Migliaia di donne hanno sfilato ieri, martedì 7 aprile, per le strade dell’Avana, dando vita a una massiccia manifestazione di protesta contro il bloqueo che strozza la popolazione cubana da oltre 65 anni, e dalle più recenti restrizioni petrolifere dell’amministrazione Trump, che si configurano come un vero e proprio assedio criminale all’isola.
Al grido di “Tumba el bloqueo” (abbatti il blocco), le manifestanti hanno denunciato l’aggressione che l’isola e la sua popolazione stanno subendo, e la crisi energetica senza precedenti che ne deriva. La mobilitazione, organizzata dalla Federazione delle Donne Cubane, si è svolta in occasione del 96esimo anniversario della nascita di Vilma Espín, eroina della Rivoluzione e storica leader della Federazione.
In prima linea, accanto alle cittadine, erano presenti le massime cariche del governo, tra cui la vice prima ministra Inés María Chapman e la vice ministra degli Esteri Josefina Vidal. Quest’ultima ha usato parole durissime contro la politica di Washington. “Questa politica di abusi deve finire – ha detto all’agenzia Associated Press – Il popolo cubano non lo merita. È il sistema di misure coercitive più ampio, onnicomprensivo e longevo mai imposto a un intero Paese. Si tratta di una vera e propria punizione collettiva“.
Sempre martedì, Vidal ha risposto a domande sui contatti con gli Stati Uniti intorno a una soluzione diplomatica all’aggressione stelle-e-strisce. “Siamo in una fase molto preliminare, molto iniziale, e non ci sono ancora negoziati strutturati tra i due governi“, ha dichiarato ancora una volta ad Associated Press.
Nelle ultime settimane la Casa Bianca non ha potuto fare nulla di fronte ad alcune vittorie della solidarietà internazionale con Cuba. Oltre al sostegno interno, palesato dalla marcia delle donne o quella delle organizzazioni giovanili, svoltasi il 4 aprile, il successo della missione organizzatasi col Nuestra América Convoy e l’arrivo di una petroliera russa con circa 100 mila tonnellate di petrolio, con l’annuncio di una seconda nave in partenza, sono state le principali.
Trump ha dovuto far finta che sia stato un suo moto umanitario a permettere l’arrivo del petrolio russo, ma la realtà è che non poteva sequestrare una petroliera di Mosca nel pieno della crisi energetica che ha creato con l’aggressione all’Iran. Tuttavia, la retorica della sua amministrazione resta bellicosa. Trump ha ripetutamente indicato Cuba come il prossimo obiettivo nella lista dei governi da rovesciare.
Intanto però si aggravano anche le tensioni domestiche, e i democratici stanno giocando anche sulla partita di Cuba per fermare il tycoon. Lunedì, due membri del Congresso, Pramila Jayapal e Jonathan Jackson, hanno visitato l’isola, incontrando Miguel Díaz-Canel. Su X, il presidente cubano ha reitarato la volontà del governo dell’Avana a procedere sui binari di un dialogo diplomatico serio e responsabile, ma la dirigenza del partito mette in chiaro anche un altro elemento: la Rivoluzione non si piega alla violenza imperialista.
Le attività di solidarietà continuano anche in Italia, non solo con la raccolta farmaci e di materiale tecnologico, promossa in particolare dalle organizzazioni giovanili Cambiare Rotta e OSA. Oggi si svolgerà al Nuovo Cinema Aquila, a Roma, si svolgerà un’assemblea in preparazione della manifestazione nazionale dell’11 aprile.
Un momento fondamentale su cui bisognerà convogliare la massima presenza per chiedere anche al nostro governo di porre fine alle pressioni su Cuba, che continua tutt’oggi a sostenere la nostra sanità pubblica in Calabria.
- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO
Ultima modifica: stampa
