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L’Europa bipolare, tra Groenlandia e Ucraina

Il bipolarismo affligge l’Europa. Non è la vecchia divisione del mondo in due (tra Occidente capitalista e Urss socialista), né quel sistema elettorale antidemocratico che obbliga a stare in uno dei due schieramenti prestabiliti oppure sparire.

L’Unione Europea è affetta da disturbo bipolare, altro nome della schizofrenia. A forza di praticare il doppio standard – gli “amici” possono pianificare un genocidio e assaltare qualsiasi stato sovrano restando “fari della democrazia”, gli altri non possono neanche respirare altrimenti è “terrorismo” – si perde il controllo dei movimenti, delle scelte, delle parole. E si appare per quel che si è. Maleodoranti, diciamo…

La riprova definitiva, ieri. Formalmente, a Parigi, non si è riunita “l’Europa” ma la “coalizione dei volenterosi”, ossia 35 paesi occidentali che vorrebbero avere un ruolo nella gestione dell’Ucraina ora, nelle eventuali trattative di pace e soprattutto dopo.

Il programma previsto era solo questo e l’accordo raggiunto tra loro ha fatto da base per le consuete dichiarazioni trionfalistiche di fine vertice (mica ci si può riunire solo per la cena, no?). E quindi il padrone dii casa, quel Macron che governa ormai cambiando i governi come i pantaloni, privo di maggioranza parlamentare, si è presentato sfoderando il sorriso meccanico che lo identifica: “Una giornata storica” ha esultato davanti alle telecamere, la coalizione ha varato le “garanzie di sicurezza” per l’Ucraina quando e se sarà raggiunto il cessate il fuoco.

Il primo lato del disturbo bipolare è già grave di suo. E’ noto infatti che in qualsiasi trattativa internazionale “di pace” l’accordo va trovato con “il nemico” – in questo caso la Russia – specie se si parla di “garanzie di sicurezza”, ossia di armi e truppe schierate. E di truppe Nato in Ucraina Mosca non ha mai voluto sentir parlare, tanto da aprire le ostilità proprio per impedirlo.

Non basta. E’ altrettanto noto che la trattativa non è in mano a questa congrega di vassalli ma in quelle di Trump, l’unico che – per quanto ripugnante sia – ha aperto un confronto col presidente avverso, Putin. Dunque qualsiasi “garanzia di sicurezza” dovrebbe avere l’approvazione sia della Russia che degli Stati Uniti. Altrimenti non è affatto “sicura”…

Trump ha mandato a Parigi la strana coppia Witkoff-Kushner (un immobiliarista e il genero del tycoon, immobiliarista anche lui) per assicurarsi che non venissero prese decisioni squinternate che potrebbero compromettere il dialogo con Mosca, l’orizzonte della “pace” e soprattutto dei piani di “ricostruzione”.

Il risultato finale è quindi, ovviamente, un pasticcio verboso e comunque appeso ad eventi che questo insieme “volenteroso” non può determinare.

Da quel che si capisce, gli Stati Uniti si sarebbero impegnati a “monitorare” la tregua, mentre gli europei – o meglio, una piccola parte di loro – “parteciperanno” inviando militari in Ucraina. Immaginiamo la risposta di Mosca…

L’impegno è molto depotenziato, seppure resta molto provocatorio, perché al momento hanno firmato solo Francia e Gran Bretagna. La Germania si è detta disponibile a inviare le sue forze, ma non in Ucraina: in un paese Nato confinante. Giorgia Meloni, e dunque ahinoi l’Italia, ha confermato invece “il sostegno dell’Italia alla sicurezza dell’Ucraina” ribadendo però “l’esclusione di truppe italiane sul terreno“.

In pratica non cambia nulla rispetto a quanto era chiaro prima del “vertice”. Ci sono due paesi che non vedono l’ora di “far morire i propri figli” in una trincea lontana, altri che nicchiano, altri che “grazie del vostro invito, ma io non ci vengo”. Ma l’annuncio basta per far dire ai guerrafondai che ci sarà “una forza di pace in Ucraina” (titolo di Repubblica, of course), e quindi una chance di entrata in guerra contro la Russia. 

