La situazione è un po’ questa qua. Nella zona di Abu Dhabi, dove sono attualmente visiting professor, sono in corso alcuni attacchi mirati alle strutture militari: il porto (colpito), l’aeroporto e la base americana di Al Dhafra. Si sentono molti rumori di colpi in sottofondo, la maggior parte dei quali è dovuta alle risposte della contraerea che, devo dire, è stata molto efficiente, molto più di quanto accaduto a Dubai o in altre città del Golfo, come nel Barhein.
Non credo di correre dei seri pericoli. Non siamo un obiettivo militare. Siamo assistiti dalle due ambasciate, quella italiana in quanto cittadino e quella francese in quanto funzionario pubblico in missione. Il nostro ritorno è previsto per venerdì notte. Non so se verrà confermato dato che lo spazio aereo è stato chiuso. Vedremo poi se la Francia o l’Italia organizzeranno un nostro espatrio.
Con gli altri colleghi ci prepariamo in ogni caso a continuare le lezioni, anche se a distanza, cioè dall’albergo. È un po’ tutto surreale perché in fondo ci comportiamo come se non fosse successo niente. Anche il Ramadan e i cinque appelli alla preghiera rendono tutto più straniante. C’è chi è nervoso, chi ha paura e chi come me è fatalista. Ci vediamo regolarmente in questo grande e confortevole albergo che dà sul mare e dal quale vediamo alcune grandi dune.
L’unico momento di vera tensione è stato ieri, quando verso mezzanotte, ora locale, hanno cominciato a suonare degli allarmi sui nostri telefonini. Non ho capito bene che sistema abbiano usato, ma hanno cominciato tutti a suonare all’unisono. Siamo quindi corsi nella hall dell’albergo dove c’era già molta confusione visto che la direzione stava cercando di dare una sistemazione a coloro che non sono più potuti partire per via della cancellazione dei voli.
Per fortuna è durata poco. Verso l’una siamo andati a dormire.
Permettetemi un piccolo commento. La guerra provocata da Usa e Israele è un crimine che si aggiunge a una serie di sconvolgimenti internazionale dalle ramificazioni enormi, sia geopolitiche, culturali che giuridiche. Con questo non voglio dire che le risposte dell’Iran siano legittime: la situazione è precipitata per cui non è più questo il punto. Voglio dire pero che sono la conseguenza di una scelta militare americana e israeliana scellerata, contro la quale occorre opporsi.
La strategia dell’Iran credo che sia quella di mettere sotto pressione i paesi del golfo affinché prendano una netta posizione contraria agli Usa e a Israele, con il quale erano in trattativa per gli accordi di Abramo.
Tenete conto che gli attacchi di questi giorni arrivano dopo un periodo di trattative diplomatiche con l’Iran. Trump e Netanyahu hanno però ben pensato di far saltare improvvisamente il tavolo, anche con l’idea di raccogliere lo scalpo di Khamenei. La diplomazia dovrebbe essere sacra, ma questi gangster ne stanno facendo carne di porco.
Solo un manico di gente rimbecillita pronta a credere alle scemenze della propaganda occidentale può ora credere che la morte di Khamenei possa avere un effetto benefico per l’Iran e per la regione. Hanno creato l’effetto opposto: hanno ucciso un leader religioso riconosciuto come guida anche da molti suoi contestatori. Ne hanno fatto un martire.
Se del resto ho capito qualcosa nei soggiorni che ho avuto qui in Medio Oriente è che l’idea che il resto del mondo smani dalla voglia di vivere come noi e di liberarsi delle proprie strutture politiche e culturali tradizionali è una grandissima sciocchezza. La nostra stampa riesce sempre a trovare qualche cittadino occidentalizzato che ripete quello che vuole che si dica. Ma le cose stanno in modo parecchio differente.
C’è chi non ci vede come un modello. Chi non ci riconosce le virtù civili che ci autoattribuiamo. Chi ci considera una massa di presuntuosi alienati. Chi vede nei nostri comportamenti solo ipocrisia, opportunismo e somma inaffidabilità.
Con un po’ meno di presunzione e meno preconcetti finto progressisti (che poi non sono altro che i germi del razzismo culturale) anche i più creduloni della nostra provincetta europea possono iniziare a capirlo.
* da Facebook
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