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Crosetto: “Volenterosi a Hormuz, con l’ONU o senza”

Le parole che Crosetto ha affidato al quotidiano panarabo Asharq Al-Awsat e al Corriere della Sera mettono in chiaro l’avventurismo bellicista dei “Volenterosi”, nel tentativo spasmodico di contare qualcosa in uno scenario internazionale in cui le potenze del Vecchio Continente hanno dimostrato di contare poco o nulla, diventando tuttavia bersagli per la complicità strutturale con l’imperialismo statunitense.

Dopo il vertice di Parigi, il titolare della Difesa ha delineato i contorni tecnici dell’eventuale impegno italiano. Da venti giorni, due navi cacciamine sono in stato di pre-allerta. Sarebbe questo l’apporto italiano alla missione che dovrebbe essere finalizzata a garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Ad una condizione operativa imprescindibile: solo quando ci “sarà una tregua e quando saranno finite le ostilità“.

Innanzitutto, qualcuno dovrebbe spiegare al ministro che una tregua non è una pace, ma lasciamo da parte le sottiglienze lessicali. L’Italia, ribadisce Crosetto citando addirittura la Costituzione, non entrerà in guerra, ma interverrà con altri partner per un’operazione di sicurezza marittima. E per qualsiasi azione il governo passerà dalle Camere, ha assicurato, ma ha anche aggiunto: “non penso che, davanti a una missione internazionale, il Parlamento possa fare distinguo“.

Ed è qui che c’è l’inganno. Non solo perché Crosetto sta invocando una sorta di unità nazionale da tempi di guerra, nonostante le varie rassicurazioni, ma perché il nodo del contendere è proprio la legittimità che potrebbe avere un’operazione del genere. Perché solo un mandato dell’ONU ne avrebbe i crismi, ma il ministro della Difesa ha detto che sono pronti a portarla avanti, con o senza le Nazioni Unite.

Se l’Onu per caso fosse bloccato, se porto 42 Paesi o 32 o 48 Paesi a fare una missione internazionale, il diritto internazionale è ampiamente garantito“. Purtroppo, un’affermazione del genere può essere considerata sensata solo da un rappresentante del governo di cui il responsabile degli Esteri ha detto chiaro e tondo che il diritto internazionale vale solo “fino a un certo punto“.

Mettiamo in chiaro un paio di elementi preliminari. Secondo la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, le navi godono del diritto di transito inoffensivo e non può esserne ostacolato il passaggio. Secondo alcuni analisti, la rimozione di mine per garantire questo transito è considerata un’operazione tecnica di sicurezza, non necessariamente un atto di guerra.

E però, parliamo di mine poste nello Stretto per impedire le operazioni militari della coalizione Epstein, che ha aggredito il paese contro ogni norma del diritto internazionale. Giustamente, Teheran ricorda che l‘uso della forza senza mandato ONU è illegale, ma che nel suo caso si tratta della legittima difesa, indicata dall’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite.

Insomma, quelle mine sono lì per difendersi da un’aggressione illegale, e pensare di poter arrivare e toglierle rivendicando un’operazione tecnica sa di presa per i fondelli, se non di diretta complicità nell’escalation bellica promossa da USA e Israele. Certo, ci possono essere sfumature sull’interpretazione del diritto internazionale, ma proprio per quello esiste un’organismo multilaterale come l’ONU: per dare una legittimazione, teoricamente riconosciuta da tutti i membri, a interventi su dossier delicati come questo.

Dire che semplicemente basta mettere insieme un numero di paesi significativo (quale sia questo numero non è scritto da nessuna parte) per dire che si tratta di una forza multilaterale di pace, come ha fatto Crosetto, significa promuovere un approccio di multilateralismo selettivo che ha caratterizzato, ad esempio, l’amministrazione Biden, ed esprime il carattere critico di quello che viene definito Rule-Based Order: un sistema in cui le regole vengono rispettate solo se coincidono con gli interessi occidentali. Parola del primo ministro canadese.

C’è poi il nodo storico. Crosetto non può vendere al resto del mondo l’idea che si possa portare avanti un’operazione del genere anche senza mandato ONU, perché senza mandato sono state portate avanti alcune delle aggressioni più devastanti concepite e svolte dalla NATO. Basti pensare alla Serbia nel 1999 e poi all’Iraq nel 2003. La delegittimazione dell’ONU e del suo ruolo in quanto garante del diritto internazionale è stato calpestato dall’Occidente, e ora Crosetto e la UE non se lo possono intestare.

In maniera strumentale, proprio sulla pretesa di essere i tutori del diritto internazionale, le capitali europee vogliono tentare di assumere un profilo autonomo nella diplomazia internazionale, in relazione all’attuale crisi. Eppure, ancora una volta, l’unico strumento che trovano è quello dell’interventismo militare. Non è un caso che per inserirsi nella questione dello Stretto, Crosetto ha accennato alla possibilità di promuovere un’estensione della missione europea Aspides, attualmente attiva nel Mar Rosso.

Anche questo è un nodo non facile da sciogliere. Un allargamento del raggio d’azione verso il Golfo Persico richiederebbe l’unanimità dei 27 stati membri e nuove regole d’ingaggio. E comunque rappresenterebbe un estensione dell’orizzonte militare della UE, parte integrante della proiezione sul Mediterraneo Allargato, considerato come un settore strategico da Bruxelles. In sostanza, si traterebbe di un’ulteriore azione imperialista, che non può certo essere vista come “missione di pace” da Teheran.

Ma forse il principale nemico di questo avventurismo bellico potrebbe essere proprio Trump. Crosetto minimizza le tensioni del governo con The Donald, dicendo che qualcuno gli spiegherà “le regole di ingaggio” dell’ipotetica rinnovata missione Aspides. Ma alla Casa Bianca potrebbero considerarla come una dimostrazione di eccessiva autonomia degli “alleati/vassalli”, proprio nel momento in cui il tycoon ha messo sotto osservazione la funzionalità della NATO.

Infine, bisogna mettere bene in chiaro una cosa: quello che propongono i “Volenterosi” è invischiarsi direttamente in una guerra, anzi in un’aggressione imperialista. Su questo terreno è necessario promuovere agitazione e mobilitazione, dal punto di vista di un’alternativa sistemica, di rottura con la tendenza alla guerra dell’imperialismo. Crosetto ha imbellettato l’entrata diretta nel conflitto, e noi dobbiamo opporgli una strenua resistenza antimperialista e contro la guerra.

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3 Commenti


  • ugo

    Bell’articolo, ma forse contagiato da un pizzico di neocolonialismo. Gli Stati del Golfo hanno fior di navi, comprate anche da noi, e se appaltassero la difesa dei transiti ai “volonterosi” ci farebbero una gran brutta figura. Sarebbe come dire che il loro petrolio appartiene a noi e loro sono lì solo per girare il rubinetto: altro che colonialismo! Prima di questa sparata, si sono consultati con gli Arabi? O è solo un tentativo di mascherare davanti all’opinione pubblica che nella crisi del Golfo gli Stati europei hanno fatto la figura del “vieni avanti cretino”?


    • Redazione Contropiano

      Assolutamente, non era certo quella l’intenzione. L’articolo commenta le uscite di Crosetto e quali strategie si nascondono dietro le sue parole, in altri contributi abbiamo sottolineato la dimensione dei paesi dell’Asia Occidentale, sia dal punto di vista dei governi, sia sotto quello dell’opposizione alla guerra sui fronti interni.


  • Nuccio Viglietti

    Con la Franza o con la Spagna… importante che se magna!…!!.

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