Il “distacco” dei servi dal padrone yankee è durato appena 48 ore. Il tempo che ci è voluto per un breve giro di telefonate presumibilmente non proprio amichevoli per ordinare di mettersi rapidamente in servizio, zitti e muti.
La richiesta di Trump ai paesi della Nato – inviare navi da guerra per tenere aperto lo Stretto di Hormuz dichiarato chiuso dall’Iran ai soli paesi nemici – aveva ricevuto un cortese ma netto rifiuto, grosso modo dicendo “non è la nostra guerra, è fuori dai compiti della Nato”. Perché è scontato che mandare una flotta, anche ridotta ai soli dragamine, in mezzo ad un conflitto, significa prendere parte a quel conflitto schierandosi con una parte contro l’altra.
Sembrava una dimostrazione della persistenza di una “spina dorsale” e di una quasi imprevista “dignità nazionale”… Ma era un errore: entrambe quelle virtù sono sparite da tempo. In sei paesi almeno: Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Olanda e Giappone.
Per farsi vedere più sdraiata degli altri cinque la neo-premier giapponese Sanae Takaichi è volata a Washington per non meglio precisati colloqui con Trump.
Tutti e sei hanno sottoscritto una dichiarazione che illumina l’infamia che anima questi governi.
“Chiediamo all’Iran di cessare immediatamente le minacce, la posa di mine, gli attacchi con droni e missili e ogni altro tentativo di bloccare lo Stretto alla navigazione commerciale, nonché di conformarsi alla risoluzione 2817 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite“, si legge. “La libertà di navigazione è un principio fondamentale del diritto internazionale, sancito anche dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. Gli effetti delle azioni dell’Iran si faranno sentire su persone in ogni parte del mondo, specialmente sui più vulnerabili“.
“Esprimiamo la nostra disponibilità a contribuire agli sforzi appropriati per garantire il passaggio sicuro attraverso lo Stretto. Accogliamo con favore l’impegno delle nazioni che stanno procedendo alla pianificazione preparatoria“.
“La sicurezza marittima e la libertà di navigazione vanno a vantaggio di tutti i paesi. Chiediamo a tutti gli Stati di rispettare il diritto internazionale e di sostenere i principi fondamentali della prosperità e della sicurezza internazionali“. Neanche una parola sugli Stati Uniti e Israele che hanno aperto una guerra unilaterale, non provocata, contro l’Iran.
Peggio ancora quando ha aperto la bocca persino Kaja Kallas, facente finzione di “Alto rappresentante” per la politica estera europea: “Abbiamo qui oggi le Nazioni Unite e stiamo lavorando a stretto contatto con loro per trovare un passaggio sicuro per le navi attraverso lo Stretto di Hormuz, perché è davvero un problema soprattutto per l’Asia e anche per l’Africa il fatto che petrolio, gas, ma anche fertilizzanti e alimenti non possano transitare dallo Stretto di Hormuz“.
Un tale che si svegliasse improvvisamente dal coma, leggendo questi comunicati, capirebbe che l’Iran ha chiuso lo Stretto per un capriccio irresponsabile, mentre il mondo e il Medio Oriente stavano tranquillamente vivendo la vita normale di tutti i giorni.
L’unica cosa vera – ma mutilata ed usata come un alibi – è che il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha rivolto un appello a tutte le parti, come è previsto dal suo ruolo:
“Il mio messaggio a Usa e Israele è che è tempo di finire questa guerra che rischia di andare totalmente fuori controllo, con una propagazione sull’economia mondiale che rischia di essere davvero drammatica, specie per i Paesi in via di sviluppo. All’Iran dico: basta con gli attacchi ai tuoi vicini, e apra lo stretto di Hormuz. E’ tempo che la diplomazia prevalga, è tempo che la forza della legge prevalga sulla legge della forza“.
Se si cancella l’appello agli aggressori e si chiede di fermare solo la reazione dell’aggredito è chiaro come il sole che si ci sta preparando a partecipare all’aggressione. Ossia entrare in guerra contro Tehran.
L’ipotesi è ampiamente contrastata dalle popolazioni di tutti e sei i paesi, dunque è partita contemporaneamente la “tarantella dei distinguo” per provare a camuffare un gesto che è la quintessenza della chiarezza.
Il famoso ministro “fino ad un certo punto” Tajani si è subito esercitato nella parte del pesce in barile, sostenendo che si tratterebbe di un “contributo politico, non militare”, sollevando grasse risate ovunque e a Washington in primo luogo.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha dilatato i tempi dell’impegno diretto a dopo la fine della fase acuta della guerra: “potremo fare molto, fino anche alla riapertura delle rotte marittime e al loro mantenimento in sicurezza, ma non lo faremo mentre i combattimenti sono in corso”. Ossia quando non servirebbe più, a meno di non prevedere per sé il ruolo di occupanti una parte territorio iraniano in prossimità dello Stretto.
In ogni caso Trump ha immediatamente incassato l’appecoronamento, ma con il consueto disprezzo riservato ai servitori lenti di comprendonio: «Ora la Nato è più disponibile, ma è tardi».
Come si vede, il giuramento appassionato fatto da tutti i Meloni dei sei paesi – “se ci chiedono di più faremo decidere il Parlamento”, perché “non siamo e non saremo in guerra” – è rimasto valido il tempo necessario a pronunciare quelle parole. Poi si fa l’opposto.
