Nella giornata in cui in diverse città europee (Londra, Roma, Milano, Barcellona, L’Aja) si sono tenute manifestazioni di solidarietà con gli “hunger strikes”, i detenuti di Palestine Action hanno deciso di sospendere lo sciopero della fame in corso da 70 giorni nelle carceri britanniche in cui sono detenuti.
(Nelle foto la manifestazione di Roma sotto l’ambasciata e il sit-in di Milano sotto il consolato britannico)

Tra le motivazioni che hanno portato alla scelta di sospendere l’estrema protesta, c’è la notizia che il governo britannico ha rifiutato l’offerta della israeliana Elbit Systems per un contratto da 2 miliardi di sterline. Questa era una delle richieste chiave del gruppo.
Gli attivisti di Palestine Action sono stati arrestati proprio per le azioni dimostrative compiute negli anni contro gli stabilimenti in Gran Bretagna della azienda di armamenti israeliana Elbit Systems.
Per queste azioni e per il danneggiamento di due aerei militari della RAF in una base militare, la rete Palestine Action è stata messa fuorilegge come “terrorista” dalle autorità britanniche e i suoi membri più noti sono finiti in carcere ormai da mesi. Centinaia di persone scese in piazza in solidarietà con Palestine Action sono state arrestate.
Prisoners for Palestine (PFP), un gruppo che sostiene le famiglie e gli amici degli scioperanti della fame, ha dichiarato che l’azione – considerata la più grande dal 1981 dello sciopero della fame dei prigionieri politici irlandesi – ha ottenuto numerose vittorie, con diverse richieste chiave soddisfatte, efinendo la cancellazione del contratto di Elbit una “vittoria clamorosa”, e avvertendo che i “giorni della azienda di armamenti israeliana in Gran Bretagna sono contati”.
Dopo quasi settanta giorni in cui si è cominciato a temere anche per la loro vita, Heba Muraisi, Kamran Ahmed e Lewie C hanno concluso lo sciopero della fame.
Un motivo di più per ritenersi soddisfatti della manifestazioni svoltesi all’ambasciata di Roma e al consolato britannico di Milano.
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Rosalba Volpi
una buona notizia in un contesto che rimane allucinante