Menu

Scade il New START: è la fine dell’ordine nucleare post-Guerra Fredda

Ieri è scaduto il New Strategic Arms Reduction Treaty, meglio conosciuto come New START, ovvero il trattato che impone determinati limiti al dispiegamento di testate nucleari strategiche. Era l’ultima versione di un accordo la cui prima forma risale al 31 luglio 1991, quando ancora c’era l’Unione Sovietica ma mentre già era stato largamente avviato il suo smantellamento.

Era, in buona sostanza, la prima intesa del mondo post-Guerra Fredda (parliamo ovviamente di un tema delicato come quello della “mutua distruzione assicurata”), che doveva definire i binari di gestione di enormi arsenali nucleari che non venivano ovviamente dismessi, ma che, teoricamente, non erano più pensati per la guerra mondiale tra due modelli incompatibili.

L’arrivo a scadenza dell’ultima versione dei trattati START – appunto, il New START – segna la fine del trentennio e passa di unipolarismo occidentale a guida statunitense, mascherato da espansione del binomio globalizzazione-democrazia. E segna l’avvio di una competizione multipolare anche sul lato delle armi nucleari strategiche.

Non che se ne sentisse il bisogno di sancire, ancora una volta, la fine di un’era, anche perché ormai questa fine è sulla bocca di tutti. E non ce n’era bisogno soprattutto perché il mancato rinnovo del trattato porta il mondo intero verso l’ignoto: nessun facile allarmismo, ma il nodo è che ora l’azione di grandi attori strategici non viaggia entro steccati prevedibili.

Che questi steccati non andassero più a genio agli Stati Uniti, il presidente Donald Trump lo aveva messo in chiaro già a partire dal 2017, perché che l’unipolarismo stelle-e-strisce andasse incontro alla crisi con l’emergere di nuovi attori e nuove alleanze il tycoon lo aveva bene in mente anche durante il suo primo mandato. Il target della sua critica al New START, ovviamente, era la Cina.

L’emergere del Dragone come potenza nucleare con una potenza di fuoco pari a quella di USA e Russia è ben espresso dal “problema dei tre corpi”, ovvero dall’imprevedibilità di un sistema in cui agiscono tre attori. Se per Mosca, che è quantomeno associata a Pechino, non è certo un problema, per Washington, che ancora oggi considera entrambi i paesi una minaccia, invece lo è. Rimandiamo a questo articolo per approfondire la questione.

Qui è interessante, invece, riportare alcune dichiarazioni che fanno emergere i nodi e problematizzare la questione in maniera più aderente all’attuale scenario geopolitico. Partiamo dallo smontare il modo in cui i media nostrani hanno presentato la questione della scadenza: è tutta colpa della Russia, al solito.

Il portavoce del Cremlino, Dimitry Peskov, ha detto che il mondo si troverà in una “situazione più pericolosa di quella attuale“, e dunque più di un giornale ha parlato di una minaccia russa. Ad avvalorare questa tesi viene portato il fatto che Putin ha sospeso il New START nel febbraio 2023.

Del resto, le capitali occidentali avevano dichiarato sostanzialmente guerra alla Russia, attraverso l’Ucraina, e il trattato prevede la possibilità di ispezioni quasi a sorpresa presso i siti nucleari dei due firmatari: per Mosca, far entrare l’intelligence stelle-e-strisce in questi luoghi fondamentali dell’ultima linea di difesa russa, sapendo che i servizi segreti statunitensi condividevano strutturalmente informazioni con quelli ucraini, era un pericolo troppo alto.

La sospensione non è però il ritiro dagli obblighi sulla limitazione del dispiegamento strategico. E inoltre, Peskov ha in realtà affermato un dato di fatto, per esplicitare la delicatezza della fase in cui entriamo (un avvertimento, tra l’altro, anche a Ucraina ed europei). Anzi, è proprio il Cremlino ad aver proposto alla Casa Bianca di tenersi legati informalmente alle indicazioni del New START per un altro anno, in attesa di migliori condizioni per rinegoziare il trattato.

Che a mettere in crisi i possibili negoziati siano gli Stati Uniti e la loro volontà di imbrigliare anche la Cina in un accordo sulle testate (accordo che permetta agli States di mantenere quantomeno la parità con entrambe, avendole indicate come avversarie) è confermato da Anja Manuel, ex diplomatica statunitense, direttrice esecutiva dell’Aspen Strategy Group e dell’Aspen Security Forum, facenti parte della galassia dell’omonimo think tank statunitense.

Il multilateralismo non è morto – ha detto – e non si tornerà alle sfere di influenza. La fine del trattato New START sugli arsenali nucleari è un pericolo, bisogna tornare ai negoziati, coinvolgendo anche Pechino“. Difficile sostenere una posizione del genere, mentre il tuo presidente di fatto ritira il paese da tanti organismi internazionali e li denigra pure.

Altrettanto significativo è il fatto che lo stesso Xi Jinping ha voluto sentire prima Putin e poi lo stesso Trump, invitandolo ad accettare la moratoria di un anno presentata dal Cremlino. Pechino, ad ogni modo, ha rifiutato di partecipare a negoziati trilaterali, scrive il South China Morning Post di Hong Kong, e al telefono con Trump il presidente cinese ha ribadito la linea rossa di Taiwan.

C’è un’ultima questione che, sullo sfondo, fanno emergere Russia e Cina nella loro idea del futuro delle trattative sulle armi nucleari. Se gli USA vogliono un accordo multilaterale sul tema, Washington non può pensare che questo non coinvolga anche altre potenze dichiaratamente ostili alla Russia, e in altre forme anche alla Cina. Si parla, ovviamente, di Regno Unito e Francia.

E un accordo del genere, alla fine, potrebbe pure far emergere il nodo dell’arsenale nucleare non dichiarato da Israele. Insomma, una serie di dossier delicati che la Casa Bianca non vuole certo sollevare. Ma allo stesso tempo, gli Stati Uniti non possono volere “la botte piena e la moglie ubriaca”. In un mondo in cui hanno rinominato il Dipartimento della Difesa in “della Guerra”, potrebbero pure abbadonare la botte e la moglie, e giocarsela sui muscoli. Il mondo è avvertito.

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: stampa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *