Il 10 febbraio, durante una conferenza stampa, il presidente della Colombia Gustavo Petro ha denunciato il clima terroristico che vive nel suo paese, e un possibile tentativo di omicidio cui è scampato il giorno precedente. Nella notte di lunedì 9 febbraio, infatti, Petro si stava recando nel dipartimento di Cordoba, sulla costa caraibica, a bordo dell’elicottero presidenziale insieme ai suoi figli.
Secondo il racconto del capo di Stato, il velivolo non ha potuto atterrare alla destinazione prevista perché le luci della pista sono rimaste inspiegabilmente spente. La scorta, temendo un attacco armato da terra, ha ordinato una deviazione verso il mare aperto. Il presidente e la sua famiglia hanno volato per quattro ore sull’oceano prima di poter raggiungere in sicurezza una meta alternativa.
Non è la prima volta che Petro è messo nel mirino di attentati di questo tipo, e il dito è puntato contro le organizzazioni del narcotraffico. La conferenza stampa in questione si è tenuta dopo la scomparsa di una senatrice indigena, Aida Quilcué, poi ritrovata, che secondo le informazioni disponibili era stata sequestrata da gruppi armati locali legati al traffico di cocaina.
Minacce a Petro e conseguenti misure di sicurezza (oggi il presidente dovrebbe essere trasferito in una località alternativa rispetto alla sua abituale residenza) risalgono già alla campagna elettorale del 2022, e si sono susseguite anche negli scorsi anni. Giusto per rendere l’idea della falsità delle accuse trumpiane riguardo alla presunta “connivenza” del governo colombiano con il commercio di stupefacenti.
Il clima di violenza politica si fa sempre più incandescente mentre la Colombia si avvicina a tappe elettorali cruciali: le parlamentari di marzo e le presidenziali di maggio. Questi sono passaggi fondamentali per il mantenimento della traiettoria politica impressa al paese da Petro negli ultimi anni.
Non si tratta solo di questioni sociali interne e della lotta al narcotraffico, ma anche e soprattutto del posizionamento internazionale. Petro è stato uno dei più coerenti capi di Stato che si è adoperato per la denuncia e la rottura dei rapporti con Israele; alla Conferenza delle Parti sui temi ambientali ha proposto la creazione di una rete elettrica panamericana, quale strumento di emancipazione dei popoli latinoamericani; e ha annunciato il ritiro della Colombia dal partenariato che il paese aveva firmato con la NATO negli anni della destra al potere.
Il suo sostegno alle esperienze di alternativa in America Latina, a partire dal Venezuela, fa capire perché è diventato uno dei bersagli privilegiati di Washington. E getta dubbi anche su quali interessi facciano davvero i tentativi di eliminare fisicamente Petro. Le prossime elezioni si confermano come un momento di passaggio centrale per il futuro non solo della Colombia, ma anche di chiunque non voglia sottostare al dominio statunitense nelle Americhe.
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