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Colombia al ballottaggio tra estrema destra e Pacto Historico, che denuncia brogli

La polarizzazione della politica colombiana è stata sancita anche nelle urne, dal primo turno delle elezioni presidenziali svoltesi ieri. I risultati sono ancora preliminari, ma ormai piuttosto precisi, con la corsa alla successione di Gustavo Petro che si deciderà al ballottaggio del prossimo 21 giugno, e che vedrà sfidarsi l’estrema destra e il Pacto Historico, la formazione del presidente uscente.

Nessun candidato ha raggiunto la metà dei voti necessari per evitare il secondo turno, ma le preferenze si sono suddivise in maniera molto netta tra l’avvocato penalista Abelardo de la Espriella (Defensores de la Patria), che ha ottenuto il 43,7% dei consensi (circa 10,3 milioni di voti) e il senatore Iván Cepeda Castro (Pacto Histórico), che ha raggiunto il 41,1% (9,6 milioni di voti).

L’affluenza complessiva è stata di quasi 24 milioni di elettori (su 40 milioni di aventi diritto), con un aumento di quasi due milioni e mezzo di votanti rispetto al 2022. La destra conservatrice neoliberale uribista (dall’ex presidente Álvaro Uribe Vélez) viene subito dopo, ma senza raggiungere il 7% dei voti: la partita è stata a due già al primo turno.

Abelardo de la Espriella, soprannominato “El Tigre” dai suoi sostenitori, nei sondaggi delle ultime tre settimane è passato dal giocarsi un posto al ballottaggio con l’uribista Paloma Valencia fino ad essere il favorito della competizione elettorale. Outsider della politica, con una retorica ultra-nazionalista e militarista ha fatto campagna soprattutto su temi di sicurezza nazionale.

I punti chiave del suo programma ricalcano i metodi della (fallimentare, è bene ricordarlo) presidenza di estrema destra di Nayib Bukele, in El Salvador: arresti di massa e sospensione temporanea di alcuni diritti civili per imporre l’ordine nei territori piagati da organizzazioni del narcotraffico, il tutto affiancato, ovviamente, dalla costruzione di carceri di massima sicurezza a gestione privata. Dal punto di vista economico, l’idea è quella di tagliare le spese pubbliche cancellando circa 700 mila impieghi pubblici.

Dall’altro lato della barricata c’è Iván Cepeda, figlio di un leader comunista assassinato anni fa da gruppi paramilitari. Cepeda incarna la continuità con l’agenda sociale di Gustavo Petro e difende il progetto della “Paz Total”, basato sulla negoziazione e la riconciliazione con tutte le formazioni armate attive nel paese. Cepeda insiste sulla necessità di preservare la sovranità nazionale e i diritti civili, opponendosi fermamente ai piani di militarizzazione totale e alle influenze statunitensi.

E proprio questi due sono stati elementi centrali nella campagna elettorale. Trump si è messo a capo di una “alleanza internazionale” di estrema destra attraverso cui porre un’ipoteca sulle esperienze progressiste delle Americhee. E de la Espriella è ben conosciuto tra i repubblicani stelle-e-strisce, dato che dal 2018 ha donato loro ben 95 milioni di dollari, mentre oggi si dice disposto ad offrire agli USA le ricchezze dell’Amazzonia colombiana.

Dall’argentino Milei all’ecuadoriano Noboa, passando anche per ingerenze sioniste, sono stati mossi soldi e forze armate per creare un clima di emergenza e insicurezza continua in Colombia, a cui è stata aggiunta una vergognosa campagna di disinformazione contro la figura di Cepeda. Il terreno adatto per far crescere i consensi intorno a de la Espriella.

Ma a quanto denuncia il Pacto Historico, l’attività destabilizzante dell’estrema destra colombiana e dei suoi legami internazionali non si sarebbe fermata fuori dalle urne. Sia Petro che lo stesso Cepeda hanno congelato il riconoscimento dei risultati, denunciando anomalie macroscopiche nel censimento elettorale gestito dalla società privata incaricata dei servizi tecnici, attendendo i dati ufficiali delle Corti di Giustizia.

Il cosiddetto conteggio trasmesso non ha forza vincolante“, ha detto Petro. “Come presidente, non accetto i risultati del pre-conteggio della ditta privata dei fratelli Bautista (l’azienda che si occupa di stampare le carte di identità), perché gli algoritmi del software di conteggio nell’ultima settimana sono stati modificati in tre occasioni, aggiungendo 800.000 schede di persone che non si sono presentate nel censimento ufficiale“.

La risposta di de la Espriella non si è fatta attendere, facendo addirittura “un appello formale all’esercito affinché attivi i meccanismi costituzionali se il governo tenterà di ignorare il voto“. Un avvertimento verso il ballottaggio, che ora rappresenta il vero traguardo della vicenda elettorale colombiana.

Sebbene Paloma Valencia abbia immediatamente garantito l’appoggio a de la Espriella, bisogna ricordare che alla scorsa tornata elettorale ci furono addirittura più votanti che al primo turno, e ciò favorì il Pacto Historico che superò largamente gli 11 milioni di voti. La partita è aperta, ma la polarizzazione politica del paese assume sempre più toni guerreschi: c’è da mantenere alta l’attenzione.

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