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Minneapolis. La Casa Bianca impone la militarizzazione della città

A Minneapolis, dove continuano le manifestazioni contro l’omicidio di una donna da parte degli agenti federali, sono state chiuse alcune scuole pubbliche perché i gendarmi dell’ICE e del Border Patrol sono entrati in un campus scolastico, arrestando alcuni membri del personale e terrorizzando gli studenti.

Poche ore dopo che un agente dell’ICE degli Stati Uniti ha sparato e ucciso Renee Nicole Good, gli agenti federali si sono presentati vicino al Roosevelt High, a tre miglia dal luogo della sparatoria. Quell’omicidio ha scatenato l’indignazione in tutta la città, con i leader locali che hanno rifiutato la rivendicazione federale di “autodifesa” e denunciano la responsabilità degli agenti federali.

Secondo i sindacati e i testimoni oculari, gli agenti dell’ICE sono arrivati alla Roosevelt High School proprio mentre gli studenti se ne stavano andando.

Non hanno isolato una strada né fornito copertura: hanno placcato persone, usato spray al peperoncino o irritanti su spettatori, inclusi gli studenti, e hanno trattenuto almeno un membro del personale scolastico davanti ai bambini.

Un assistente all’istruzione speciale è stato portato in un edificio federale e rilasciato solo nella notte.

Genitori, insegnanti e studenti hanno descritto una scena in cui agenti mascherati trascinavano e ammanettavano personale e spruzzavano sostanze chimiche sulla folla. Le famiglie sono state costrette a prendere i figli in anticipo.

Tutto questo è avvenuto nel contesto di una sorta di invasione della città da parte della polizia federale che ha portato circa 2.000 agenti a Minneapolis, aumentando la tensione e rendendo ogni angolo della strada un potenziale punto di tensione.

I gendarmi dell’ICE si sentono spalleggiati e incentivati dalla Casa Bianca che la concepisce come una sorta di propria milizia da scatenare nelle città con operazioni e raid brutali contro la popolazione, in particolare gli immigrati. I vertici presidenziali hanno assicurato l’impunità sia all’agente dell’ICE che ha sparato sia agli altri agenti. Inoltre nessuno dimentica che proprio Minneapolis è la città dove nel 2020 la polizia uccise George Floyd scatenando un’ondata di indignazione e proteste in tutto il paese.

Quello che sta accadendo a Minneapolis appare però deliberato dall’alto. E’ una sorta di occupazione militare del proprio territorio che trasforma il Minnesota in un terreno di prova da parte della Casa Bianca per l’applicazione di politiche aggressive sull’immigrazione ma anche nei rapporti all’interno delle comunità.

Le manifestazioni contro l’uccisione di Renee Nicole Good proseguono intanto anche in altre città statunitensi. Più di 1.000 manifestanti si sono riuniti ieri sera nel centro di Providence contro le forze di polizia federali.

Il raduno è iniziato alle 17:30 fuori dal municipio di Providence, poi i manifestanti hanno marciarto attraverso le strade del centro verso l’edificio del governo federale. A New York il concentramento era a Foley Square. Da lì i manifestanti newyorkesi hanno marciato verso il One World Trade Center, dove la segretaria alla Sicurezza Kristi Noem stava tenendo una conferenza stampa. Manifestazioni si sono svolte anche a Rhode Island e San Diego.

Per oggi pomeriggio è stata convocata una manifestazione a Milwaukee nel centrale Cathedral Square Park.

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