Il tutto dando per confermata l’antica alleanza col fratello maggiore statunitense, che però se ne vuole stare da parte a “monitorare”, ovvero la tenuta degli interessi auro-atlantici all’interno della Nato…

Ma la seconda parte del vertice – senza la presenza di Witkoff e Kushner – ha fissato il secondo lato del disturbo bipolare. C’era infatti da mostrare la massima compattezza a difesa della Danimarca che controlla la Groenlandia, su cui Trump ha lanciato un’”opa” che non si può ignorare. “Ci serve per ragioni si sicurezza” – ma poteva dire anche “voglio le sue terre rare e altri minerali”, sarebbe stato lo stesso – e “la avremo in un modo o nell’altro”.

Un’intenzione potenzialmente  “invasiva” che ha obbligato la Danimarca – per quanto anch’essa “volenterosa” e filo-statunitense – ad aumentare il contingente militare posto a difesa della immensa isola ghiacciata. Dopo l’attacco al Venezuela, del resto, non si può più fare affidamento sul “diritto internazionale” e la “sovranità” (tanto “nazionale”, quanto “europea”) per sentirsi al sicuro, nemmeno tra “alleati”…

Lo squilibrio di forze fa quasi sorridere – può Copenhagen competere militarmente con Washington? – ma il solo fatto che se ne debba parlare mette i membri europei della Nato in una posizione decisamente schizofrenica: la minaccia di attacco viene dal vero capo dell’Alleanza (lasciate perdere Rutte, segretario generale che è arrivato a chiamare Trump “paparino”) e quindi la Nato si troverebbe a rischio di “guerra” al proprio interno mentre ne va programmando un’altra con la Russia (e le sue 6.000 testate nucleari, montate o montabili su missili per ora non intercettabili).

Ne è uscito un secondo comunicato di tono quasi opposto rispetto a quello sull’Ucraina, in cui – molto pacatamente – si rimbrotta Trump per il suo appetito famelico: Il Regno di Danimarca, compresa la Groenlandia, fa parte della Nato. La sicurezza nell’Artico deve quindi essere garantita collettivamente, in collaborazione con gli alleati della Nato, compresi gli Stati Uniti“.

E quindi “La Groenlandia appartiene al suo popolo. Spetta alla Danimarca e alla Groenlandia, e solo a loro, decidere” sul loro futuro: firmato Macron, Merz, Meloni, Starmer insieme al polacco Tusk, allo spagnolo Sánchez e alla danese Frederiksen.

La schizofrenia però non significa né stupidità totale, né coraggio leonino. E quindi, dopo aver scritto che la Groenlandia gode della sovranità danese-europea, nel retrobottega si ragiona insieme agli Stati Uniti su come passargliela in modo meno traumatico possibile, fingendo di mantenerne la “sovranità”.

In fondo, ci sono già basi Usa sull’isola e gli accordi Nato in vigore non impongono alcun limite numerico alle truppe stanziabili in loco. Insomma, Washington potrebbe tranquillamente e “legalmente” occupare quella montagna di ghiaccio e risorse naturali.

Per ridurre al minimo l’entità dello schiaffo ai “partner europei” questi ultimi hanno aperto alla possibilità di un “concordato” fra Usa e Groenlandia per stabilire un rapporto simile a quello di Washington con alcune isole del Pacifico, come gli Stati Federati di Micronesia, le Isole Marshall e la Repubblica di Palau (gli unici al mondo che, all’Onu, votano sempre come Usa e Israele), in base al quale le forze armate americane possono operare liberamente ed è prevista una partnership commerciale esente da dazi.

Alla fine della giornata le cose debbono essere andate abbastanza avanti da far dire a Marco Rubio, a 64 denti, che “Trump non vuole invadere la Groenlandia, vuole soltanto comprarla”. Era solo “una proposta che non si può rifiutare, se l’accettate con le buone, va bene”…

Tutti felici e contenti? Non proprio. La credibilità degli “europei” – sia come intera UE che come soli “volenterosi – è ai minimi termini. Fare la voce grossa con Mosca mentre si calano le braghe davanti al “primo alleato” che ti bullizza, non è il massimo della “deterrenza”. Specie se, per fare la voce grossa, ti serve il megafono – ossia la dotazione satellitare-militare – che il bullo minaccia di usare contro di te…

Non è ancora al capolinea, certo. Ma il convoglio europeo è su un binario con gli scambi bloccati, ma bipolari…

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1 Commento


  • bernardino marconi

    Ormai conta solo il rapporto di forza e gli americani si avvarranno di questo per ottenere la Groenlandia, i vassalli europei compresa l’interessata Danimarca, non si opporranno ma presenteranno l’accettazione imposta come aver raggiunto un’accordo ragionevole quello che in realtà è un cedimento ai voleri del despota attuale presidente Trump.

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