Se ne parla poco, anzi per niente, ma quando si parla delle petromonarchie del Golfo che ospitano le basi USA bombardate dall’Iran, viene trascurato il dettaglio di un possibile “fronte interno”.
In questi paesi, infatti, se le èlite dominanti sono sunnite, ampie quote della popolazione – nel caso del Barhein la maggioranza – sono sciite come l’Iran.
Nel 2011 proprio il Barhein fu sconvolto da una rivolta popolare connessa alle Primavere arabe e che venne repressa sanguinosamente ma con grandi difficoltà. Ed anche ieri in Barhein ci sono stati scontri durante una manifestazione che ha cercato di raggiungere l’ambasciata statunitense.
Una posizione passiva dei paesi arabi – ospitare basi militari Usa – ha creato qualche conflitto interno in passato. Al Qaida nasce proprio dal rifiuto di un pezzo della borghesia arabo-saudita di accettare di ospitare basi statunitensi sul suolo sacro della Mecca dopo la prima Guerra del Golfo del 1991.
Ma una eventuale posizione “assertiva” delle petromonarchie del Golfo, contro un Iran sotto aggressione israelo-statunitense, potrebbe veder deflagrare un conflitto interno di ripudio contro una aperta complicità con Israele da parte dei paesi arabi del Golfo. Un conto è l’ambiguità sugli accordi di Abramo, un altro è prendere parte militarmente all’aggressione contro l’Iran.
Non sappiamo l’esatta dinamica dell’abbattimento di tre aerei militari Usa sui cieli del Kuwait. Il Centcom statunitense, confermando l’abbattimento dei tre jet, ha fatto sapere che “il Kuwait ha ammesso l’incidente” e che “le cause dell’incidente sono al centro di un’indagine”. Certo che parlare di “errore” in ben tre casi di abbattimento appare decisamente poco credibile.
Gli Stati Uniti hanno preferito così coprire il tutto con lo scudo rassicurante del “fuoco amico” da parte della contraerea kuwaitiana, ma i puntini tra questo fatto e la situazione che abbiamo descritto, andrebbero collegati.


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Enzo Angelini
Interessante articolo ma il Qatar?