Manca solo una settimana alla partenza ufficiale della nuova missione della Global Sumud Flotilla. Il 12 aprile è la data segnata come il momento principale di avvio della traversata, da Barcellona a Gaza, ancora posta sotto assedio dal regime sionista. Per quanto riguarda il nostro paese, alcune navi sono già partite, direzione Sicilia, dove dovrebbero riunirsi tra il 20 e il 25 aprile, in attesa della fase successiva dell’iniziativa.
Gli organizzatori promettono una flotta molto più imponente della precedente. Circa 80 navi e mille attivisti proveniente da oltre 100 paesi puntarenno verso la Striscia, con tre obiettivi in mente: innanzitutto quello politico di rompere ancora una volta l’assedio israeliano e mostrare l’ipocrisia del cessate il fuoco; portare aiuti; aprire un corridoio umanitario permanente.
Accanto alle sigle storiche di questo tipo di missione (Freedom Flotilla Coalition, Thousand Madleens, e così via) ci sarà anche il supporto della nave di ricerca e soccorso Open Arms. Contemporaneamente, un convoglio via terra composto da circa 300 mezzi partirà dalla Mauritania. Thiago Ávila, attivista protagonista della precedente Sumud Flotilla e anche del Nuestra América Convoy, è arrivato a Barcellona qualche giorno fa.
Il percorso non è privo di insidie. La rotta tunisina, fondamentale nel 2025, è ora impraticabile: cinque attivisti del Sumud Maghreb sono stati arrestati con accuse di frode e riciclaggio, in quello che molti definiscono un attacco politico. C’è poi l’incognita militare: come succcesso in passato, le navi potrebbero essere bersagliate da droni israeliani.
Ma i solidali non sembrano farsi scoraggiare. Anzi, ribadiscono: se i combattimenti sono fermi, allora qualsiasi blocco dovrebbe essere in ogni caso nullo, e contro il diritto internazionale. È così che si vuole rompere innanzitutto la falsa narrazione di una Gaza che il Board of Peace sarebbe in procinto di ricostruire.
“Visto che sentiamo ripetere che è iniziata la fase della ricostruzione – ha dichiarato Maria Elena Delia, portavoce italiana del Global Movement to Gaza, una delle sigle dietro la Sumud – vogliamo dare una mano, portando medici, educatori, psicologi, ingegneri ed eco-costruttori“.
Nella Striscia, in realtà, Israele continua a uccidere (sono oltre 700 i morti nei sei mesi di “pace” passati dal cessate il fuoco di ottobre), mentre il Board of Peace deve fare i conti con il nodo principale: Hamas non intende consegnare le armi, a meno che non venga garantita l’effettiva autodeterminazione del popolo palestinese, partendo innanzitutto dal ritiro completo di Israele dalla Striscia.
Ciò è stato confermato anche dalle iniscrezioni trapelate dopo la visita di un alto funzionario dell’organizzazione palestinese, Khalil al Hayya, al Cairo, il 2 aprile, per discutere coi mediatori di Egitto, Qatar e Turchia. La situazione si trova perciò in uno stallo obbligato da Israele, che ha come obiettivo quello di prendersi tutta la Palestina – e oltre – e non può di certo permettere la nascita di uno stato palestinese.
Da parte nostra, da parte dei solidali in Italia e negli altri paesi occidentali, dopo che le cittadelle imperialiste hanno provato a far calare una coltre di silenzio sul genocidio dei palestinesi, e stanno implementando un po’ ovunque misure per criminalizzare l’antisionismo, è necessario rialzare la voce, il sostegno e far rivivere lo spirito e le piazze dell’autunno passato.
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