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Ungheria. Orban defenestrato dal voto. Vince la destra “europeista”

Il partito di centro-destra Tisza di Peter Magyar ha conquistato i 2/3 dei seggi parlamentari nelle elezioni di ieri in Ungheria. Con questo risultato, caratterizzato anche dall’aumento della partecipazione elettorale degli ungheresi, esce di scena dopo 16 anni il premier Orban, leader dell’altro partito di centro-destra Fidesz, da cui però proviene anche Magyar.

Al terzo posto è arrivato un altro partito di destra Mi Házank, con dunque ben tre sfumature di destra che vanno a occupare totalmente il Parlamento di Budapest. Infatti la situazione sarà la seguente: sui 199 scranni del Parlamento, 138 seggi vanno alla destra del nuovo governo, 55 alla destra di Orbán, 6 all’estrema destra. Insomma, c’è poco da stare allegri.

L’affluenza elevata alle urne – sopra il 70% – è stata trainata soprattutto dagli elettori dei grandi centri urbani e da Budapest, dove i settori insofferenti dell’autoritarismo di Orban sono più consistenti.

La sostituzione di Orban con un altro governo di destra ma più “filoeuropeo” dovrebbe facilitare lo sblocco dei fondi da destinare all’Ucraina, non a caso Ursula Von der Leyen canta vittoria. Più cauta invece la responsabile esteri della Commissione Kaja Kallas secondo cui “ora sarà fondamentale verificare nei fatti il rispetto dello stato di diritto e la cooperazione con l’Unione Europea” da parte del nuovo governo ungherese. Traspare tra le righe il malanimo tuttora esistente tra i “baltici” e la Polonia nei confronti degli ungheresi.

Trump, spedendo a Budapest il suo vice Vance alla vigilia delle elezioni, aveva apertamente sostenuto Orban durante la campagna elettorale, definendolo un alleato strategico.

La vittoria di Magyar, almeno sulla carta, rappresenta un indebolimento del fronte trumpiano in Europa.

Sul piano geopolitico il nuovo governo di Budapest potrebbe modificare anche la propria posizione sulla Russia, avvicinandosi maggiormente alla linea oltranzista e guerrafondaia degli altri paesi europei.

Magyar in campagna elettorale ha promesso di sbloccare i fondi Ue, di rilanciare l’economia, di lottare contro la corruzione e ridurre la dipendenza energetica dalla Russia… ma senza strappi.

In fondo Magyar viene dallo stesso partito di Orban e fino a due anni fa ne era un membro attivo. Sui diritti civili che tanto entusiasmano gli europeisti finora è stato piuttosto vago, ed anche sull’immigrazione non è poi così distante dalle posizioni di Orbán.

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4 Commenti


  • ugo

    Però, insomma, l’UE è molto brava a interferire con le elezioni altrui: la Romania, la Moldavia, adesso l’Ungheria. Per non parlare del colpo di stato in Ucraina: possiamo andar fieri dei nostri “governanti”, c’è almeno un campo in cui si distinguono, in cui non sembrano usciti tutti dal Cottolengo. Speriamo che un giorno non decidano di allargare le operazioni all’Italia…


  • Manuelo

    Non c’è bisogno di allargare le operazioni all’Italia: è già completamente sotto controllo…


  • Walter

    Fuori un fascistone “ribelle”, dentro un fascistone “UE-friendly”. Ursula, Volodimiro & co. esultano, il macello in Ucraina può continuare come aggrada a loro


  • ugo

    Caro Walter, io un lumicino di speranza lo vedrei: con la maggioranza che ha, quando Kaja Kallas passerà all’incasso Magyar potrà dirle allegramente “Ciccia!” In politica estera la situazione dell’Ungheria è rimasta la stessa; se Magyar non è una marionetta (e con quella maggioranza non ha motivo di esserlo) seguirà la linea di Orban, magari con qualche minimo cambiamento tattico per accontentare l’UE. Su Russia Today fanno gli scettici ma bisogna sperarlo: altrimenti 90 miliardi delle nostre tasse finiscono in tangenti e ci ritroviamo con gli Ucronazisti all’interno dell’Unione.

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