Si chiama “Nuestra América Flotilla” la missione che è stata lanciata per portare cibo, medicinali e altri beni di prima necessità a Cuba, stretta nella strangolante morsa del blocco statunitense. L’obiettivo è rompere l’assedio stelle-e-strisce e sostenere la popolazione cubana contro la violenza di Washington.
La flotta, che porta il nome di un testo fondamentale del rivoluzionario ed eroe nazionale cubano José Martí, salperà entro qualche settimana. Ed è un nome che rivela il portato fondamentalmente politico della missione: è un’iniziativa a difesa della sovranità del popolo e del socialismo cubano, contro lo strangolamento imposto dall’imperialismo yankee.
L’iniziativa nasce, infatti, come risposta diretta alle politiche dell’amministrazione Trump, dopo aver rapito il legittimo presidente venezuelano Maduro, ha impedito l’arrivo di altro petrolio da Caracas e ha minacciato chiunque ne invii all’isola con ulteriori dazi. La Casa Bianca sta dichiaratamente cercando di creare una crisi umanitaria per tentare di far implodere il paese dall’interno.
È stato lo stesso presidente cubano, Miguel Díaz-Canel, a dire che dopo il sequestro di Maduro e della prima combattente Cilia Flores “neppure una goccia di greggio è arrivata a L’Avana“. Canel ha invitato il popolo cubano a resistere all’aggressione imperialista, mentre il governo ha varato un piano emergenziale per far fronte alla crisi, che si estende verso tutti i servizi del paese.
Sul sito della flotta, però, si legge che gli organizzatori hanno ben chiaro un orizzonte che va oltre l’aiuto umanitario: “insieme possiamo rompere l’assedio, salvare vite umane e difendere la causa dell’autodeterminazione cubana“. Parole che riecheggiano quelle che hanno animato le Flotille dirette a rompere l’assedio altrettanto illegale di Gaza, e che hanno portato in piazza milioni di persone solo in Italia.
A dichiarare questo parallelo c’è anche David Adler, dell’Internazionale Progressista che ha aderito all’iniziativa: “ci prepariamo a navigare verso Cuba per lo stesso motivo per cui abbiamo viaggiato con la Sumud Flotilla a Gaza“. Tra i principali promotori c’è anche Thiago Ávila, già sulla Global Sumud, e hanno dichiarato già il proprio sostegno alla flotta l’ex leader dei laburisti britannici Jeremy Corbyn, la deputata statunitense Rashida Tlaib e l’ex sindaca di Barcellona Ada Colau.
Nuestra América Flotilla, sempre sul suo sito, scrive di essere un movimento, e non una semplice missione. Questa dichiarazione, dunque, invita a costruire un terreno di dissenso verso l’ennesimo crimine dell’imperialismo, e anche a sviluppare la solidarietà di un “equipaggio di terra”, così come era successo nel caso palestinese.
Anche se la vicenda sta venendo piuttosto oscurata da molti media nostrani, che invece sembrano giustificare la crisi indotta millantando una Cuba sotto dittatura, il 12 febbraio esperti dell’ONU hanno condannato il blocco delle forniture di petrolio verso l’isola. Il bloqueo, in generale, è da tempo condannato con una maggioranza bulgara dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Del resto, la scelta dell’amministrazione Trump ha esattamente le forme di una “punizione collettiva” comminata a un intero popolo sulla base delle volontà politiche statunitensi. Lo stesso Ávila ha affermato: “da Gaza a Cuba, i civili pagano il prezzo della punizione collettiva“.
Le navi dovrebbe salpare da vari porti del Caribe e, probabilmente, soprattutto da Messico e Colombia. In questo momento l’iniziativa sta raccogliendo adesioni e beni, per fare in modo di rompere l’assedio statunitense entro aprile.
- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO
Ultima modifica: stampa