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Le sconfitte della guerra cognitiva contro Cuba

Cubainformaciòn ha attivato un nuovo programma della sezione Miami Fake nel quale smonta ancora una volta la macchina della disinformazione che, dai media con sede a Miami — e le loro filiali a Madrid e in altre città —, cerca di costruire una narrazione unica contro Cuba. Una narrazione allineata con la politica di blocco, asfissia economica e ingerenza del governo degli Stati Uniti, che combina manipolazione, omissioni e, non di rado, propaganda aperta.

In questa edizione, lo spazio analizza come questi media reagiscono di fronte a fatti che contraddicono il loro discorso, magnificano presunti fallimenti, nascondono responsabilità e, parallelamente, legittimano persino discorsi apertamente violenti.

1. Ciò che fa loro male: il petrolio russo a Cuba

Il trattamento informativo sull’arrivo di carburante russo a Cuba è quello di dare la “versione del loro padrone”, cioè del governo statunitense che finanzia questi media.

Il giornale Diario de Cuba titola: “Trump permetterà l’arrivo a Cuba di una petroliera russa che ‘sfida il blocco’, secondo il regime”. “Devono sopravvivere”, dice il presidente degli USA, mentre — secondo il testo stesso — “la stampa ufficiale opta per la narrativa del confronto”. Parallelamente, si cerca di negare la responsabilità del blocco petrolifero, citando un analista che assicura che questo “non è stato la causa dei recenti blackout massicci nell’Isola”. Senza parole.

Lo stesso mezzo insiste con “Come e quando i cubani sentiranno gli effetti del petrolio arrivato dalla Russia?”, focalizzando qualsiasi possibile miglioramento come un’incognita dubbia e alimentando il messaggio di disperazione e mancanza di speranza.

Curiosamente, questi media, giorni prima, avevano schierato tutta la loro artiglieria criminalizzante contro l’arrivo del greggio russo nell’Isola. La testata 14ymedio, il 26 marzo, oscillava tra la minaccia e il sospetto: prima con “Gli USA impediranno l’arrivo a Cuba delle due petroliere dirette all’Isola con carburante russo”, e poi con “La vicinanza della petroliera ‘Anatoly Kolodokin’ attiva gli allarmi sullo spionaggio russo a Cuba”, dove si suggerisce che la nave potrebbe stare “raccogliendo intelligence” nei Caraibi.

2. Ciò che non hanno potuto evitare: il successo del Convoglio “Nuestra América”

L’arrivo a Cuba del convoglio solidale “Nuestra América”, con attivisti, sindacalisti e rappresentanti politici internazionali, ha generato una reazione furiosa in questi media.

Dai social network, si cerca di ridicolizzare l’iniziativa con messaggi come “Per questo sì che c’è carburante” (Instagram di Eliécer Ávila). Il passo falso è da antologia, perché la fotografia pubblicata da questo ultradestrorso di origine cubana è quella di veicoli a energia solare, che non usano carburante né necessitano di carica dalla rete elettrica e che sono stati noleggiati dal Convoglio proprio con l’intenzione di non consumare la scarsissima benzina disponibile nell’Isola, a causa del blocco petrolifero di Trump.

Nel frattempo, Diario de Cuba pubblica testi come “Editoriale: Flottiglie e femminismo di carta straccia” o “‘La solidarietà della flottiglia ci ha lasciato la stanzetta uguale a prima’: i cubani sulla visita del convoglio Nuestra América”, dove si afferma che “per i flottiglieri, luce e grande festa; per il popolo, oscurità e repressione cattiva”. Il che contrasta con le continue manifestazioni di gratitudine che la popolazione cubana dava, al passaggio del Convoglio, per gli aiuti umanitari che portavano.

Altri media alzano il tono. ANews diffonde “Convoglio solidale a Cuba: lusso in hotel a 5 stelle mentre l’isola soffre blackout e scarsità”, attaccando con bugie persino comunicatori come Hasan Piker. Sulla stessa linea, ABC pubblica “Hotel di lusso, voli in business class e catene d’oro: il fiasco del convoglio solidale a Cuba”, con un’altra valanga di bugie, a cura del propagandista David Alandete, che il nostro programma smonta.

Dal New York Times, l’approccio si ammorbidisce ma mantiene l’idea di contraddizione in “Un famoso ‘streamer’ di sinistra difende la missione a Cuba, da un hotel di lusso”.

Infine, El Toque combina insinuazioni e minacce legali in “Statunitensi della flottiglia pro-governo cubano sarebbero stati alloggiati in un hotel sanzionato dall’OFAC”, avvertendo gli attivisti nordamericani a Cuba che “le sanzioni penali (contro di loro) includono multe fino a 1 milione di dollari per entità aziendali e fino a 250.000 USD per persone fisiche. Coloro che saranno dichiarati colpevoli di violazioni deliberate rischiano anche una pena detentiva fino a dieci anni”.

3. Ciò che fa loro male nell’anima: il sostegno a Cuba del Consiglio Mondiale delle Chiese

Quando istituzioni religiose internazionali sostengono Cuba, la reazione è immediata.

Diario de Cuba pubblica “Nonostante le evidenze, il Consiglio Mondiale delle Chiese nega le violazioni della libertà religiosa a Cuba”, criticando che il suo segretario generale abbia definito “false e infondate” tali accuse, sebbene egli rappresenti “600 milioni di cristiani”.

