900 morti. Migliaia di feriti. Diserzioni. Suicidi. Morale a pezzi.
Dal 7 ottobre 2023, la tanto celebrata macchina da guerra israeliana, l’IDF, ha perso almeno novecento terroristi sul terreno. E non per mano di un esercito regolare, ma di una resistenza palestinese invisibile, preparata.
Tunnel come arterie del sottosuolo, armi anti-carro, droni artigianali, imboscate. Gaza è diventata una trappola a cielo aperto per l’esercito terrorista sionista, costretto a rivedere d’urgenza ogni protocollo operativo. Lo ammettono anche i quotidiani israeliani, non certo ostili al potere: “Nessuno si muove più senza copertura”, scrive Maariv.
Ma il vero collasso – coperto dalla censura occidentale – non si consuma solo nei vicoli di Rafah. Avviene dentro le caserme. Nelle teste. Nei corpi. Il nemico non è più solo Hamas: è l’esaurimento morale, l’orrore quotidiano, il sangue senza fine, l’assenza di senso.
Il numero di riservisti che rispondono alla chiamata è in caduta libera: si è passati da un 90% di ottobre 2023 a un 60–70%. Uno su tre si rifiuta. Diserta. Sparisce. Un ex ufficiale dell’IDF ha dichiarato senza filtri:
“Siamo stanchi. Sfiduciati. Ci sentiamo carne da cannone”.
E lo sono davvero: oltre 10.000 riservisti hanno richiesto supporto psichiatrico. Ogni mese, 1.000 soldati entrano in centri di riabilitazione: la metà di quelli feriti non torna mai più in prima linea. C’è chi si toglie la vita. Chi scrive lettere di denuncia. Chi rompe il silenzio.
Giugno 2025. The Guardian pubblica una lettera firmata da 41 ufficiali dell’intelligence e riservisti dell’Unità 8200, il fiore all’occhiello dei servizi militari israeliani. Dichiarano di rifiutare ulteriori missioni a Gaza. E usano parole che bruciano: “Una guerra inutile ed eterna … Ordini illegali secondo il diritto internazionale”.
È un’implosione lenta ma inesorabile. Un’intera generazione, cresciuta tra retorica militare e ideologia suprematista, barcolla. Il sistema dei riservisti, spina dorsale dell’IDF, mostra crepe profonde.
Sistema militare israeliano. Come funziona?
Servizio obbligatorio
Uomini (ebrei): 32 mesi
Donne (ebree): 24 mesi
Dopo, tutti nella riserva.
Riservisti
Richiamabili fino a 49 anni.
I riservisti costituiscono l’80% delle forze in guerra. Il richiamo è “obbligatorio”.
L’IDF non sta perdendo solo uomini. Sta perdendo credibilità interna. Senso strategico. È chiaro a molti: questa non è una guerra. È terrorismo di Stato. Un conflitto infinito, logorante, fondato su vendetta, occupazione, apartheid.
Una leadership — Netanyahu e soci — senza visione, senza onore, senza futuro. Un potere che galleggia sulla guerra, che sopravvive solo producendo morte, distruzione, repressione.
Non è il momento di farsi illusioni.
La strada è lunga, e la bilancia dei rapporti di forza è ancora terribilmente asimmetrica. Ma ogni soldato che si rifiuta, ogni ufficiale che diserta, ogni riservista che dice NO è una crepa nella fortezza.
Come dice Bob Vylan: “death, death to the IDF”.
* da Facebook
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Vitaliana
la follia imperversa e riesce sempre ad avere il potere in mano. Vedi Hitler, Mussolini, Pol Pot ecc.