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“Gli europei? Una palla al piede…”. La chat dei trumpiani al bar

L’ora del dilettante al vertice del potere mondiale. Difficile resistere alla tentazione di ironizzare pesantemente sul clamoroso incidente occorso alla parte di amministrazione Trump che doveva discutere se e come attaccare con i bombardieri alcune basi Houthi nello Yemen, dopo i lanci di missili contro le navi, di passaggio nello stretto di Aden, dirette in Israele o in paesi complici di Netanyahu.

Una riunione super-segreta – tra il vicepresidente J.D. Vance, il ministro della difesa Pete Hegseth, il consigliere per la sicurezza nazionale Mike Waltz, l’inviato speciale per il Medio Oriente e la guerra in Ucraina Steve Witkoff, il direttore della CIA John Ratcliffe, la direttrice dell’Intelligence nazionale Tulsi Gabbard e altri – era stata organizzata con una chat su Signal, confidando nel super-controllo delle tecnologie Usa sulla rete.

Ma “l’elemento umano” resta a quanto pare insopprimibile e quindi nella lista è stato inserito per errore anche il direttore di The Atlantic Jeffrey Goldberg. Il quale ha ricevuto il 11 marzo una richiesta di unirsi alla chat  da un contatto chiamato “Mike Waltz”. È stato poi aggiunto ad un’altra intitolata “Houthi PC small group”, come fosse un “normale” funzionario di altissimo livello dell’amministrazione.

Praticamente una discussione su una decisione di guerra fatta in pubblico. Goldberg ci ha pensato un po’ su e poi ha ovviamente sparato un articolo-bomba che mette in pessima luce tutti i partecipanti e rischia di costare il posto, in primo luogo, a Waltz (che cavolo di “consigliere alla sicurezza” sei se non sai manco organizzare una chat riservata?).

Quasi immediatamente una delle tante “gole profonde” in contatto con i giornalisti ha fatto sapere che si sta valutando la rimozione di molti funzionari coinvolti perché “È stato incauto non controllare chi fosse nella chat. È stato incauto discutere di queste cose su Signal. Non puoi avere un consigliere per la sicurezza nazionale così imprudente“.

Ironia a parte, però, l’incidente è rivelatore su molte questioni che riguardano sia il livello di serietà dei vertici Usa, sia alcune contraddizioni interne al gruppo dirigente, sia e forse soprattutto il modo vero con cui guardano al resto del mondo.

Il che scioglie parecchi dubbi di interpretazione su cosa voglia davvero fare “l’America” in questa fase. Aiuta insomma a fare analisi più realistiche e taglia le gambe a quanti – dalla Meloni in giù – si affannano a spiegare che “non si può fare a meno degli Usa”. Se gli Usa vogliono fare a meno di te, che ci vuoi fare?

Sulla serietà, poco da dire (nulla di positivo). E’ davvero preoccupante per chiunque – anche per gli elettori di Trump, crediamo – leggere di una decisione di guerra (cui sono seguite morte e distruzione) presa tra battutine da liceali, emoj e vaffanculo come in una chat di tifosi.

E infatti Hegseth ha subito cercato di screditare Jeffrey Goldberg: Stiamo parlando di un cosiddetto giornalista disonesto e altamente screditato che ha fatto della diffusione di bufale una professione. Questo è uno che traffica in spazzatura.

Non gli è andata benissimo, visto che persino il portavoce del Consiglio per la Sicurezza Nazionale, Brian Hughes, ha confermato sia l’esistenza della chat che, col dubitativo, i contenuti: “Al momento, il thread di messaggi riportato sembra autentico, e stiamo verificando come un numero sia stato aggiunto inavvertitamente alla chat“.

Non secondarie, anche se per il momento non dirompenti, le diversità di vedute interne, con il vicepresidente Vance che mette in dubbio che Trump abbia capito la complessità delle conseguenze geopolitiche dell’attacco agli Houthi per difendere il traffico nel Mar Rosso.

Non sono sicuro che il presidente realizzi quanto questo sia incoerente con il suo messaggio sull’Europa in questo momento“, scrive Vance ad un certo punto. “C’è inoltre il rischio di un aumento da moderato a severo dei prezzi del greggio. Sono disposto ad allinearmi al consensus del team e tenermi queste preoccupazioni. Ma ci sono ottime ragioni per rimandare di un mese, lavorare sulla narrazione pubblica e valutare l’economia.

Prezzo del petrolio a parte, Vance solleva il problema dei rapporti con “l’Europa”: “Stiamo commettendo un errore“, afferma, perché l’Europa dipende dal commercio nel Mar Rosso più degli Stati Uniti. “Il 3% del commercio USA passa per il [Canale di Suez]. Per l’Europa è il 40%“. Insomma, sono interessi soprattutto europei, ma come al solito “siamo noi americani che ci sobbarchiamo tutto l’impegno”.

Ed in effetti la flotta militare nel Bab el Mandeb è così composta: Usa (una portaerei, un cacciatorpediniere, una nave d’assalto anfibio e un paio di sommergibili classe “Virginia”), Gran Bretagna (extra-Ue, comunque, con due fregate e un aereo da rifornimento in volo), Francia (una fregata e una portaelicotteri), e una fregata a testa da Italia, Spagna, Olanda.

Ma questa, per i protagonisti della chat, è solo una conferma ulteriore di vecchi convincimenti. E infatti “Odio dover tirar di nuovo l’Europa fuori dai guai“, scrive Vance. “Condivido il tuo disgusto per i parassiti europei. È PATETICO“, gli risponde Hegseth (il maiuscolo è suo).

Al di là del tono e delle parole usate, comunque. È chiaro che per questa amministrazione Usa “l’Europa” è più che altro un fardello fatto di furbastri che vogliono solo far soldi ma senza pagare il costo dell’”assicurazione militare” per farli tranquillamente.

La faglia atlantica tra Washington e Bruxelles è in definitiva reale e si va allargando. E si capisce perché la trattativa per la pace in Ucraina escluda totalmente sia l’Unione Europea che la stessa Kiev, stolidamente rimasta a una visione della guerra “fino alla vittoria!” che gli era stata confezionata dall’America “di prima”, ma che ora – e per il momento – sopravvive solo in alcune delle capitali europee.

Delle quali non abbiamo ancora le chat, ma siamo sicuri che sarebbero anche più spassose e interessanti di quelle Usa.

Nel panico si dicono cose che voi umani…

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