Da parte sua, Martí Noticias dà voce a presunti “leader di chiese non riconosciute a Cuba e difensori dei diritti di culto” che, pur riconoscendo la libertà religiosa reale nell’Isola (“possiamo condividere il vangelo per strada, possiamo distribuire cibo e medicine”), dicono che non c’è perché “la chiesa non può acquisire proprietà private per lo svolgimento delle funzioni religiose. Non può creare scuole per l’educazione nazionale. Questo è completamente proibito perché l’educazione è laica e tutti i bambini devono andare a scuole pubbliche laiche”. E così continuerà a essere, come dice la Costituzione cubana, votata dall’86% della popolazione.

4. Ciò che non sopportano: l’aiuto del Messico a Cuba

La cooperazione bilaterale è anch’essa oggetto di attacco.

Cubanos por el Mundo lancia “Deputati in Messico chiedono un’indagine su Sheinbaum per finanziamento al regime castrista”, mentre Diario de Cuba insiste con “Sheinbaum accusata di presunto finanziamento al regime di Cuba tramite l’acquisto di medicinali”, sottolineando che il Messico ha pagato “più di 12 milioni di dollari”.

La logica è semplice: persino l’acquisto di medicinali diventa “finanziamento al regime”.

5. Ciò che cercano di distruggere: i fondi umanitari europei per Cuba

Gli aiuti internazionali sono sistematicamente messi in discussione.

ADN Cuba pubblica “L’Europa invierà altri 2 milioni di euro a Cuba”, citando terroristi come Orlando Gutiérrez Boronat, che assicura che “le risorse (…) non arrivano al popolo cubano” e che “le rivendono in dollari”.

L’obiettivo: erodere attraverso bufale e menzogne qualsiasi flusso di cooperazione, persino di carattere umanitario.

6. Ritrarre la sofferenza del popolo cubano difendendo il criminale che la provoca

La copertura sulla crisi economica e sociale a Cuba è costante, ma selettiva nelle sue cause.

Titoli come “Meno di 80.000 turisti in 28 giorni, i numeri di un febbraio di collasso a Cuba”, “I blackout aggravano la crisi dell’acqua all’Avana” o “L’inflazione costringe la Banca Centrale di Cuba a introdurre nuove banconote di alto taglio” (Diario de Cuba), così come “Tra scarsità e abbandono: cresce la vulnerabilità degli animali domestici a Cuba” (El Toque) o “Sopravvivere a Cuba: il costo reale di mangiare, cucinare e vivere” (Cubanet), costruiscono un panorama di crisi… dal quale viene sistematicamente eliminato l’impatto del blocco yankee, la sua causa principale.

7. Proteste a Cuba: prodotto della guerra degli USA e senza la repressione che cercano

Le proteste sociali vengono amplificate, ma sotto una cornice di parte.

Diario de Cuba evidenzia “Accusato di sabotaggio il sedicenne cubano Jonathan Muir per aver protestato contro il regime”. Martí Noticias riporta “I residenti protestano a Diez de Octubre, L’Avana, per la scarsità d’acqua”, sottolineando che “dopo 20 minuti (…) c’era già presenza della polizia” (ma non repressione, chiariamolo) e anche “Il malcontento a Cuba sale alle stelle: Aumentano dell’80% le azioni contro Díaz-Canel”.

CiberCuba aggiunge “Casseruolata dei residenti di via Tamarindo, a Luyanó, dopo diverse ore senza elettricità”.

Tuttavia, la narrazione omette il contesto di guerra economica e suggerisce una repressione generalizzata (assolutamente inesistente) che non riesce a sostenere con evidenze paragonabili ad altri paesi.

8. Pacifiche minacce di morte a tutto il popolo cubano

Alcuni contenuti sono propaganda del terrorismo di stato più atroce.

Diario de Cuba pubblica “A Raúl Castro: te ne vai o vuoi che ti caccino?”, dove si afferma che “solo con una minaccia militare credibile o un intervento diretto” sarebbe possibile un cambiamento.

In un altro testo, si afferma che per gli USA è “molto facile tagliare la testa a questo serpente maligno”.

Martí Noticias riporta dichiarazioni come “Il regime a Cuba deve essere annientato”, mentre 14ymedio informa su una “Grande manifestazione a Miami con grida di ‘libertà’ (…) e ‘intervento militare'”.

Tutto ciò presentato come discorso legittimo.

9. Media di disinformazione pagati dagli USA menzionano la “disinformazione russa”

Il paradosso raggiunge livelli notevoli quando questi media denunciano la presunta propaganda altrui.

Diario de Cuba pubblica “Mosca ha addestrato più di 1.000 influencer, inclusi cubani, a diffondere disinformazione, afferma un rapporto”, e ADN Cuba fa eco con “Più di 1000 comunicatori, inclusi cubani, addestrati dalla Russia per disinformare”.

Coloro che vivono di fondi governativi statunitensi denunciano, così, la presunta “ingerenza” altrui.

10. Pacchi tra i sacchi di riso: provato, sono armi cinesi per Cuba!

Il programma si chiude con un esempio paradigmatico di costruzione cospirativa.

Sui social network circola il messaggio del pseudo-giornalista Mario Vallejo: “La Cina starebbe inviando equipaggiamento militare all’interno di un carico presentato come donazioni per il popolo cubano”, sottolineando che “se questo si confermasse (…) sarebbe un canale nascosto” e concludendo che “a Cuba, persino gli aiuti arrivano con un doppio fondo”.

Senza prove, senza verifica, ma con massima diffusione.

Questo nuovo episodio di Miami Fake dimostra, ancora una volta, come funziona l’ecosistema mediatico contro Cuba: esagerare, nascondere, distorcere… e, soprattutto, giustificare una politica di asfissia economica che rimane il principale ostacolo allo sviluppo e al benessere del popolo cubano.

*Da Cubainformaciòn

 

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