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Guerra in Medio Oriente. Russia e Cina scelgono di sedersi sulla riva del fiume….

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha votato ieri due bozze di risoluzione relative alla guerra in corso in Medio Oriente. Tra queste, c’era il progetto di risoluzione presentato dalla Russia che esortava tutte le parti a cessare immediatamente le operazioni militari in Medio Oriente e in altre regioni per evitare un’ulteriore escalation della situazione; la condanna tutti gli attacchi contro civili e infrastrutture civili; e l’invito tutte le parti a proteggere i civili e le infrastrutture civili in conformità con i loro obblighi previsti dal diritto internazionale, incluso il diritto umanitario internazionale.
La bozza di risoluzione presentata dalla Russia ha ricevuto però solo quattro voti a favore, due contrari e nove astensioni e quindi non è stata adottata: Russia, Cina, Pakistan e Somalia hanno votato a favore, mentre Stati Uniti e Lettonia hanno votato contro.

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha invece approvato la risoluzione redatta dal Bahrain che condanna l’Iran ma omette qualsiasi menzione degli attacchi degli Stati Uniti e di Israele. Tredici dei 15 membri del Consiglio di Sicurezza hanno votato a favore del documento, mentre Russia e Cina si sono astenute. Il progetto di risoluzione preparato dal Bahrain con il sostegno dei paesi del Golfo si concentra esclusivamente sull’Iran e sulle sue azioni, senza mai menzionare gli Stati Uniti o Israele nel testo.

L’agenzia russa Tass riferisce che il presidente russo Putin ha avuto una seconda conversazione telefonica in una sola settimana con il presidente iraniano Pezeshkian “per continuare la discussione sulla situazione in Medio Oriente alla luce dell’aggressione armata degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran” specifica la nota del Cremlino. La loro precedente conversazione telefonica era avvenuta il 6 marzo.

La guerra sta finendo o sta entrando in una fase prolungata?” – si interroga sulla Ria Novosti l’esperto russo Piotr Apokov – “Nel primo caso, nella prossima settimana (massimo due), gli Stati Uniti dichiareranno vittoria, l’Iran inizierà a guarire le sue ferite e il mondo inizierà a riprendersi dallo shock. La situazione non tornerà mai a quella prebellica, e le conseguenze a lungo termine, sia geopolitiche che regionali, saranno molto gravi, senza contare il fatto che non tutte diventeranno immediatamente chiare”.

Secondo Apokov “L’unico scenario vincente per Stati Uniti e Israele è “uccidere” l’Iran. Ma è praticamente impossibile. Puoi uccidere Khamenei (e anche più di uno), puoi bombardare l’industria petrolifera e le infrastrutture iraniane, causare carestie ed epidemie. Ma tutto questo dovrà essere pagato – non con denaro, ma con l’atteggiamento dei due miliardi del mondo islamico e della maggior parte della comunità mondiale. Il mondo non è in grado di fermare il massacro degli iraniani con la forza, ma sta già traendo conclusioni da ciò che sta accadendo”.

La Cina dal canto suo afferma di essere rimasta delusa e rammaricata che il progetto di risoluzione presentato dalla Russia al Consiglio di Sicurezza dell’Onu non sia stato adottato.

Il quotidiano China Daily riporta che il ministero degli Esteri cinese Wang Yi ha avuto in questi giorni undici colloqui telefonici con i suoi omologhi di Russia, Oman, Iran, Francia, Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Bahrain, Qatar e Pakistan.

Nelle conversazioni, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha espresso la posizione della Cina basata su un appello al cessate il fuoco immediato in Medio Oriente e a sforzi verso una soluzione politica.

La chiave per prevenire un’ulteriore escalation sta nel fatto che Stati Uniti e Israele interrompano le loro operazioni militari, la Cina ha fatto anche sapere che non approva gli attacchi ai paesi del Golfo e condanna tutti gli attacchi contro strutture civili e civili innocenti” riporta il giornale cinese Global Times.

Nei giorni scorsi l’inviato speciale cinese Zhai Jun aveva incontrato di persona i responsabili di Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti.

Liu Zhonming, esperto dell’Istituto per il Medio Oriente cinese, ha affermato che “la tensione continua nello Stretto di Hormuz è un’arma a doppio taglio per entrambe le parti: per gli Stati Uniti è una minaccia alla sicurezza energetica e l’economia; per l’Iran, è dannoso per le sue relazioni con i paesi del Golfo”.
Liu ha aggiunto che il conflitto è in un periodo di stallo, ma “questo tipo di conflitto ad alta intensità e costi elevati è insostenibile per entrambe le parti e per i paesi della regione”.

Tang Zhichao, ricercatore di studi sul Medio Oriente presso l’Accademia Cinese di Scienze Sociali, sentito dal China Daily ha sottolineato che “la Cina ha evitato di schierarsi nel conflitto come hanno fatto alcuni paesi occidentali”.

Rimangono dunque ancora imperscrutabili le posizioni sulla guerra in corso di Russia e Cina, legate all’Iran da trattati bilaterali e forti interessi economici e strategici. Ci sono posizioni di principio che chiedono la fine delle ostilità e il ritorno ai negoziati, ma si intravede tra le righe la previsione che un prolungarsi della guerra sarebbe costosissimo per l’Iran ma indebolirebbe molto l’egemonia di Usa e Israele nella regione mediorientale. Una guerra prolungata in Medio Oriente dunque sarebbe uno svantaggio strategico per Washington e Tel Aviv da cui Cina e Russia potrebbero invece trarre vantaggio.

Viene affidato così ai media la diffusione del messaggio secondo cui ci sarebbero aiuti “non ufficiali” russi e cinesi ai sistemi di comunicazione, lancio e intercettazione iraniani. La precisione con cui i missili di Teheran hanno colpito le infrastrutture militari statunitensi e israeliani in questi giorni in tutta la regione sembrano indirettamente confermare questo messaggio.

Del resto sia la Cina che la Russia non intendono alzare la soglia dello scontro con gli Stati Uniti, ma neanche possono rinunciare ai propri interessi strategici, e la regione del Golfo è uno di questi.

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