In zona, come già osservato, c’è già il dispiegamento della missione “Aspides”, nell’altro stretto che controlla il Mar Rosso, davanti allo Yemen degli Houthi, fin qui rimasti in attesa. Basta poco per far spostare quelle navi, visto che le regole di ingaggio prevedevano come zone operative anche il golfo di Oman e il Golfo Persico. Serve solo la decisione politica che è stata presa oggi, ma negando di averla presa.
Come se in guerra si potesse fare come nelle campagne elettorali, “senza contraddittorio”.
Ci ha pensato subito il ministro degli esteri iraniano, Abbas Araghchi, a chiarire l’ovvio. Ossia che la partecipazione di qualsiasi Paese al tentativo di rompere il blocco iraniano lo renderebbe “complice dell’aggressione e degli efferati crimini commessi dagli aggressori“.
Pare che nel mondo questo gioco lo capiscano proprio tutti, perfino i bambini delle elementari: se vuoi fermare l’aggredito stai aiutando l’aggressore. Quindi preparati a ritirare la tua dose di sganassoni, quando arrivi a tiro…
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Maria Rosa Pellegrini
Gli Stati Uniti che volevano chiudere la guerra in Ucraina perché tutte quelle giovani vite distrutte in realtà chiudere il conflitto in Ucraina vuol dire dedicarsi a tempo pieno alla Cina attraverso l’Iran. II nazionalisti sionisti cioè il regime nazista sionista di Tel Aviv ha deciso che era giunto il momento di aggredire l’Iran e il suo petrolio che é diretto in Cina.Gli Stati Uniti vogliono inviare i marines in Iran, cisa farsi l’Italia che è inbamirata del fascista Trump, che invocava per l’Ucraina l’art 5 dells Nato manderà un contingente italiano? Occidente americano in mano ai nazi sionisti cime Kushner e il suo IMEC commercio globale Votare NO al referendum non farà cadere il governo nazi sionisti di Nordio Meloni ma sarà un segnale che il popolo italiano rinnega le scelte in politica estera di questi cialtroni innamorati di Wasghinton
Maria Rosa Pellegrini
Gli Stati Uniti non lottano solo per accaparrarsi le risorse energetiche mondiali ma per tenere a galla il dollaro militare che rende possibile la riduzione del debito federale che è a 39 trilioni di dollari a costi sostenibili. Mondo Unipolare a guida Stati Uniti deve continuare r i Brics spazzati via.. Chiudere la guerra in Ucraina e mostrare quella finta e disgustosa benevolenza verso la Russia con programmi di cooperazione economica è una strategia per separarla dalla Cina. che ora viene affidata attraverso l’Iran. Intanto negli Stati Uniti il fascismo avanzo. Trump invita il Congresso americano a votare una legge che impedisca agli Stati di legiferare, per ora soli in materia di Intelligenza artificiale.Trump vuole sempre più poteri su Wasghinton. Cosa succederà in Europa alla luce della nuova realtà statunitense? I servi, i giullari di corte metteranno mano ulteriormente alla Costituzione del 1948. Gli Stati Uniti, grande Satana, come ki aveva definuti Komeini, sono sempre stati un pessimo esempio
Redazione Contropiano
I vertici EU di Bruxelles di europeo ed europeista non hanno proprio nulla. Sono una cricca affaristica di burattini usurai, guidati dai burattinai della finanza internazionale, dal liberismo turbo-capitalista, dominato dalle lobby anglosassoni e dal sionismo nazistoide israeliano. Esso si è infiltrato, come un cancro malefico, in tutti i gangli di questo nostro disgraziato occidente, dai governi nazionali ai colossi dell’economia e della finanza. Mi aspettavo una resistenza maggiore da parte delle istituzioni europee, ma evidentemente non è così, hanno presto gettato la maschera. Da europeista convinto devo quindi concludere che l’Europa era una buona idea, ma è completamente fallita. Questa EU è tutta da azzerare e da rifare da capo, ad opera di veri europeisti, che riconquistino una propria dignità, si svincolino definitivamente dal colonialismo yankee, escano dalla NATO (cioè la più grande organizzazione criminale della storia dell’umanità), e mettano in piedi una nuova organizzazione sociale, autonoma, con un governo federale, una Difesa comune, una economia integrata al suo interno tra i vari componenti e con buone relazioni, all’esterno, con il resto del mondo (in particolare i paesi BRICS), liberando così grandi risorse oggi impegnate in guerre, armamenti, affari poco puliti, sottogoverno clientelare, spesa parassitaria, per rimettere in piedi un sistema di stato sociale e di sicurezza sociale (sanità pubblica, scuola pubblica, sistema pensionistico, lotta alla povertà e all’emarginazione) degni di questo nome. Questi obbiettivi e questi ideali rappresentano il nocciolo duro, minimo e irrinunciabile, di qualunque progetto che voglia definirsi di Sinistra. Se non se li pone una vera Sinistra tali obbiettivi, non se li pone e si porrà mai nessuno. Chiunque affermi di essere di sinistra e non concordi con uno qualunque di questi elementi, anche solo una virgola, allora è una spia, falsa, infiltrata e provocatore, al soldo dell’avversario di classe.
Prof. Giovanni Scavazza
(Circolo di Cultura Politica Riccardo Lombardi)