’Occidente.

Non che l’opinione pubblica georgiana sia ferocemente anti-occidentale, anzi. Un sondaggio effettuato a fine 2023 dal National Democratic Institute (NDI), con sede a Washington e certamente non di simpatie filo-russe, ha registrato che quasi i tre quarti della popolazione del paese preferisce affiliarsi all’Occidente, quando si parla di politica estera.

Allo stesso tempo, però, la metà di questo 75% vuole mantenere buone relazioni con Mosca, per evidenti necessità di ‘buon vicinato’, se così vogliamo chiamarlo. Ma la logica che ormai governa le centrali imperialiste euroatlantiche non esistono più vie di mezzo: o si è completamente asserviti agli interessi occidentali, o si è dei nemici.

La sospensione dell’accordo per facilitare i visti tra UE e Georgia per i titolari di passaporti per il servizio diplomatico verrà votata definitivamente a fine gennaio. Un’altra mossa che serve, da parte di Bruxelles, a continuare il braccio di ferro verso il governo georgiano, in questa corsa all’escalation che non accenna a fermarsi.

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