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La UE mette in soffitta il diritto internazionale e getta la maschera

Le parole pronunciate da Ursula von der Leyen in occasione della Conferenza annuale degli ambasciatori UE, che si è chiusa due giorni fa, rappresentano una di quelle rare volte in cui potremmo sentire una – parziale – verità uscire dalla bocca della politica tedesca: “l’Europa non può più essere un custode del vecchio ordine mondiale, di un mondo che se n’è andato e non tornerà“.

La presidente della Commissione Europea ha poi aggiunto: “difenderemo sempre e sosterremo il sistema basato sulle regole che abbiamo contribuito a costruire con i nostri alleati, ma non possiamo più fare affidamento su di esso come unico modo per difendere i nostri interessi“.

Le verità sono solo nel fatto che il vecchio ordine internazionale è superato, e che il “sistema basato sulle regole” (che non è sinonimo di diritto internazionale, sia chiaro) era uno strumento per “difendere i nostri interessi“. Tale ordine, con Washington al centro, è stato usato con piacere dai paesi europei, anche se sapevano che era costruito con un doppio standard, per favorire sempre il più forte, come ha detto il primo ministro canadese al Forum di Davos.

Ora che gli USA pretendono che il Vecchio Continente torni un vassallo e non un competitor, l’ordine e le regole non sono più convenienti perché gli europei non sono più nello schieramento del più forte. Anzi, ne sono il primo bersaglio. E allora sono altri gli strumenti che la UE deve trovare per diventare un attore della competizione globale a pieno titolo.

Sono tre le priorità indicate dalla presidente della Commissione: la nuova Strategia della Sicurezza europea, i rapporti commerciali con paesi terzi per diversificare le fonti di approvvigionamento, una diplomazia che sia pensata in maniera pratica per raggiungere risultati. “L’obiettivo è renderci più resilienti – ha detto von der Leyen – più sovrani e più potenti“.

Chi voleva capire, lo poteva già fare nel gennaio 2021. Allora, il ministro francese dell’Economia aveva pubblicato da un paio d’anni un libro in cui parlava della UE come di un “nuovo impero”, e in concomitanza con un viaggio in Italia aveva affermato: “l’Europa deve dimostrare di poter usare la potenza al servizio di buoni propositi“.

Le Maire non si stava inventando nulla di nuovo. Riproponeva, nella formula da XXI secolo, la stessa trita retorica imperialista e anche imbevuta di suprematismo, che indica la necessità di una politica di potenza che porti la civiltà lì dove manca. Ovviamente, uccidendo e depredando tutto ciò di cui si ha bisogno.

Che la UE fosse un progetto imperialistico è stato detto esplicitamente da uno dei principali esponenti della classe dominante europea. Ma nel frattempo, sono passati cinque anni piuttosto turbolenti. Anni in cui i dirigenti di questa costruzione continentale, sia a Bruxelles che nelle capitali nazionali, si sono dimostrati piuttosto privi di una solida visione strategica, e anzi talentuosamente capaci di sbagliare quasi ogni scelta significativa.

Ora i vertici europei devono trovare una qualche soluzione, e von der Leyen è tornata sul tema dell’assetto istituzionale, come fosse una panacea a tutti i mali, ma ha volontariamente ignorato i profondi problemi strutturali delle economie europee. La loro crisi vuole essere superata col riarmo, e difatti solo la proiezione geopolitica è evidenziata dalla politica tedesca.

Abbiamo urgente bisogno – ha detto – di riflettere sul fatto se la nostra dottrina, le nostre istituzioni e il nostro processo decisionale – tutti progettati in un mondo post-bellico di stabilità e multilateralismo – abbiano mantenuto il passo con la velocità del cambiamento che ci circonda. Se il sistema che abbiamo costruito – con tutti i suoi tentativi benintenzionati di consenso e compromesso – sia più un aiuto o un ostacolo alla nostra credibilità come attore geopolitico“.

Sarebbe interessante sentire l’elenco dei “tentativi benintenzionati di consenso e compromesso“. Chissà se c’è lo smembramento della Jugoslavia, la guerra in Libia, gli accordi di Minsk usati per prendere tempo e armare l’Ucraina, parola di Merkel… Ma lasciamo perdere una tale affermazione.

Ciò che qui interessa sottolineare è che, secondo la presidente della Commissione, una politica estera costruita sulla risoluzione pacifica dei conflitti ti fa apparire debole. Questo problema sembra non colpire solo la Cina, ma tant’è. C’è “bisogno di una politica estera più realistica e dettata dagli interessi. […] La sicurezza deve diventare il principio organizzativo della nostra azione, deve essere il nostro mindset predefinito“.

