Nel silenzio quasi assordante dei media occidentali, in Ucraina sta andando in scena il secondo atto dell’indagine Midas, che non è solo una questione di tangenti, ma un vero e proprio terremoto nel cuore del potere politico e militare del paese. L’Ufficio nazionale anticorruzione (NABU) e la Procura specializzata (SAPO) hanno scoperchiato un sistema di corruzione che ha decimato il cerchio magico di Zelensky, e ora sembra arrivare fino al presidente.
La vicenda l’abbiamo già raccontata e inserita nello scivolamento sempre più evidente del sistema ucraino verso l’autoritarismo, oltre che nel complesso quadro della guerra con la Russia. In poche battute, un rodato sistema di tangenti connesso a Energoatom e al complesso militare-industriale ha fruttato ricavi illeciti per almeno un centinaio di milioni di dollari a un gruppetto di politici vicini a Zelensky.
In questo meccanismo fraudolento sulla pelle degli ucraini, di cui l’Occidente dice di difendere la “libertà”, era coinvolto Timur Mindich, regista e socio di Zelensky ai tempi degli spettacoli da comico. I tentativi di limitare l’autorità della NABU e della SAPO, falliti la scorsa estate, sembravano indicare che Zelensky sapeva cosa bolliva in pentola, ma fino a oggi non era emerso nessun collegamento diretto con i ladri, suoi amici.
Mindich è fuggito in Israele già a novembre scorso, eppure la richiesta di estradizione è arrivata solo a inizio aprile. Le novità che stanno emergendo dalle indagini potrebbero essere proprio quei campanelli d’allarme che hanno infine portato a perseguirlo definitivamente, proprio mentre tra Kiev e Tel Aviv ci sono state scintille riguardo a carichi di cereali arrivati in Israele, ma considerati rubati dai russi dalle terre ora sotto il loro controllo.
L’inchiesta si è recentemente arricchita di un nuovo capitolo grazie alle rivelazioni dell’Ukrainska Pravda. Al centro dell’attenzione c’è la Fire Point, un’azienda produttrice di droni e missili in cui era coinvolto Mindich, e che veniva presentata come l’eccellenza dell’industria bellica (ma non con pochi dubbi al riguardo). Nel consiglio d’amministrazione siede nientemeno che Mike Pompeo, ex direttore della CIA ed ex Segretario di Stato USA.
Le intercettazioni telefoniche dipingono un quadro torbido: Mindich parlava dell’azienda come se fosse sua, trattando investimenti esteri e facendo pressione sul Ministro della Difesa Rustem Umerov – la cui famiglia ha acquistato vari immobili di lusso negli USA – per ottenere pagamenti anticipati e nuovi fondi. Umerov, dal canto suo, avrebbe rassicurato Mindich suggerendo di attendere le modifiche al bilancio statale approvate dal Parlamento (controllato dal partito presidenziale “Servitore del Popolo”).
Al di là di questo, il vero terremoto è arrivato con alcune intercettazioni del NABU, in cui i protagonisti dello scandalo fanno spesso riferimento a un certo “Vova”, diminutivo di Volodymyr. Sebbene non vi siano ancora prove dirette di un coinvolgimento di Zelensky, il sospetto aleggia pesante.
Andriy Yermak, ex capo dell’Ufficio presidenziale, è stato raggiunto da una notifica di indagine sul riciclaggio di circa 10,5 milioni di dollari, attraverso un complesso residenziale di lusso alla periferia di Kiev. La pressione sul presidente, dunque, cresce, proprio mentre il tema di una conclusione del conflitto ucraino torna sulla bocca della diplomazia internazionale.
E questo è di certo un pericolo per Zelensky. Se il presidente non è stato ancora toccato formalmente dalle indagini, secondo più di un analista, è solo perché in molti settori dirigenti ucraini sta prevalendo la “ragion di Stato”, per la quale è meglio non colpire direttamente il vertice del paese nel pieno della guerra, e mentre Mosca potrebbe approfittarne per avvantaggiarsi ulteriormente in ipotetici progressi verso la pace.
Dopo l’attacco della scorsa estate, le autorità anticorruzione hanno comunque deciso di fare terra bruciata intorno a lui, per mettere in chiaro che Zelensky non si trova in una posizione di forza, evitando però una decapitazione totale in un momento critico. Ma con le nuove rivelazioni, l’idea che il presidente possa essere direttamente coinvolto nello scandalo potrebbe suscitare ulteriore malcontento nella popolazione, che sta comunque affrontando un significativo sforzo bellico.
Quali possano essere gli sviluppi di questa storia dipenderà molto anche, se non principalmente, dagli avvenimenti al fronte.
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