“Gli atleti che sostengono attivamente la guerra non potranno competere”: così ha deciso il Comitato olimpico internazionale (Cio) per i Giochi invernali di Milano-Cortina, che si sono aperti venerdì 6 febbraio. Vale per Russia e Bielorussia, i cui atleti potranno gareggiare senza bandiera soltanto su invito del Cio, che ha escluso quelli ritenuti complici dell’aggressione in Ucraina.
Non sarà così per Israele, nella cui delegazione, ammessa senza alcuna condizione, sfileranno portando la bandiera anche atleti che hanno partecipato e manifestato sostegno al massacro di Gaza, come può mostrare lavialibera.
Da Tel Aviv sono in arrivo dieci sportivi. Cinque fanno parte della squadra di bob, la prima a qualificarsi ai Giochi invernali nella storia olimpica israeliana. Negli scorsi mesi, i canali social della squadra e i media israeliani hanno raccontato con toni epici il percorso verso la qualificazione, enfatizzando un particolare: dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023, tutti i componenti, ad eccezione del capitano Adam “AJ” Edelman, sono stati chiamati a prestare servizio militare durante l’offensiva su Gaza.
Da allora, alcuni membri sono stati sostituiti, ma due atleti che facevano parte della formazione originaria, e che sono stati chiamati alle armi, risultano in gara a Milano-Cortina.
Uno dei due, Ward Fawarsy, compare in un video pubblicato dalla pagina Instagram della squadra il 13 ottobre 2023 con la descrizione: “Dobbiamo ricordarci che ciò che definisce Israele non è la tragedia, ma la nostra forza. E uno dei più cazzuti che stanno prestando servizio in prima linea in questo momento è Ward Fawarsy. Mandategli un messaggio di sostegno!”.
Post successivi parlano di “orgoglio” per gli atleti impegnati sul fronte, mentre due video del febbraio 2025 mostrano Edelman e l’atleta di skeleton Jared Firestone, entrambi in gara a Milano-Cortina, prendersi gioco della scritta “Free Palestine” trovata su un muro a Lillehammer, in Norvegia, dove i due hanno partecipato alla coppa del mondo. “Continua a piangere”, risponde Edelman a un utente che commenta con la bandiera palestinese.
Il capitano di bob: “Gaza la guerra più giusta della storia”
Adam AJ Edelman, il capitano della squadra di bob, il primo ebreo ultraortodosso a qualificarsi ai Giochi invernali, si definisce sui social “sionista fino al midollo” (“Zionist as fuck”) e rivendica con forza le proprie convinzioni: “Quella di Gaza è la guerra più moralmente giusta nei suoi obiettivi e più umana nella sua esecuzione della storia”, scriveva su X lo scorso maggio.
Altri post recenti sembrano giustificare l’uccisione di giornalisti e operatori sanitari da parte dell’esercito israeliano: “Gaza è l’unico posto sulla Terra dove puoi nascondere ostaggi e ‘identificarti come giornalista’ o sparare razzi da un ospedale e ‘identificarti come un dottore’”, e ancora: “Gaza è diventata la guerra più mortale per i giornalisti la cui storia più importante è stata facilitare attivamente violenze sessuali su minori a un festival musicale”.
Poi, minacce velate a Greta Thunberg per la partecipazione alla Global Sumud Flotilla: “Non vogliamo che sia assassinata. Vogliamo che vada a Gaza a incontrare i suoi amiconi di Hamas. Stesso risultato finale, metodi diversi”.
Sánchez e i doppi standard tra Israele e Russia
Negli scorsi mesi, il governo spagnolo guidato da Pedro Sánchez ha chiesto l’esclusione di Israele dalle competizioni sportive internazionali, facendo eco all’appello lanciato ripetutamente dagli organismi sportivi palestinesi e rimasto inascoltato: “Israele non può continuare a usare i palcoscenici internazionali per ripulirsi l’immagine – ha dichiarato a settembre il leader socialista –. Finché la barbarie non finisce, né Israele né la Russia devono partecipare ad alcuna competizione internazionale“.
Un appello simile era stato lanciato a giugno da diverse personalità pubbliche italiane, tra cui Fiorella Mannoia, Moni Ovadia, Alex Zanotelli, Tomaso Montanari e Paola Caridi: “Chiediamo che, come già avvenuto in passato nei confronti di nazioni responsabili di eventi bellici e violazione del diritto internazionale, gli atleti israeliani partecipino sotto le insegne olimpiche (quindi come atleti “neutrali”, senza la bandiera nazionale, ndr), simboli di pace e di fratellanza tra i popoli“, si legge nella lettera inviata al Comitato olimpico nazionale italiano (Coni).
La risposta è arrivata pochi giorni dopo: “Ogni decisione in merito è rimessa al Cio e il Coni non ha alcun potere decisionale in merito“.
Il Comitato olimpico internazionale ha troncato la questione a settembre affermando che, sebbene la Carta olimpica affermi tra i principi fondamentali la “promozione della pace” e la “salvaguardia della dignità umana“, Israele “la rispetta” perché non ha violato la giurisdizione delle organizzazioni sportive palestinesi, a differenza della Russia che ha rivendicato il controllo di quelle dei territori ucraini occupati e annessi.
Tregua olimpica? Non a Gaza
Tra i motivi che hanno portato all’esclusione della Russia e Bielorussia dai Giochi nel febbraio del 2022, soltanto una settimana dopo l’invasione dell’Ucraina, c’è anche la violazione della tregua olimpica. Si tratta di una tradizione antica, formalizzata da diverso tempo in risoluzioni dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che chiede agli Stati di interrompere le ostilità durante le Olimpiadi e Paralimpiadi e nei sette giorni che precedono e che seguono. Israele è tra i firmatari della risoluzione per la tregua olimpica durante i Giochi di Milano-Cortina, adottata lo scorso novembre. Ha sottoscritto anche quella per le Olimpiadi di Parigi dell’estate 2024, salvo poi continuare i bombardamenti su Gaza anche durante le competizioni, compreso l’attacco a una scuola di Deir al-Balah del 26 luglio che avrebbe ucciso almeno 30 persone che vi avevano trovato rifugio.
I raid sulla Striscia continuano a uccidere anche oggi, nonostante da ottobre sia formalmente in vigore il cessate il fuoco e da venerdì sia iniziata anche la tregua olimpica.
* da LaViaLibera
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