A rincarare la dose è arrivata anche l’Alta rappresentante per gli Affari Esteri, Kaja Kallas. Forse la più guerrafondaia degli alti uffici della UE, Kallas ha dato dimostrazione del suo acume politico affermando che l’attacco russo all’Ucraina ha reso chiaro al mondo “che non c’è più responsabilità per le proprie azioni, le regole sono state buttate fuori dalla finestra“.

Per quello, poco prima, la sua collega alla Commissione ha detto che il loro stesso ordine basato su regole e una postura mediatrice ha reso la UE debole, e che vanno appunto gettate dalla finestra per trovare nuove leve per fare gli interessi del capitale su base continentale.

In contraddizione l’una con l’altra, ma del resto Kallas è arrivata pure a dire che la pace è la principale priorità di Bruxelles, mentre von der Leyen ha detto che è una perdita di tempo disquisire se l’aggressione all’Iran sia “una guerra scelta o una guerra di necessità“. Insomma, anche il tema delle responsabilità, nel caso di Washington e Tel Aviv, lascia il tempo che trova, e vale solo per gli “altri”.

A chiudere il cerchio, e a confermare questo punto di vista, ci ha pensato l’ultima “signora della guerra” della UE, ovvero la presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola. In una recente intervista al giornale Avvenire ha infatti affermato che, per Strasburgo, “il diritto internazionale è la pietra fondante, ma bisogna evitare di abusarne per giustificare un regime tirannico che uccide la sua gente“.

Abbastanza scontato concludere che se il “regime tirannico” non uccide la sua gente, ma quella altrui, come nel caso dei criminali di guerra sionisti che stanno perpetrando un genocidio, allora va tutto bene. Soprattutto se chi uccide è bianco e di cultura occidentale. Insomma, anche Metsola segue la linea di Tajani, per il quale il diritto vale “fino a un certo punto“.

Purtroppo, c’è poco da scherzare in realtà. La presidente del Parlamento ha anch’essa ribadito la necessità che la UE rafforzi competitività e sicurezza. Il che significa, di nuovo, riarmo e politiche antipopolari per finanziarlo, insieme agli investimenti nei settori strategici della produzione attuale.

Uscite così fuori dagli schemi dalla solita propaganda europeista che vuole l’Europa come il “giardino” della democrazia e dei diritti che persino il presidente del Consiglio Europeo, António Costa, si è espresso contro le parole della presidente della Commissione. La quale, ovviamente, col suo discorso cercava di attribuire maggiore centralità a una politica estera decisa da Bruxelles, piuttosto che dai singoli paesi.

Rimangono le mancanze strutturali delle economie europee, oltre al fatto che mettere d’accordo tutti i membri della UE sui passi da fare in un frangente così tempestoso non è di certo facile. Forze centrifughe si sono già mostrate. Ma per von der Leyen, Kallas e Metsola l’unica  cosa che importa è ricordare che serve armarsi per fare quel che il diritto internazionale impedisce. Al lettore le conclusioni.

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6 Commenti


  • carlo mazzoli

    per dirla con Marx, ogni sistema, alla sua nascita, porta con sé i germi della propria dissoluzione: Prepariamoci allora.


  • Gianfranco Santoro

    Nessun sistema si dissolve da solo, a meno di non portarsi nella tomba anche tutti quelli che opprime. La Rivoluzione è l’unica speranza di sopravvivenza, anche fisica, NON l’attesa.


    • Redazione Contropiano

      Esiste anche il fenomeno dell’implosione, peraltro… E’ minoritario – vedi la fine dell’Urss – ma esiste come possibilità…
      Ovviamente questo non significa “attendere”, ma individuare le rime di frattura in un muro a prima vista “solido”. E scartare le ipotesi che si riducono ad un prenderlo a capocciate.


  • Caterina Nucera

    tutti e tre le presidente dell’ UE. non sono competenti per il posto che occupano. Hanno detto di usare la forza. Non la collaborazione, eliminare completamente il riarmo. Usare i soldi per portare economia, per la sanità, l’istruzione, i servizi. abbassare le tasse in tutti i settori pubblici. aumentare gli stipendi soprattutto quelli italiani che sono molto bassi, rispetto a tutti quelli dell’ UE. Dare incentivi ai giovani per creare lavoro. sempre controlli a tappeto, sempre. FARE affari con tutti gli altri Stati.


  • Maria Cristina Tagliabue

    Il commento che preferisco è quello di Caterina, nel caos ogni paese, noi almeno, faccia ordine e cerchi di crescere e non di morite. Morti non aiuteremo nessun altro, da donna penso sempre ad un futuro.


  • Angela LB

    non ci resta che sperare nella dissoluzione di questa unione Europea che è una dittatura.

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