Torna la paura della pandemia con il focolaio di Hantavirus recentemente scoppiato sulla nave da crociera Hondius, battente bandiera olandese. I media aggiornano costantemente il numero di contagiati e le misure sanitarie internazionali, ma non si sente commentare il nodo centrale: il disinteresse per la salute collettiva in virtù della “libertà” personale, che è alla base delle falle sul contenimento del contagio.
In parte, era già successo con il Covid-19. Chi si scorda la campagna social “Milano non si ferma” del sindaco meneghino, Giuseppe Sala, che ha messo davanti alla tutela della comunità la necessità che la quotidianità della circolazione delle persone e del capitale (nel caso dell’Hantavirus, quello della crociera) non si fermasse?
Con il focolaio dell’Hondius si sono ripresentate tracce di un atteggiamento che rappresenta un problema strutturale, una logica sbagliata, non un errore casuale. Partiamo dal patogeno: si tratta di un virus zoonotico, che può passare cioè dall’animale all’uomo. La riserva animale è costituita da roditori, e si trasmette attraverso urina, saliva o altri liquidi corporei, si legge sul sito dell’OMS.
Il contagio avviene per contatto con ambienti contaminati, e nel caso specifico, ovvero quello del ceppo Andes (tipico del Sud America, da dove era partita la Hondius il primo aprile), registra anche la capacità, seppur considerata limitata, di trasmissione interumana attraverso l’esposizione prolungata, facilitata da ambienti chiusi.
Il ceppo andino provoca una malattia respiratoria con possibili risultati fatali, ed è quello che, per ora, è successo in un totale di 3 casi su 10 confermati, si legge sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità, aggiornato a ieri 11 maggio. Questo è lo scenario della malattia, ma ora è necessario discutere lo scenario politico annesso.
L’11 aprile il primo malato è morto sulla Hondius, ma ci sono volute tre settimane prima che l’OMS ricevesse una notifica ufficiale di un focolaio di una malattia respiratoria grave attraverso le autorità britanniche, con la conferma da test condotti in Sudafrica. Proprio in quest’ultimo paese è deceduta una donna di 69 anni, che il 25 aprile ha condiviso, anche se per poco tempo, un volo Klm – compagnia di bandiera olandese – anche con 4 italiani.
La cronologia degli eventi palesa l’elefante nella stanza: nonostante un decesso per una malattia di cui i servizi sanitari a bordo non erano stati in grado di identificarne la causa, si è permesso ad alcuni passeggeri di muoversi liberamente, senza tutti i controlli necessari per tutelare la salute pubblica.
La logica che ha prevalso è stata quella di non associare al nome della compagnia olandese Oceanwide Expeditions, proprietaria della Hondius, un focolaio che poteva creare allarmismo e danneggiare gli affari. La scelta è stata dunque quella di non imporre a passeggeri che hanno pagato tra i 16 e i 25 mila euro (dunque non proprio proletari che campano alla giornata…) le garanzie per la tutela della salute di tutte le persone che avevano e avrebbero avuto intorno.
Questo avrebbe imposto la limitazione dei movimenti e la quarantena, nelle varie forme – non senza contrasti, ci mancherebbe – che vengono usate sin dai tempi della Peste Nera del XIV secolo. Non bisogna dare adito all’allarmismo, certo, ma il silenzio sulla malattia durato settimane è la causa di un focolaio che oggi preoccupa le autorità di vari paesi.
E la motivazione dietro il silenzio è il tentativo di non disturbare la vita “as usual” di chi aveva speso migliaia e migliaia di euro in una compagnia che assicurava viaggi da sogno. Del resto, le attività turistiche annesse, compresa quella del birdwatching che sembrerebbe essere all’origine del primo contagio, sono svolte in aree di cui è risaputo il rischio biologico.
Infine, anche aver lasciato all’auto-tutela la gestione di possibili nuovi casi rappresenta la preminenza della logica “individualista” su quella della salute pubblica. La quarantena fiduciaria prevista per i contatti ad alto rischio dal Ministero della Salute significa, si legge su Il Fatto Quotidiano: “utilizzare una stanza propria, mantenere una distanza di almeno due metri dai membri della famiglia, non utilizzare le stesse stoviglie, aprire le finestre per garantire la ventilazione“.
Il monitoraggio sarà quotidiano per 42 giorni. Ma perché lasciare al singolo, e non a personale formato, il controllo delle condizioni di quarantena? A ciò si aggiungono le preoccupazioni sul fatto che le autorità sanitarie degli Stati Uniti, dove c’è un caso confermato, non abbiano imposto, sembra, alcuna quarantena ai 17 passeggeri di ritorno dalla Hondius.
L’incensamento acritico di un’errata concezione della “libertà personale” rappresenta un pericolo per la collettività. In una società complessa ci deve essere un’ordine di preminenza, e ci deve essere, senza dubbio, anche una classe dirigente e delle istituzioni in grado di ottenere la fiducia da parte della cittadinanza riguardo alle misure che implementa. Bisogna sperare che il risultato prodotto da questo “buco” non sia un altro danno globale.
- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO
Ultima modifica: stampa
pablito
Ci si potrebbe poi anche chiedere perché su questo tipo di virus non ci sia nessun vaccino. Che la ricerca medica sia orientata solo da interessi economici immediati e non da un interesse pubblico che sappia guardare al futuro?!!! In altre parole, si fa ricerca solo su ciò su cui si prevede un guadagno immediato? Con questo criterio il progresso farmaceutico sarà sempre in ritardo sulle emergenze, incapace di prevenirle o saperle affrontare puntualmente.