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Sciopero generale a oltranza in Bolivia, la miccia è il rincaro dei carburanti

La Bolivia sta attraversando giorni di tensione tra le organizzazioni sindacali e il governo. Una mobilitazione nazionale sta riuscendo a paralizzare pezzi importanti del paese. La Federazione Sindacale dei Minatori della Bolivia (FSTMB), seguita subito dalla Centrale Operaia Boliviana (COB), hanno proclamato uno sciopero generale a oltranza, schierandosi contro le politiche del nuovo governo del presidente Rodrigo Paz Pereira.

Il recente arresto dell’ex presidente Luis Arce si era accompagnato alle paure per la sorte di Evo Morales, mentre il Movimento per il Socialismo boliviano affronta una grave crisi. In questo quadro, la mobilitazione sembra poter momentaneamente proteggere una precipitazione repressiva ulteriore.

A incendiare gli animi è il Decreto 5503, un provvedimento cardine della nuova agenda economica di Paz Pereira. Per abbattere il deficit fiscale, il governo ha deciso di eliminare i sussidi statali sui carburanti in vigore da oltre vent’anni. Il risultato è stato immediato e brutale per le tasche dei cittadini: il prezzo della benzina è raddoppiato, innescando un effetto domino sul costo della vita.

Nella capitale La Paz, le tariffe del trasporto pubblico sono destinate a crescere del 100%, colpendo duramente i lavoratori e le fasce più povere della popolazione. Un vero e proprio attacco alle classi popolari che non è passato inosservato alle centrali sindacali. Andrés Paye, segretario della FSTMB, ha usato toni durissimi durante il discorso che ha dato il via alla protesta.

Sulla stessa linea è anche Mario Argollo, segretario esecutivo della COB, che ha descritto la misura come “arbitraria” e volta a favorire “un settore privilegiato, imprenditoriale e borghese”. I sindacati denunciano un paradosso sociale: mentre il governo taglia i sussidi per il popolo, ha approvato l’eliminazione delle tasse sui grandi patrimoni e sulle transazioni finanziarie.

Lo stesso Morales è intervenuto sulla vicenda, minacciando di fomentare nuove mobilitazioni se il decreto non verrà ritirato immediatamente, aumentando la pressione su un governo che, nonostante il mese e poco al potere, non è cominciato con ottimi auspici, al di là di quelli polizieschi.

Già tra giovedì e venerdì scorso si sono registrati i primi pesanti disservizi. Diverse città sono rimaste prive di trasporto pubblico e i minatori hanno iniziato a erigere blocchi autostradali nei punti strategici del paese. Se la FSTMB chiede apertamente le dimissioni del presidente, la COB ha detto che non si tratta di uno sciopero di natura politica, ma che comunque non faranno marcia indietro fino all’abrogazione delle riforme economiche.

In Bolivia rimangono tutti i problemi di organizzazione e prospettiva strategica che hanno portato alla crisi del MAS, e perciò su queste mobilitazioni si gioca una partita importante per ciò che riguarda gli equilibri interni al paese.

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